Cos’è una fanzine?

ll termine fanzine deriva dalla fusione delle parole inglesi fan (appassionato) e magazine (rivista). Si definisce fanzine una pubblicazione di poche pagine, prodotta in tirature limitate, con mezzi di riproduzione economici e facilmente reperibili (come la fotocopiatrice). Chi produce una zine lo fa per passione, non per professione – e spesso neanche per profitto. Gli argomenti sono i più disparati: letteratura, cinema, musica, controculture, fotografia, illustrazione, sport e così via. La distribuzione è diretta e avviene attraverso canali informali, non ufficiali.

Perché fare una fanzine?

Ci sono tanti buoni motivi per produrre e distribuire una fanzine. Far circolare le idee su un argomento che ti sta a cuore. Mettere su carta i lavori che nessun altro pubblicherà. Rovesciare una narrazione imposta dall’alto e fare controinformazione. Per avere totale libertà creativa e controllo su tutto il processo produttivo. Per sperimentare sui contenuti con diversi formati e materiali.

In breve: per comunicare in maniera immediata qualcosa a delle persone che hanno i tuoi stessi interessi.

La storia delle fanzine

Essendo un fenomeno spontaneo e diffuso all’interno di piccole comunità è difficile documentarne la storia in maniera esaustiva. Le cose si complicano ulteriormente quando ci fermiamo a riflettere sul formato: cosa è fanzine e cosa non lo è? C’è chi si spinge indietro fino a considerare le 95 tesi di Martin Lutero il primo esempio di zine, dato che erano stampate in proprio e avevano l’intento di contestare un’informazione dominante. Questa breve storia è quindi da intendere più come qualche cenno che invita all’approfondimento, che come una cronologia definitiva.

La prima fanzine della storia è probabilmente The Comet, pubblicata e distribuita per posta dallo Science Correspondence Club di Chicago a partire dal 1930, espressione della comunità di fan della letteratura fantascientifica. Inizialmente note come fanmag o letterzine, le fanzine cominciano ad essere chiamate così dal 1940, per distinguerle dalle prozine, le riviste che pubblicano racconti di scrittori professionisti. Raymond Palmer, redattore di The Comet insieme a Walter Dennis, curerà dal 1938 Amazing Stories, prima rivista a diffusione nazionale dedicata esclusivamente alla fantascienza.

copertina della fanzine sci-fi The Comet (1930)
La copertina del primo numero di The Comet (1930)

Anni ’40: carta carbone

Non si può parlare di fanzine senza accennare alle innovazioni tecnologiche che hanno reso possibile produrre copie stampate a basso costo. La prima tecnica a consentire la produzione di più copie a partire da un originale è forse quella della carta copiativa (o carta carbone), inventata agli inizi dell’Ottocento. Consiste in un foglio ricoperto di inchiostro su una delle facciate, che va inserito tra il foglio dove si scrive (a mano o a macchina) e quello dove si vuole copiare, con il lato inchiostrato rivolto verso il basso.

Lisa Ben (al secolo Edythe Eyde) lavora negli anni ’40 come segretaria agli Studios della RKO a Los Angeles. Conosce la tecnica della carta copiativa perché è un’appassionata di fantascienza e delle prime fanzine per posta. Quando al lavoro ha del tempo libero lavora a maglia, ma il suo capo le chiede di dedicarsi ad attività che diano meno nell’occhio. Nasce così Vice Versa, America’s Gayest Magazine (1947 – 1948), prima zine americana rivolta a un pubblico di donne lesbiche, uscita per un totale di nove numeri. Contiene editoriali, racconti brevi, recensioni di film e libri. Lisa Ben ne spedisce alcune per posta e distribuisce a mano le copie restanti, stimando che ogni numero venga letto da qualche decina di persone.

L'ultimo numero di Vice Versa - America's Gayest Magazine (1948)
L’ultimo numero di Vice Versa – America’s Gayest Magazine (© Lisa Bane)

Anni ’60: ciclostile

Dagli anni ’30 agli anni ’60 del Novecento il mezzo più usato per la produzione in copia delle fanzine è il ciclostile, o duplicatore stencil. Il trasferimento dell’inchiostro sulla carta avviene attraverso una matrice cerata, opportunamente privata della cera in corrispondenza delle zone da stampare. Non richiede energia elettrica, viene azionato manualmente tramite una manovella.

Anche Paul Williams è un appassionato di fanzine sci-fi: la prima che produce è Within, all’età di 14 anni. Tre anni dopo ciclostila e distribuisce delle collezioni di articoli critici sulla musica rock’n’roll. La sua passione per la musica e le fanzine prende la forma definitiva al college, dove il 7 febbraio 1966 fa uscire il primo numero di Crawdaddy!, pubblicazione autoprodotta di critica musicale. Nel giro di qualche numero Crawdaddy diventerà prozine e verrà distribuita ufficialmente nelle edicole, diventando la prima rivista settoriale veramente influente e aprendo la strada a titoli come Rolling Stone e Creem.

La copertina del primo numero di Crawdaddy! (1966)
La copertina del primo numero di Crawdaddy! (© Paul Williams)

Anni ’80: fotocopiatrice

A metà degli anni ’60 la Xerox mette in commercio le prime macchine fotocopiatrici, che diventeranno di uso comune negli anni ’80. Le fotocopiatrici consentono una riproduzione ottica più semplice e veloce rispetto al ciclostile. Non richiedono la preparazione di un originale né procedimenti chimici, abbattendo ulteriormente tempi e costi di produzione.

Mark Perry, non diversamente da Lisa Ben, ha un lavoro impiegatizio e una passione extralavorativa che lo spinge a produrre una zine. È il 1974, legge del punk newyorkese sulla rivista NME e ascolta l’album di debutto dei Ramones. Sente di voler far parte di questa corrente: crea una fanzine con una macchina da scrivere per bambini, correggendo gli errori a penna e scrivendo i titoli col pennarello. Ecco Sniffin’ Glue (1976-1977), prima fanzine punk, inizialmente distribuita a Londra attraverso i negozi di dischi del vicinato. La necessità di raccontare un movimento ignorato dalla stampa tradizionale intercetta un sentimento collettivo nascente, e Sniffin’ Glue cresce rapidamente: l’ultimo numero viene stampato in ventimila copie.

Il primo numero di Sniffin' Glue (1976)
Il primo numero di Sniffin’ Glue (© Mark Perry)

Anni ’90: PC e Internet

Gli anni ’80 e ’90 del Novecento vedono la progressiva diffusione di due mezzi di comunicazione destinati a diventare dominanti nel giro di un decennio: i personal computer e Internet. Da un lato milioni di utenti hanno accesso a software di elaborazione di testi e immagini, che consentono la creazione di layout più sofisticati. Dall’altro la velocità e la quantità di informazioni trasmesse sulla rete accelerano contatti e connessioni che avrebbero altrimenti richiesto anni. Pubblicare sul web è un attività a costo tendente a zero, quindi si diffondono le webzine, che nei primi anni di Internet sostituiscono in buona parte le autoproduzioni cartacee.

Tobi Vail lavora in una panineria, ma è una musicista con delle idee precise in merito alla presenza femminile (e femminista) sulla scena musicale punk statunitense. Nel 1989 pubblica il primo numero di Jigsaw (1989 – 1999), una fanzine che supporta le girl band della zona del Pacific Northwest. È l’inizio del movimento Riot Grrl, a cavallo tra musica e attivismo underground, che reclama uno spazio di discussione su temi come sessualità, stupro, violenza domestica, sessismo, razzismo, partiarcato. Kathleen Hanna, cantante, legge il secondo numero di Jigsaw e decide di contribuire al lavoro di Vail con interviste a musiciste raccolte durante un tour live. Assieme fondano le Bikini Kill, gruppo chiave del movimento e fanzine omonima.

La copertina del quinto numero di Jigsaw (© Toby Vail)

Le fanzine oggi

Attualmente le fanzine sono un mezzo di espressione sempre più diffuso. Negli Stati Uniti le biblioteche pubbliche stanno iniziando ad includerle nelle collezioni e a renderle disponibili per il prestito. In Europa Zines of the Zone è una biblioteca itinerante francese che raccoglie fanzine fotografiche e diffonde la cultura DIY con installazioni, eventi e mostre.

Le fanzine cominciano ad essere considerate una fonte storiografica primaria per la loro capacità di offrire punti di vista alternativi su eventi noti, o di documentare fatti minori non riportati da altre fonti. Durante la pandemia di Covid-19 le fanzine sono state una forma di diario creativo che ha aiutato molte persone a gestire il momento di crisi, tanto da guadagnarsi l’appellativo specifico di quaranzine.

C’è anche un interesse specifico nei confronti della fanzine come manufatto. Specie tra le nuove generazioni di creativi che, nativamente digitali, si confrontano per la prima volta con una materia organica e duttile come la carta.

Per approfondire

Fanzines, il rock in fotocopia, Antonio Bacciocchi su Il Manifesto

Archivi di fanzine: artzines.info, archive.org, DC Punk Archive Zine Library, Sarah Wood Zine collection

Immagine di copertina: a selection of UK fanzines from the punk and immediate post-punk era, Jake from Manchester, UK, CC BY 2.0 via Wikimedia Commons

Continuate a seguire FRAMED. Siamo anche su FacebookInstagram e Telegram!

Capelli e occhiali fuori, sarcasmo e senso dell'assurdo dentro. La mia biografia non autorizzata insinua che abbia una laurea in cinema: non smentirò il fatto solo per fingere di essere all’altezza del contesto. Per nutrire i capelli uso il balsamo, per nutrire il senso dell’assurdo scrivo su F.R.A.M.E.D. di comicità.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui