Barbie, Warner Bros. Pictures

Tra le nuove uscite Netflix di maggio 2025 c’è Barbie, il film diretto da Greta Gerwig che porta la bambola più amata (e contestata) di sempre, e il suo Ken, nel mondo reale, che li cambierà irrimediabilmente. Disponibile in streaming dal 17 maggio.

Il film

Il film di Gerwig inizia con un omaggio alla nascita di Barbie ma anche un esilarante omaggio al cinema che ci fa capire subito il tono: la bambola, enorme, viene rappresentata come il monolite di 2001Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, arrivato per stravolgere la vita di bimbe mogie e scolorite, annoiate dalla routine di gioco che le costringe a fare le “mammine” tra bambolotti e miniature di oggetti per la cura della casa.

La splendida Margot Robbie sovrasta il deserto dell’immaginazione portando una rivoluzione a chiunque avesse voglia di fidarsi del suo potenziale. La bambina che spacca furiosa i suoi tristi bambolotti è l’inizio di tutto, attraverso l’occhio di chi vuole raccontare una storia ricca di sfumature profonde in chiave super pop, districandosi bene tra il rischio di produrre un lungo spot Mattel e quello di risultare stancamente retorica.

Il mondo reale ribalterà le leggi di Barbie Land, nonostante una serie di piccole conquiste gli uomini comandano ancora tutto, e una donna non può camminare per strada senza che qualcuno le faccia catcalling, compresa Barbie.

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Barbie, Warner Bros. Pictures

La bambola che ha ispirato Greta Gerwig

Oggetto di culto, giocattolo longevo, simbolo che unisce correnti di pensiero e opinioni in conflitto, Barbie ha ispirato migliaia di persone tra artisti, stilisti, designer e ovviamente bambine e bambini.

Sempre su Netflix è disponibile, all’interno della serie tematica The Toys That Made Us (I giocattoli della nostra infanzia), un episodio dedicato alla creazione della bambola più famosa e celebrata di sempre. Si tratta della seconda puntata della prima stagione e in poco meno di sessanta minuti, con un linguaggio super pop, ne ripercorre la nascita, l’evoluzione, i cambiamenti di stile e di aspetto estetico, le battute d’arresto e le possibilità creative.

Tutto ha inizio proprio con una mamma (in questo caso già inserita nel contesto di creazione di giochi per l’infanzia) alla ricerca di un’alternativa affinché la sua bambina, Barbara, non fosse costretta a ripiegare su “attrezzature” casalinghe in miniatura che la indirizzassero unicamente verso un “roseo” futuro da donna di casa. Una prigione che iniziava con bambolotti e pentoline per qualsiasi bambina di quegli anni.

Prima prendendo ispirazione dalla bamboline di carta e dalle possibilità di cambiarle d’abito in continuazione, poi con la bambola tedesca di cui parlavo poco fa, Ruth Handler con il marito Elliot, con il quale aveva co-fondato la Mattel nel 1945, diede vita a Barbie. L’obiettivo era creare una nuova base su cui la fantasia delle bambine potesse volare, attraverso le narrazioni che la bambola poteva suscitare o tramite le tantissime possibilità di guardaroba, a cui poi si aggiunsero gli accessori come macchine, set da pic-nic e molto altro. Una vera e propria architettura di gioco, completa di qualsiasi dettaglio.

L’empowerment femminile può avvenire anche in tempi non sospetti, manifestarsi attraverso una bambola che indossa una tuta spaziale e sopravvivere durante anni difficili per la parità dei sessi sempre con grandissima dignità, costruendo passo dopo passo la sua strada per il successo.

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.