The Marvelous Mrs. Maisel
The Marvelous Mrs. Maisel

The Marvelous Mrs. Maisel: tre stagioni disponibili su Amazon Prime Video, 3 Golden Globe e 5 Emmy: già così dovreste essere sulla buona strada per accedere alla piattaforma e dedicare il resto della vostra settimana ad innamorarvene. Se così non fosse vi segnalo 10 buoni motivi per recuperare The Marvelous Mrs. Maisel al più presto!

1: Amy Sherman Palladino

L’ideatrice di The Marvelous Mrs. Maisel è Amy Sherman Palladino: il suo nome vi ricorda qualcosa? È stata la creatrice di Gilmore Girls (Una mamma per amica) e torna con uno scenario (quasi) tutto al femminile in cui risuonano gli echi dell’ironia di Lorelai e Rory in chiave retrò, studiando una serie di battute sempre più raffinate. I personaggi femminili mantengono quell’intelligenza autoironica e “veloce” che produce situazioni in cui ogni parola è importante per capire un inside joke che ammette che lo spettatore ne faccia parte. A patto che sia in grado di seguire tutti i doppi sensi. La sua firma si nota soprattutto per le situazioni paradossali e la gestione del flusso temporale che si concede momenti strampalati in pieno stile Gilmore.

2: Il cast

La protagonista, ovvero Miriam “Midge” Maisel, è l’attrice Rachel Brosnahan: è il suo primo ruolo da protagonista e le fa vincere per due anni consecutivi il Golden Globe come Miglior attrice in una serie commedia o musicale (2018 e 2019). Accanto a lei, nel ruolo di suo padre, Tony Shalhoub, grande volto televisivo e cinematografico, soprattutto a cavallo tra gli anni ’90 e i 2000. Nel cast anche qualche attore del cuore direttamente da Gilmore Girls, come Alexandrea Borstein (la doppiatrice di Meg dei Griffin) e Lisa Weil. Inoltre Jane Lynch, volto noto di Glee, e avversaria sul palco di Mrs. Maisel, perfida e algida come ve la ricordate dalla serie di Ryan Murphy. C’è anche una chicca dal cast di This is Us ma ve la lascio come sorpresa.

3: Le battute sul palco fanno ridere davvero

Dal primo istante in cui compare sullo schermo, Midge fa battute a raffica, imbarazzando e divertendo il suo uditorio. Ed è il giorno del suo matrimonio. La sua capacità di trasformare le vicende che vive in uno spettacolo comico, su un palco di fronte a spettatori sconosciuti, è come un potere al quale non riesce a rinunciare, e la valvola di sfogo per le battute d’arresto della vita. Ciò che non mi aspettavo è che le battute che Midge recita sul palco fanno ridere sul serio: Mrs. Maisel è una serie TV che contiene mini spettacoli comici in cui tutto quello che si è visto fino a quel momento è riletto e alleggerito, scandagliato e analizzato. Immaginate una rilettura della quotidianità operata da Freud, con l’aiuto di Mel Brooks, e recitata da una donna amabilmente vestita su un palco di New York verso la fine degli anni ’50.

4: I costumi

Qui si apre un capitolo che potrebbe riempire un saggio intero. La prima stagione si colloca temporalmente nel 1958, mentre la terza finisce nel 1960. Quando Midge non lavora ancora come comica e vive nell’Upper West Side con suo marito Joel (Maisel) incarna lo stile sognato e perfetto dell’epoca: guanti lunghi abbinati al cappello, borsette in tinta, cappotti, scarpe, vestiti voluminosi e calze velate. I suoi outfit perfetti sono spesso oggetto di ironia, specialmente da parte della sua agente, che, in maniera completamente contrapposta, veste con pantaloni dal taglio maschile e bretelle come ogni professionista di Brodway che si rispetti. Preparatevi a deliziarvi con abiti diversi per ogni sequenza e svolazzante perfezione nelle forme e nei colori.

5: Le ambientazioni

Le location che fanno da scenario sono sorprendenti, perché in tre stagioni si passa dai luoghi più significativi di New York (Greenwich Village, Washington Square Park) a Parigi, tra il Museo Rodin e bistrot in stile anni ’40 con le luci soffuse. La ricostruzione dei locali è curata nei minimi dettagli, come il grande magazzino B. Altman dove la protagonista trova lavoro, ricostruito in interno in una banca vuota a Brooklyn, ma ha anche filmato nella sede originale del negozio a 365 Fifth Avenue, dove l’edificio è ancora invariato nel suo nuovo ruolo come parte della City University di New York. Oppure per il bar Kettle of Fish, frequentato da Jack Kerouac, con gli stessi arredi ma in una nuova sede in Christopher Street.

6: Le citazioni

In The Marvelous Mrs. Maisel ci sono tantissime citazioni, soprattutto dal mondo del cinema. In particolare (per non spoilerare troppo) mi riferisco all’episodio 4 della stagione 2, che si apre con un remake scena per scena di uno dei momenti più importanti del film del 1962 To Kill a Mockingbird (Il buio oltre la siepe). Lo stesso episodio, intitolato We’re Going to the Catskills!, continua con una lunga citazione di Dirty Dancing, e dell’estate del 1963 passata in quelle stesse location dei monti Catskill, meta tranquilla per ricche famiglie borghesi alla ricerca di monotonia e pace. Non vi dico altro!

The Marvelous Mrs. Maisel
CREDITS: Web

7: La musica

La colonna sonora è sempre presente ma è con la terza stagione che assume un ruolo fondamentale, che va anche a braccetto con i cambiamenti portati con l’arrivo degli anni ’60 (compare un pezzo di John Lennon) e la conoscenza con un affascinate cantante chiamato Shy Baldwin. Troverete il mood rilassato delle notti a lume di candela e i ritmi rock and roll. La voce di Peggy lee, adorata da Sinatra, e il tocco jazz di Helen Merrill, per arrivare all’inconfondibile Nina Simone.

8: La regia e la fotografia

A fianco ad Amy Sherman Palladino troviamo alla regia suo marito, Daniel Palladino. Non aspettatevi la solita statica comedy e non vi lasciate illudere dal palco su cui si esibisce Midge, perché la regia e la fotografia delle tre stagioni (in una potente evoluzione verso la fine) sono formidabili! La dinamicità in stile film comico retrò si fonde al musical e spesso i personaggi si muovono come se stessero rispettando una coreografia. Inoltre il colore, la nitidezza, l’atmosfera brillante, sono il frutto di un lavoro estetico approfondito che fa della serie un gioiello per gli amanti del vintage ma anche per chi vuole lasciarsi travolgere da un modo molto personale di raccontare una storia nella storia.

9: Il femminismo femminile (e l’amicizia)

Tits up! È ciò che ripetono Midge e Susie prima di ogni spettacolo, e la loro amicizia nasce proprio dall’essere donne, in un mondo di uomini. Troppo facile? Forse, ma verissimo, e l’operazione che la comica mette in moto dalla prima puntata e volta a scardinare ogni preconcetto raggiungendo l’indipendenza dagli stereotipi e dal genere che la tiene ancorata alle apparenze. E lo fa con le scarpe abbinate alla veletta, e una femminilità che coglie di sorpresa.

10: Ogni stagione è meglio della precedente

Un’affermazione che pochi amanti delle serie TV possono pronunciare, perché non succede (quasi) mai. La sorpresa è che qui si assiste ad un crescendo di emozioni e tecnica, evoluzione dei personaggi e dei loro sentimenti. Non credevo fosse possibile, eppure se si inizia con una prima stagione molto bella si conclude con una terza da fuochi d’artificio! Lo spessore della narrazione abbraccia lo stile e si inserisce nella realtà storica raccontata con la grazia di una piccola rivoluzione.

Vi ho convinto? Spero di sì, continuate a seguire FRAMED, su Facebook ed Instagram, per ulteriori approfondimenti sulla serie che mi ha conquistato. Tits up!

Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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