Tommaso Ottomano alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. Foto di Luigi Angelucci
Tommaso Ottomano alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. Foto di Luigi Angelucci

Lo abbiamo visto suonare sul palco di Sanremo al fianco di Lucio Corsi, e poi su quello dell’Eurovision: Tommaso Ottomano è regista, direttore creativo, autore e compositore, con un’attività spesso legata al mondo della musica e della moda.

Per la prima volta diventa protagonista di un focus dedicato ai suoi videoclip alla 61ª Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, in cui racconta l’importanza del rapporto tra musica e immagini. Nel tempo è riuscito a unirle, scrivendo, componendo e girando video musicali.

Il procedimento artistico diventa per lui molto naturale, perché non si limita alla creazione del video, bensì si cala il più possibile nell’idea, nella visione del progetto musicale nella sua totalità, per poi riuscire a tirarne fuori l’essenza attraverso le immagini. La maggior parte dei videoclip che gira sono di canzoni in cui è anche autore insieme all’artista e l’estetica dei suoi lavori la si riconosce subito: mettono in scena mondi articolati ricchi di dettagli, in controtendenza alla proposta italiana attuale, prettamente minimalista.

Il suo lavoro visivo sulla musica è uno dei più interessanti degli ultimi anni, con una poetica ben precisa, la voglia di sperimentare e giocare e il rifiuto di assecondare una serie di logiche imperanti che concepiscono il videoclip come “accessorio”. Un’impostazione che ricorda quella degli anni ’90, in cui Ottomano si mette al servizio del brano e dell’artista, consolidando collaborazioni durature, come appunto il sodalizio con Lucio Corsi, Chiello o i Måneskin. Nel prossimo futuro ha l’ambizione di girare un film, intanto restituisce al mondo del videoclip la rilevanza che merita.

C’è una grandissima influenza cinematografica nelle tue opere; quali sono i tuoi punti di riferimento e cosa ti sta piacendo negli ultimi tempi al cinema, cosa guardi?

Ti risponderò sviando la domanda. Quando penso a un’opera visiva, porto musica e video sempre sullo stesso livello, le distinguo ma poi in realtà sono sempre un tutt’uno, però quando penso a un’idea per un video, che sia una campagna di moda, che sia una pubblicità, che sia un videoclip, è raro che io mi ispiri a un video o a un film o a un qualcosa di visivo già realizzato.

Faccio proprio l’opposto. Cerco sempre di pensare più alla musica, quindi quello che in realtà mi ispira di più quando creo un video è proprio la parte sonora. Magari ascolto un disco e unisco delle idee, anche cose che non c’entrano nulla con quello che sto facendo. Questo chiaramente capita spesso anche nei videoclip, perché il videoclip è di fatto un supporto alla musica.

Chiaramente però ho i miei punti di riferimento nel cinema, che sono ultra ultra vari, anche se, dico la verità, non ho niente di specifico.

Neanche un genere cinematografico che preferisci?

No, assolutamente, anzi cambio molto spesso idea e visione sulle cose, anche perché ciò che ho sempre cercato di fare è avere una mia cifra stilistica e non lasciarmi influenzare troppo. Quindi tendo sempre a non approfondire troppo un regista o anche per esempio un musicista, un album, perché appunto voglio sempre prenderne la giusta quantità, diciamo così, per non eccedere e rischiare poi di cadere nella citazione.

Lavori per molti artisti diversi, anche per molti ambiti diversi, però in ciò che fai c’è una precisa cifra stilistica, anche elementi che si ripetono, come ad esempio il vetro che si rompe.

Sì, mi piace mantenere sempre degli elementi comuni in una stessa linea perché ciò che ritengo personalmente più importante è la riconoscibilità.

Sono un po’ fissato su questo fatto. Non mi interessa molto realizzare qualcosa di tecnicamente perfetto, con una fotografia incredibile ad esempio. Mi interessa che magari sia marcio, anche fatto male, ma che si capisca che l’ho realizzato io. È una cosa a cui faccio attenzione, e che mi piace quando guardo i film dei registi che stimo di più. Su 100 film tu riconoscerai sempre Tarantino, per fare un nome a caso, perché ha un linguaggio molto riconoscibile che si distingue da tutti gli altri. Poi può essere rapportato anche alla musica come concetto.

Pieraccioni, Ceccherini, L’esorcista, come vi è venuta in mente l’idea per il video di Volevo essere un duro?

Pensando all’idea del video di Volevo essere un duro mi sono un po’ ispirato a quello che sia io che Lucio guardavamo da piccoli, con i poster in cameretta dei nostri idoli. E per renderla un po’ più blasfema, per ridere e per rompere quella sorta di incantesimo, ci siamo ispirati a L’Esorcista.

Poi quando il padre chiama il prete abbiamo pensato a Leonardo Pieraccioni e Massimo Ceccherini, anche perché Pieraccioni è un super fan di Lucio, ed è uscita questa cosa che è folle ma anche divertente, ci serviva quel tocco di ironia in un video che comunque aveva in qualche modo una sua pesantezza. Ed è stato incredibile, stupendo, è stata veramente una figata girare con loro, che sono grandi professionisti, oltre persone estremamente umane e gentili.

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.