
Quello che spesso si ignora è che le fiabe non sono racconti per bambini. Sono invece trascrizioni di racconti popolari e delle testimonianze del folklore locale, che spesso riportano tinte horror. Cenerentola non è decisamente un racconti per bambini, nella sua forma più genuina.
The Ugly Stepsister, per la regia di Emilie Blichfeldt, in selezione ufficiale al Sundance Film Festival e alla Berlinale, richiama proprio l’anima originale della tanto nota fiaba.
Una protagonista diversa dal solito
Innanzitutto la protagonista non è la povera Cenerentola maltrattata dalla madre adottiva e dalle rispettive figlie, bensì Elvira (Lea Myren), la sorellastra.
Fin dalle prime inquadrature, la ragazza ci viene mostrata come una sognatrice incallita, platonicamente innamorata del principe Julian (Isac Calmroth), autore di svariate poesie d’amore. Elvira è timida, introversa, amante dei libri e schiacciata da un profondo senso di inadeguatezza verso il mondo. L’obiettivo del film è chiaramente quello di far entrare il pubblico in empatia con la sorellastra, un personaggio imperfetto, con i suoi difetti e le sue insicurezze e per questo umano. È molto più semplice comprendere una ragazza come Elvira, piuttosto che la perfetta Agnes (Thea Sofie Loch Naess), una Cenerentola perfetta e angelica, quasi una donna da Stilnovo.
L’umanità inaspettata di Cenerentola
Nonostante la presentazione da “ragazza d’oro”, senza difetti e pura, Cenerentola tanto pura, in effetti, non è. La giovane donna, pur nutrendo un’ostilità perfettamente giustificabile nei confronti della sua nuova famiglia, risulta arrogante e spocchiosa. E, scandalo degli scandali, intrattiene una focosa relazione con lo stalliere della casa. Ed ecco che l’immagine di principessa disneyana si sgretola in una scena d’amore estremamente esplicita, come a voler demolire del tutto gli archetipi del pubblico.
La bellezza in The Ugly Stepsister, dalla fiaba all’ossessione moderna
Nel film di Emilie Blichfeldt l’ossessione per la bellezza è un elemento preponderante. Certo, in Cenerentola è chiaro che la ragazza venga isolata e maltrattata proprio perché giudicata troppo bella dalla matrigna, e quindi un potenziale pericolo per un eventuale matrimonio delle figlie. Ma il nucleo della bellezza non emerge così prepotente come fa invece in Biancaneve.
In The Ugly Stepsister, invece, il fulgido faro della bellezza stereotipata è mostrato in maniera molto forte. Elvira, cosi come la madre Rebekka (Ane Dahl Torp), sono convinte che la felicità si possa raggiungere solo grazie all’aspetto fisico. Per Rebekka, l’obiettivo da raggiungere è il denaro. Per averlo, deve far sì che Elvira sposi un buon partito. Per la ragazza, invece, la felicita è il coronamento del suo sogno d’amore: il matrimonio con il principe Julian. Peccato che lui non la degni nemmeno di uno sguardo e anzi, in occasione di un incontro, si prenda gioco di lei.
Fa sorridere amaramente vedere come Elvira soffra e si strugge per un ragazzino, uno di quelli che la Gen Z definirebbe “un malessere”. Questo non fa altro che aumentare la simpatia del pubblico nei suoi confronti perché tutti, chi più chi meno, si sono trovati in una simile situazione. Ma ciò che fa più riflettere è che la ragazza, oggettivamente, brutta non è. Certo, non rispecchia il canone estetico di perfezione incarnato da Agnes, ma è oggettivamente piacente. Tuttavia, pare non esserlo mai abbastanza. Ed ecco che, per migliorare il proprio aspetto, vediamo la giovane sottoporsi a delle vere e proprie torture che da un lato scimmiottano i trattamenti di chirurgia estetica odierni, in parte sono una scusa per scivolare nel body horror.
Una recitazione di alto livello…
Punto di forza di The Ugly Stepsister, oltre alla fotografia e, in generale, all’estetica dalle tinte gotiche, è senz’altro la recitazione. Gli attori sono tutti di altissimo livello, due su tutte, Lea Myren e Ane Dahl Torp.
La loro performance impeccabile riesce a costruire dei personaggi umani, genuini, in grado di far entrare in empatia, nonostante tutto.
Sebbene per esempio la madre sia una donna crudele e spietata, Ane Dahl Torp riesce a mostrarci anche il suo lato più umano, attraverso minime espressioni facciali, qualche lampo di luce negli occhi, leggeri tremolii della bocca o delle mani.
…e un’opera che non ha il coraggio di andare a fondo
Nonostante sia molto chiaro l’intento del film, The Ugly Stepsister non ha il coraggio di scavare fino in fondo nell’animo umano, limitandosi a un discorso che, alla fine, risulta un po’ superficiale e “spettacolarizzato”. Soprattutto verso la fine, quando è evidente l’omaggio alla fiaba originale, dove la sorellastra arriva ad amputarsi i piedi pur di indossare la scarpina di Cenerentola, la narrazione indugia insistentemente sulla violenza e sulle tinte macabre, ma solo per ricercare un facile consenso da parte del pubblico.
Sebbene la riflessione iniziale fosse estremamente interessante, la narrazione, soprattutto verso la fine, si risolve in un climax ascendente che risulta forzato e, soprattutto, didascalico.
D’altronde, la tematica dell’ossessione per l’estetica è già stata trattata in molto film, uno su tutti The Neon Demon di Nicolas Winding Refn. È quindi molto difficile fare un discorso che risulti originale e non scontato. E purtroppo The Ugly Stepsister, nonostante le buone intenzioni e la confezione impeccabile, non riesce in questo intento.
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