Severance (Scissione, Apple TV+)

Un successo silenzioso e in costante crescita, quello di Severance, serie originale Apple arrivata sulla piattaforma Apple TV+ a febbraio del 2022 ma riscoperta dopo le sette nomination agli Emmy, tra cui miglior serie drammatica. Definita thriller psicologico nelle note di regia, è una distopia creata da Dan Erickson e diretta da Ben Stiller e Aoife McArdle.

Il titolo, tradotto in italiano con Scissione, si riferisce alla pratica sperimentale a cui si sottopongono volontariamente i dipendenti della Lumon Industries, un’azienda che è piuttosto un’entità a sé, misteriosa e inquietante. Si tratta di un’operazione chirurgica che separa la memoria in termini spaziali e temporali: dalle 9:00 alle 17:00 e finché si trovano nello spazio di lavoro, i volontari rimuovono dalla propria memoria il ricordo di chi sono fuori dall’ufficio.

In quelle otto ore diventano semplicemente gli Innies (Interni), come si chiamano fra loro, uomini e donne che conducono un’esistenza parallela ma soltanto tra le mura stranianti e bianchissime di un labirinto per cavie. Niente si sa del loro lavoro, poiché mascherato da un sistema inusuale di ordinamento di dati criptati. Sui monitor che ricordano gli anni Ottanta (nonostante fuori ci siano già gli smartphone), ognuno infatti raggruppa numeri in base alle emozioni che questi sono in grado di suscitare. E l’emozione preponderante – come in ogni distopia che si rispetti – è la paura, anche se immotivata o non spiegata.

La trama in breve e senza spoiler

Mark (Adam Scott), Irving (John Turturro) e Dylan (Zach Cherry) sono in tre Refiner che per anni conducono questa esistenza “scissa” senza alcun problema. Un giorno qualsiasi, però, il loro quarto uomo nonché responsabile di settore, Petey (Yul Vazquez), sparisce. Gli Innies, non possono avere alcuna informazione dall’esterno né riescono a trarre alcuna risposta dalla direttrice Cobel (una straordinaria Patricia Arquette), così si arrendono a una giornata come le altre, anche quando comprendono che la nuova arrivata, Helly (Britt Lower), è lì perché Petey non tornerà più.

È attraverso Helly che si scopre in cosa consiste e cos’è la Scissione, ma è Mark l’unico personaggio che il pubblico ha l’occasione di seguire fuori dalla Lumon in ogni episodio. Di lui si conosce fin da subito, per esempio, il motivo della decisione così drastica sul proprio corpo: il bisogno di fuggire dal lutto per la morte della moglie almeno qualche ora al giorno. Quasi tutto il resto viene lasciato nell’ombra. Per circa metà degli episodi, quattro almeno, la serie suscita domande senza fornire risposte, ma è necessario resistere, per godere pienamente dello sviluppo della storia, che riserva più di un colpo di scena, lasciando anche spazio e storie per nuovi episodi.

Perché guardare Severance

L’immaginario comune della distopia trova sempre un modo per tornare a Orwell e al suo 1984, anche solo in brevi accenni o in immagini fugaci. La presenza-assenza, imponente e opprimente, del creatore della Lumon ne è un esempio molto chiaro, ma in generale Severance è in grado di restituire il senso, l’atmosfera kafkiana e l’oppressione della tecnocrazia, della burocrazia e dell’ipersorveglianza, come ha fatto anche uno dei film di riferimento nella creazione della serie, Brazil di Terry Gilliam (1985). E non è nemmeno il riferimento più interessante. Come affermato dal creatore della serie, infatti, la reference primaria è una “leggenda” urbana digitale, The Backrooms, ossia degli spazi generati automaticamente all’infinito, come un labirinto, in cui l’utente di Internet rischia di perdersi. Solitamente sono uffici e spazi di lavoro, liminali e vuoti, che suscitano inquietudine e angoscia. È già la premessa per un ottimo thriller che tiene incollati allo schermo.

La scenografia – e la scelta di uno spazio asettico, bianco e opprimente come ambientazione principale – è poi un ulteriore elemento che permette di sviluppare al meglio la premessa stessa. Ad essa si aggiungono una regia e una scrittura attentissime, che seminano a piccole dosi negli episodi gli elementi essenziali alla comprensione. La regia, in particolare, vince la scommessa di comunicare l’alienazione all’interno degli uffici Lumon, a partire dalla scelta tanto ovvia quanto geniale del cambio di focale ogni volta che in ascensore i protagonisti si “trasformano” nei rispettivi Innies. Il modo in cui cambia l’inquadratura fissa permette di capire come cambia anche la loro percezione della realtà.

Un ultimo motivo per cui Severance finirà per conquistarvi è la grande prova di Britt Lower, inspiegabilmente snobbata agli Emmy, nonostante le giuste nomination a Scott, Turturro, Arquette e a un piccolo e meraviglioso ruolo di Christopher Walken. Britt Lower, con la sua Helly, è l’anima di questa prima stagione. Helly è il motore di tutta l’azione, il motivo per cui tutti gli altri iniziano a interrogarsi sul proprio ruolo e la propria condizione. È il pilastro della rivoluzione, che acquista un senso ancora maggiore se visto nella prospettiva del finale, in cui – oltre ogni aspettativa – si ha la conferma di ciò che si immagina fin dall’inizio: è lei stessa la più grande nemica della battaglia che porta avanti. Per comprenderlo, tuttavia, è necessario tornare a essere Uno, tornare l’intero da cui, per diversi motivi, ogni personaggio ha cercato di fuggire invano.

Severance è disponibile su Apple TV+ ed è stata già confermata la seconda stagione.

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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