ARGYLLE, Universal
ARGYLLE, Universal

È verità universalmente nota che anche il trash richieda le sue accortezze, la sua poetica, il suo bon ton e, almeno in questo, non può che dirsi soddisfatto Matthew Vaughn, regista di Argylle – La super spia.

Ispirato dall’omonimo romanzo, da cui attinge in una sorta di struttura meta-fiction, Argylle ci porta in un travolgente mondo di agenti segreti, pericolose organizzazioni criminali, attacchi da sventare e bugie su bugie da smascherare, buttando persino in mezzo l’autrice del romanzo, Elly Conway, qui protagonista interpretata da Bryce Dallas Howard, mentre nel mondo al di qua dallo schermo continua il mistero sulla sua identità (e le teorie su chi potrebbe celarsi dietro questo pseudonimo).

Spionaggio, rom com e gattini

Una sorta di 007 reinterpretato e riletto in chiave moderna? Si, ma soprattutto no. Perché definire Argylle come l’ennesimo film a tema spionaggio sarebbe riduttivo (e probabilmente anche un filino offensivo): capitanato da un plotone di interpreti di tutto rispetto (dall’eclettico Sam Rockwell fino a Bryan Cranston, passando per Henry Cavill, Samuel L Jackson e la reginetta dei camei Dua Lipa), Argylle è un film che gioca a fare l’equilibrista tra la commedia romantica e la commedia demenziale, alternando momenti da “enemy to lover” con gatti volanti in un susseguirsi vertiginoso di plot twist.

Una trama fittizia a mo’ di scatole cinesi in cui è impossibile non ridere per l’assurdità di ciò che si sta guardando, così come è impossibile prendere sul serio il tentativo di far quadrare tutti i pezzi del mosaico che Vaughn ha messo in piedi (senza mancare di citare se stesso). Una sorta di Guardiani della Galassia senza galassia, magari da guardare a San Valentino, magari da guardare con tutta la famiglia, ma comunque da non prendere come un film serioso.

E, in fondo, non può dirsi riuscito proprio per questo? Giocando con il mito del seduttore senza nome e passato, esempio virile e casanova a cui la saga di James Bond ci ha abituati, Argylle svecchia il trito ruolo dell’agente segreto, magari in maniera un po’ troppo bambinesca, piaciona e, nonostante i mille sforzi, totalmente prevedibile, ma producendo comunque un’opera godibile e leggera, una sorta di distensivo per la mente e semplice parodia del già visto.

ARGYLLE, Universal

In breve

Seppur con effetti speciali degni dei videogiochi disponibili su Windows 99, se si lasciano andare le mille ritrosie, le domande e talvolta anche le osservazioni più ovvie, rimane comunque una risata garantita. Forse tutto ciò non basta a giustificare il prezzo di un biglietto, ma si garantisce il titolo di allegro monito ad imparare a non prendersi troppo sul serio, abilità in cui Vaughn deve a quanto pare eccellere.

Ultima postilla: sì, non è un film sui super eroi, ma la scena segreta dopo i titoli di coda non poteva non mancare.

Illustrazione di Leonardo Lotti

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Giulia Nino Author Framed Magazine
Classe 1996, cresce basando la sua cultura su tre saldi pilastri: il pop, i Simpson e tutto ciò è accaduto a cavallo tra gli anni ’90 e 2000. Nel frattempo si innamora del cinema, passando dal discuterne sui forum negli anni dell’adolescenza al creare un blog per occupare quanto più spazio possibile con le proprie opinioni. Laureata in Giurisprudenza (non si sa come o perché), risiede a Roma, si interessa di letteratura e moda, produce un podcast in cui parla di amore e, nel frattempo, sogna di vivere in un film di Wes Anderson.

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