
In un’intervista del 20 giugno 2025, Nicola Sorcinelli anticipava quello che sarebbe stato il suo primo lungometraggio, intitolato Balcanica: “un film difficile nei contenuti, perché purtroppo ancora molto attuale. Un esodo di artisti e musicisti alla ricerca del proprio sogno in Europa, che viaggiano con strumenti molto ingombranti, e intraprendono questo viaggio a piedi lungo la rotta balcanica, ma anche la storia di un incontro.” (Qui l’intervista completa in occasione della premiazione per Premio Marche Nuovo Cinema).
Balcanica arriva in anteprima alle Giornate degli Autori 2026, è l’unico film italiano nella rassegna autonoma che si svolge all’interno della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e segna il debutto del regista al lungometraggio, dopo aver diretto i corti Ape Regina, nato in collaborazione con Emergency ONG e La confessione, nominato in cinquina ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento 2025, oltre ad alcuni episodi delle serie tv Briganti e In Utero.
Incontrarsi nell’assenza di libertà
Il direttore d’orchestra Nazar (Babak Karimi) e suo figlio Jalil (Ivar Wafaei), giovane suonatore di tuba, sono in fuga per la libertà: hanno abbandonato la loro casa per intraprendere un viaggio lungo la rotta balcanica verso l’Italia. Cercano un luogo dove poter suonare, questo perché la musica è stata messa al bando in Afghanistan, così da negare a loro (e a molti altri) non solo un lavoro, ma anche l’essenza della loro autonomia artistica.
Durante il difficoltoso percorso incontrano Greta (Matilda De Angelis), una dottoressa italiana alle prese con la sua prima missione. Come i due musicisti, anche lei si sente persa, ma continua giorno dopo giorno a fare quello che deve, aiutare quante più persone riesce, mantenere i nervi saldi, convincersi che qualcosa cambierà.
Sorcinelli fissa il potere silenzioso di un incontro, tra persone che non parlano neanche la stessa lingua, e che hanno possibilità diverse, orizzonti che non avrebbero mai coinciso in altre condizioni; lo fa con estrema misura, e un’eleganza che da sempre contraddistingue il suo approccio alla materia umana, alla quale non aggiunge “orpelli”, ma sceglie di rappresentare nella sua diretta autenticità. Tale incontro lascia che scaturiscano decisioni, che probabilmente capovolgeranno la vita di Nazar e Jalil, ma anche quella di Greta, intenta a combattere contro un senso di impotenza avvilente.
Nel silenzio di una persecuzione, solo la musica
L’autore tiene molto a ciò che sta raccontando, che si fa metafora di altre ingiustizie, altri soprusi, tutti simili tra loro, e volti alla limitazione della libertà altrui, spesso attuati con violenza, e il più delle volte duraturi e spaventosi. La musica, l’arte, che viene negata ai protagonisti, toglie loro in qualche modo la voce stessa, li rende tristi e muti, spegnendoli. E mentre sognano un luogo dove ricominciare, ad accoglierli non rimane che un limbo semi deserto, dove sostare con i propri strumenti e le proprie ferite.
Balcanica offre la visione su uno spiraglio umano che spesso non viene mostrato, senza servirsi di elementi sensazionalistici, ma puntando sulla naturalezza di vicende che potrebbero essere contenute, in maniera molto simile, in un documentario. La musica lentamente riprende il suo posto nel film, iniziando flebile e timida, per poi riempire la scena, allo stesso modo l’emotività dei personaggi si libera pian piano da un torpore quasi imposto, dimostrando quanto sia ancora facile, e necessario, lasciare che l’incontro con l’altro determini le nostre scelte.
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