The Northman
Alexander Skarsgård stars as Amleth in director Robert Eggers’ Viking epic THE NORTHMAN, a Focus Features release. Credit: Aidan Monaghan / © 2022 Focus Features, LLC

Da due anni aspettavo il nuovo film di Robert Eggers: The Northman. Un terzo lungometraggio per coronare questa sorta di santa trilogia “illuminata” completata dai precedenti The Witch e The Lighthouse.

Ma The Northman non è esattamente ciò che mi aspettavo: meno ispirato degli altri lavori del regista, si sviluppa sulle note crude di una narrazione che ricorda Valhalla Rising (Nicolas Winding Refn, 2009) e, seppur teso all’immaginario shakespeariano, non mostra nulla che con un drago o due non abbiamo già visto in Game of Thrones. Se pensate che sia troppo esagerata vi accompagno per mano nell’abbastanza piatto viaggio verso il Valhalla.

Il rischio di ripercorrere il destino di Amleto

The Northman intraprende due strade rischiose e parallele, che si incontrano e si compenetrano donandoci un’opera che da una parte è il frutto di una ricerca storica curata e dall’altro la rielaborazione di una delle tragedie più riprese e reinterpretate dal cinema e non solo. Quindi a lasciare che a metà strada scaturisca lo scontro è la mancata efficacia di uno sguardo che porti qualcosa di nuovo, pur rispettando il punto di partenza. Eggers non si rifà solo all’Amleto shakespeariano, ma influenza la narrazione inserendo anche i tratti di quello appartenente al romanticismo scandinavo.

Amleth (Alexander Skarsgård), il protagonista, è un un principe norreno del X° secolo, un uomo del nord rimasto senza padre, che è destinato a vendicarlo, accecato dagli insegnamenti ricevuti quando era solo un bambino. Vuole uccidere suo zio, Fjölnir (Claes Bang) assassino in questo caso del genitore, e liberare sua madre, Gudrún (Nicole Kidman), “costretta” a prenderlo come nuovo consorte.

Dopo un periodo di lontananza da quel lutto e dalla violenza inflitta al padre dal suo stesso fratello, Amleth torna per soddisfare la sua sete di vendetta. Aiutato da Olga (Anya Taylor-Joy), un’Ofelia per nulla folle, mette in scena un teatro orrorifico di carne e sangue. Una rappresentazione molto lontana dallo spettacolo che rivela la colpevolezza di re Claudio, ma frutto della ricerca di Eggers tra i miti, la storia e le tradizioni vichinghe.

Alexander Skarsgård stars as Amleth in director Robert Eggers’ Viking epic THE NORTHMAN, a Focus Features release. Credit: Aidan Monaghan / © 2021 Focus Features, LLC

Con l’aiuto del geniale scrittore e poeta islandese Sjón, ci siamo imbarcati nella realizzazione del film sui Vichinghi storicamente più accurato e radicato di tutti i tempi. Abbiamo lavorato con archeologi e storici, cercando di ricreare le minuzie del mondo fisico, tentando anche di catturare, senza giudizio, il mondo interiore della mente vichinga: le loro credenze, la mitologia e la vita rituale.

Ciò ha significato che in questo film il soprannaturale è realistico quanto l’ordinario, perché per loro è stato così. Le recenti rappresentazioni televisive, cinematografiche e video ludiche della mitologia Vichinga e della cultura norrena sono romanzate e fatte per sembrare appariscenti e cool. Oggi la concezione pubblica di un Vichingo sembra più quella di una rockstar di fantascienza che di una sacerdotessa, una contadina, una guerriera o di una regina dell’antico norreno.

Robert Eggers

L’Amleto di Eggers è tutt’altro che bloccato nella maledizione dell’inazione, “peculiarità” che rende così complesso l’Amleto di Shakespeare: si incastra tra la lettura freudiana e quella post freudiana (che potete approfondire nell’introduzione di Keir Elam nell’Amleto del 2007 edito da Rizzoli), rispettando i violenti e virili dogmi imposti dalla cultura norrena da cui proviene.

Per questa estrema coerenza il regista sacrifica un po’ quella interpretazione visionaria che tanto aspettavamo. Va infatti a prediligere, il tutto con una regia che passa dalla ricerca minuziosa a movimenti privi di coinvolgimento, la scarnificata ripresa della realtà. The Northman assume quasi i tratti del thriller “epico”, e, sebbene l’occulto e il sovrannaturale non manchino, sono contenuti da paletti mitologici e storici piuttosto che liberi nella loro forza visionaria. Tale scelta rende, ahimè, lo svolgimento abbastanza noioso.

Ingvar Sigurdsson as The Sorcerer in director Robert Eggers’ Viking epic THE NORTHMAN, a Focus Features release. Credit: Aidan Monaghan / © 2022 Focus Features, LLC

Dove ritrovo l’onirico sublime di Eggers

A rimanere indimenticabili sono le sequenze dedicate alla rappresentazione dell’elemento magico, in tutti i suoi film presente e strettamente legato alla natura e alla sue forze enigmatiche. Le scene che meglio esprimono tali visioni, in The Northman, sono proprio le più riuscite, poiché le uniche ad unire la tragedia con il mito producendo immagini che lasciano a bocca aperta.

Gli aspetti magici e visionari della storia possono essere interpretati dallo spettatore come realmente accaduti o come stati d’animo.

Neil Price, professore di archeologia britannico e autore specializzato in magia, stregoneria e religione dell’era Vichinga, che ha fatto anche da consulente in The Northman

Disseminate nel film, tali suggestioni visive trasformano la visione diretta di carne e polvere nell’elevazione divina di leggende antiche, che prendono magistralmente forma nel sogno alato di una valchiria diretta verso il Valhalla, o nell’amore tra Amleth e Olga, che sconfina dall’unione dei loro corpi a quella delle loro origini, intrise di magia ancestrale.

Anya Taylor-Joy stars as Olga in director Robert Eggers’ Viking epic THE NORTHMAN, a Focus Features release. Credit: Aidan Monaghan / © 2022 Focus Features, LLC

Grazie alla magia l’inscalfibile Amleth torna dalla Terra della Rus, ormai immerso nell’evoluzione della sua rabbia in sconsiderata violenza e parte di un gruppo di razziatori Vichinghi. Una notte incontra una veggente (Björk), che spezza con la sua voce sibilante quel delirio di massacri e apatica brutalità, riconducendolo al suo destino di vendetta. Solo qui il film si connette ai fantasmi della Danimarca, alle apparizioni di un mondo a metà tra sogno e allucinazione.

In breve

The Northman non è il film che tanto aspettavamo degno di unirsi a The Witch e The Lighthouse in una santissima trinità di occulte narrazioni. C’è Björk ma solo per pochi istanti, grazie a lei il destino si ribalta ma la sua presenza si dissolve in fretta. Se non fosse per il sogno che prende la forma di una valchiria che galopperà ancora nel vostro inconscio anche dopo la fine del film, non varrebbe la pena continuare a parlarne.

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.