Yannick ©ATELIER DE PRODUCTION - CHI-FOU-MI PRODUCTIONS-QUENTIN DUPIEUX-2023
Yannick ©ATELIER DE PRODUCTION - CHI-FOU-MI PRODUCTIONS-QUENTIN DUPIEUX-2023

Quante volte vi è capitato di trovarvi a teatro, nel mezzo di uno spettacolo brutto, e pensare: avrei fatto meglio a rimanere a casa? La soluzione, per quanto fastidiosa, è semplice, potete alzarvi e andarvene. O fare come Yannick, il protagonista del nuovo film di Quentin Dupieux (alias Mr. Oizo), che si rivolge direttamente agli attori, e al resto del pubblico, esponendo le sue frustrazioni.

Yannick – La rivincita dello spettatore (presentato in anteprima mondiale al 76esimo Locarno Film Festival, dove ha ricevuto il Premio Europa Cinemas Label come Miglior film europeo), è un film interamente ambientato in un teatro; al centro di una storia che dura poco più di un’ora, c’è la rivalsa dello spettatore, la sua voce in capitolo durante una visione, la sua libertà di esprimersi. E se nessuno ascolta lo spettatore, sarà costretto a prendere tutti in ostaggio con una pistola e riscrivere da capo un copione che piaccia al pubblico, invece di annoiarlo. Non aspettatevi nulla di pulp o angosciante, empatizzerete così tanto con lui da dimenticarvi dell’arma che ha in mano.

Yannick ©ATELIER DE PRODUCTION – CHI-FOU-MI PRODUCTIONS-QUENTIN DUPIEUX-2023

Il gioco dei ruoli, davanti e sopra il palco

Lo spazio del teatro è equamente condiviso da attori e spettatori, durante lo spettacolo si instaura tra loro un tacito patto fatto di istantaneità e ascolto, chi è sul palco deve rendere scenografie, parole e avvenimenti recitati reali, chi gli siede davanti deve crederci. Capita che in questo spazio in cui l’uno e l’altro condividono gli stessi respiri, quel patto non venga rispettato, e a differenza di un cinema, dove chi hai davanti non si accorge o meno della tua presenza, in un teatro alzarsene e andarsene è un gesto che fa la differenza.

Ma prima di decidere che quello spettacolo non fa proprio per te ti arrovelli sui soldi buttati, sul tempo perso, magari nell’unica serata libera che avevi, delle due ore di bus per arrivare, e allora l’impeto sarebbe quello di alzarsi in piedi e chiedere agli attori perché? Perché un testo così brutto, perché lo scarso impegno nella recitazione, perché quello che doveva essere uno spettacolo comico è la cosa più deprimente che potevate immaginare? Yannick (Raphaël Quenard), deluso da ciò a cui sta assistendo, una pièce di dubbio gusto intitolata Le Cocu (Il cornuto), si alza dalla sua poltrona, interrompe i tre interpreti, una donna (Blanche Gardine) e due uomini (Pio Marmaï e Sébastien Chassagne), e dice la sua.

Né il cast né il resto del pubblico vuole ascoltare le sue lamentele, così lo invitano ad uscire. Quando però Yannick sente dal foyer che le uniche risate che quei tre riescono a strappare agli spettatori sono per averlo deriso, rientra in sala, li minaccia con una pistola, e si mette a riscrivere un testo che lo faccia tornare a casa senza rimpianti (e più felice).

Raphaël Quenard e Yannick, il suo personaggio fragile

Nel film i pochi momenti in cui si teme per gli ostaggi si dissolvono nel clima surreale e nella personalità di Yannick, scontento, frustrato e in preda ad un esaurimento nervoso, ma anche puro, sincero, senza barriere o ipocrisie. Dupieux mette in scena l’elogio dell’uomo comune, un guardiano notturno che viene dalla periferia per guardare uno spettacolo, e che deluso si oppone/contrappone agli artisti che lo imboccano con un testo teatrale senza pregi, ergendosi davanti a loro, scrivendo il suo spettacolo. A quel punto il ribaltamento dei ruoli sarà messo in atto solo dall’accondiscendenza degli attori nell’interpretare quel nuovo testo pieno di banalità e errori grammaticali, che però fa ridere il pubblico più dell’originale.

Nonostante sia armato e non esiti ad inveire contro di loro, proviamo una grande vicinanza nei confronti di Yannick, che cerca contatto con il resto del pubblico, che è genuinamente fuori luogo nelle sue battute, ma anche profondamente indifeso e sincero, soprattutto quando la pistola finisce in mano ad uno degli attori, che si esibisce nel vero e terribile sé stesso.

Raphaël Quenard porta in scena un personaggio colmo di dolcezza, emarginato, esaurito, vero, con la voglia di partecipare attivamente a quel tacito patto tra attori e pubblico. Nei suoi occhi emozionati durante la rappresentazione delle battute che ha scritto, leggiamo l’essenza di una piccola rivoluzione: violenta, ironica, romantica, una missione acerba in difesa di chi spesso viene tagliato fuori dalla grande macchina dello spettacolo: lo spettatore.

Yannick ©ATELIER DE PRODUCTION – CHI-FOU-MI PRODUCTIONS-QUENTIN DUPIEUX-2023

In breve

Yannick rende possibile quella voglia che ognuno di noi, davanti ad un film brutto o ad uno spettacolo scadente, ha provato almeno una volta nella vita: alzarsi in piedi, interrompere tutto e dire la propria. La regia di Dupieux è al servizio del suo protagonista, un personaggio al quale non riuscirete a non affezionarvi, anche con una pistola puntata contro.

Il vero colpo di scena nello spettacolo che sta guardando è la sua presa di posizione, che trasforma ulteriormente quello spazio condiviso in qualcosa di più complesso, in cui i ruoli si confondono e le barriere tra pubblico e attori si annullano.

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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