Otto e mezzo, Federico Fellini (1963)
Otto e mezzo, Federico Fellini (1963)

Asa Nisi Masa: chi ha visto almeno una volta (1963) di Federico Fellini si è chiesto quale fosse il significato di queste parole.

Ci sono diverse spiegazioni in merito, ma l’unica esatta la conosce solo il suo autore. Certo, sarebbe stato bello poterlo chiedere a Fellini, in modo tale da toglierci ogni perplessità che si insinua dietro questo bislacco modo di dire, ammesso che lo sia, ma l’impresa, ahimè, è impossibile. A mio avviso, la sequenza di circa sei minuti che ruota intorno a questa parola (ASA NISI MASA), è una delle più coinvolgenti del film. Un film che può essere considerato il vero colpo di genio del regista romagnolo.

Cosa rappresenta ASA NISI MASA in

incarna ineccepibilmente il disagio dello stare al Mondo, esorcizzandolo con la comicità, l’immaginazione, il sogno e l’inconscio collettivo. ASA NISI MASA rappresenta esattamente tutto questo: una formula magica che ci conduce, non nella razionale spiegazione delle cose o degli eventi, ma nella serena accettazione dell’aspetto geniale, misterioso e magico di questi. D’altronde lo stesso Fellini ha affermato che: “Non si sa nulla. Tutto si immagina”.

In sostanza cosa si cela dietro questa parola?

Esistono tre correnti di pensiero, nessuna esatta, nessuna sbagliata.

Tale alone di mistero, di intangibilità, fa sì che si possa dare più di un’interpretazione, non solo alla formula, ma anche alle scene del film che si susseguono.

IN ORDINE SPARSO:

1 – ASA NISI MASA: secondo l’interpretazione più affermata si tratterebbe di un termine cifrato con l’alfabeto serpentino, ovvero un codice nel quale ad ogni lettera si aggiunge una sillaba. In questo caso la parola in questione sarebbe ANIMA: a-sa, ni-si, ma-sa.

L’ “anima” per Federico Fellini aveva un significato del tutto laico e piscologico: il subconscio e la fase onirica servivano a salvare l’uomo da una realtà deludente e faticosa da vivere. Tema centrale del film .

2 – ASA NISI MASA: un’altra interpretazione che ci viene offerta è radicata nelle origini del regista, ovvero Rimini, città natale di Fellini. Il romagnolo del sud, in questa formula magica, avverte subito qualcosa di familiare. Infatti, nel dialetto riminese il termine “masa”, esiste. “Masa!”, nella sua forma imperativa, significa “nascondere”.

Non a caso, la scena che segue dopo la parola scritta sulla lavagna, è quella del “burdlìn” che corre a nascondersi sotto il tavolo, dei bambini che scompaiono nel tino pestando l’uva, e della bambina che svela come far muovere gli occhi al ritratto di un quadro: sguardo che serve per trovare un tesoro “nascosto”. E dove tutti, in quella scena, parlano in dialetto stretto, proprio quello tipico della campagna riminese.

3 – ASA NISI MASA: secondo un significato più sofisticato, il termine si rifarebbe ad un principio universale e filosofico Maya. Questa filosofia si basa sul concetto di “verità”, e di come questa venga coperta da un velo: il “velo di Maya” (l’llusione). Gli uomini non riescono a distinguere la verità assoluta dall’inganno, solo chi ha forza ed il coraggio di squarciare questo velo, lo può fare.

Di quanto l’essere umano fosse inadeguato nei confronti del cosmo ne era convinto anche Fellini.

Ed è così che, forse, si spiega del perché la sensitiva (personaggio del film), abbia un velo sugli occhi. O del perché, subito dopo la scritta sulla lavagna, ci siano lenzuola appese svolazzanti, proprio come tanti “veli di Maya”.

Qualunque significato Federico Fellini abbia voluto attribuire ad ASA NISI MASA, l’unica certezza è che costituisca ancora un mistero, e per questo continua ad ammaliarci ad ogni visione.

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Sono il risultato di un incastro perfetto tra la razionalità della Legge e la creatività del cinema e la letteratura. La mia seconda vita è iniziata dopo aver visto, per la prima volta, “Vertigo” di Hitchcock e dopo aver letto “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Mi nutro di conoscenza, tramite una costante curiosità verso qualunque cosa ed il miglior modo per condividerla con gli altri è la scrittura, l’unico strumento grazie al quale mi sento sempre nel posto giusto al momento giusto.

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