Coastumi da Oscar. Wicked © Universal Studios. All Rights Reserved.

I costumi e gli accessori che raccontano una storia possono farlo sia in modo eclatante sia in modo discreto, ma non meno efficace. A pochi giorni dagli Oscar 2025, a contendersi la celebre statuetta per i migliori costumi sono Il Gladiatore II, Nosferatu, Wicked, A Complete Unknown e Conclave.

Cinque storie, molto diverse tra loro anche per l’ambientazione, che hanno richiesto a chi ne ha disegnato e curato i costumi un grande lavoro.

Il Gladiatore II – Lusso e arena

Fin dall’annuncio della sua realizzazione, il film di Ridley Scott si è trovato a confrontarsi con uno dei primi blockbuster del terzo millennio, quel “Gladiatore” che nel 2001 vinse cinque Oscar, incluso quello per i costumi disegnati da Janty Yates, candidata anche per il seguito del film che ha consacrato Russell Crowe nell’Olimpo delle super star hollywoodiane.

Il lavoro per ricreare i fasti dell’antica e corrotta Roma di Geta e Caracalla è stato immane e Yates si è avvalsa della collaborazione di David Crossman, specializzato in costumi militari. Si è trattato quindi di lavorare su due fronti completamente diversi. Da una parte bisognava vestire militari e gladiatori, tra cui i protagonisti Pedro Pascal e Paul Mescal, dall’altra creare sfarzosi abiti e accessori per la corte romana.

Se Crossman doveva mettere insieme migliaia di pezzi, Yates è stata particolarmente impegnata nella ricerca di tessuti, decorazioni e tutto ciò che serviva per concretizzare la visione di Ridley Scott della protagonista Lucilla, interpretata da Connie Nielsen. La costumista ha trovato laboratori di artigiani esperti in alcuni tipi di lavorazione, ha fatto drappeggiare metri e metri di tessuti, citando tra le fonti d’ispirazione i dipinti di Lawrence Alma-Tadema, il pittore dell’epoca vittoriana amante dell’archeologia, famoso per aver dipinto splendide figure femminili in ambienti classici. Il grande lavoro di Yates, Crossman, e la squadra addetta ai costumi è stato svolto in tempi piuttosto stretti, condizione che ha reso tutto più impegnativo.

Denzel Washington in Il gladiatore II. Courtesy of Paramount Pictures
Denzel Washington in Il gladiatore II. Courtesy of Paramount Pictures

Nosferatu – Tra moda vittoriana e decadenza

Nosferatu è il remake del film del 1922 diretto da Friedrich Wilhelm Murnau. Liberamente, ma non legalmente tratto da Dracula di Bram Stoker, pubblicato nel 1897, il film è arrivato fino ai giorni nostri grazie alla caparbietà del regista. Obbligato a distruggerne ogni copia dopo aver perso la causa intentatagli dagli eredi dello scrittore, Murnau ne salvò una, arrivata fino ai giorni nostri. Nosferatu il vampiro è così potuto diventare uno dei film muti più celebri, nonché caposaldo del cinema horror ed espressionista. Più di cento anni dopo, il Conte Orlok, che proprio per evitare problemi di diritti d’autore non fu chiamato Dracula, è interpretato da uno spaventoso Bill Skarsgård e da un cast stellare tra cui Lily-Rose Depp, Wilhelm Defoe, Nicholas Hoult, Emma Corrin, Aaron Taylor-Johnson.

La costumista Linda Muir ha svolto un minuzioso lavoro di ricerca per creare gli abiti del cast e delle comparse, leggendo libri e osservando dipinti e illustrazioni. Ambientato tra la Germania e la Transilvania, i costumi dovevano essere fedeli all’epoca e allo stesso tempo evocare l’atmosfera sinistra della storia. Gli abiti eleganti e alla moda di alcuni dei protagonisti sono in netto contrasto con quelli invecchiati e in cui sono presenti elementi del folklore locale indossati da Nosferatu e dagli abitanti del villaggio dei Carpazi in cui abita il Conte.

Tra le difficoltà incontrate da Muir c’è stata quella di disegnare costumi e accessori totalmente filologici, perché il 1838 è stato un anno, in termini di moda, un po’ a sé, in cui, solo per fare un esempio, le maniche di un abito non erano come nel 1837, ma neanche come nel 1940. Tutti i costumi e gli accessori di Nosferatu, oltre a essere precise riproduzioni, sono serviti alla narrazione del regista Robert Eggers, rappresentando un mondo allo stesso tempo bello, macabro e decadente.

Lily Rose Depp in Nosferatu
Courtesy of Focus Features / © 2024 FOCUS FEATURES LLC

Wicked – Verde, rosa, natura e alta moda

Il film diretto da Jon M. Chu è un’esplosione di colori e i costumi degli interpreti sono stati accuratamente studiati dal costumista Paul Tazewell per interagire tra loro ed essere funzionali alla storia, omaggiando allo stesso tempo il celebre film del 1939, Il Mago di Oz, diretto da Victor Fleming.

Gli abiti delle protagoniste, Cynthia Erivo nel ruolo di Elphaba e Ariana Grande nel ruolo di Glinda, richiamano esplicitamente quelli indossati da Margaret Hamilton e Billie Burke. Tazewell ha inoltre citato tra le fonti d’ispirazione la natura, in particolare i funghi, e la spirale aurea, detta anche di Fibonacci. Per Cynthia Erivo ha studiato insieme alla responsabile del trucco Frances Hannon il tono giusto di verde che funzionasse con le luci. La missione è stata di rendere entrambi i personaggi femminili belli ed eleganti, con decine di abiti disegnati per loro.

E siccome i numeri fanno sempre effetto, uno degli abiti di Glinda è stato arricchito con circa ventimila perline, cucite in circa duecentoventicinque ore. Numeri da alta moda, per intenderci. Nel cast di Wicked ci sono anche Michelle Yeoh, Jeff Goldblum, Jonathan Bailey, Ethan Slater, per cui il set è stato particolarmente piacevole, dato che Glinda e Boq Woodsman sono diventati una coppia, non nel film ma nella vita.

Ariana Grande is Glinda in WICKED, directed by Jon M. Chu

A Complete Unknown – Gli anni ’60 e lo stile del menestrello di Duluth

Il biopic su Bob Dylan, interpretato da Timothée Chalamet, è un salto nel passato e negli Stati Uniti degli anni ’60. La costumista Arianne Phillips ha messo insieme migliaia di pezzi per vestire protagonisti e comparse, aiutata da un team di più di quaranta persone. Solo per Chalamet la costumista ha creato quasi settanta look.

Il film racconta gli inizi della carriera di Bob Dylan, in un arco di tempo che va dal 1961 al 1965. In quattro anni lo stile musicale di Dylan si evolve, e la sua immagine con esso, passando da una silhouette più abbondante a una più snella e alla moda. Phillips ha dichiarato di essere cresciuta ascoltando la musica di Bob Dylan, ricordando come la domenica mattina faceva colazione con la sua famiglia ascoltando i suoi dischi, e che per molte persone la sua musica può sembrare lontana ma senza rendersene conto l’ascoltano, considerata la grande influenza che ha avuto su tutti i cantanti e musicisti che sono venuti dopo di lui.

Gli ingredienti per far entrare A Complete Unknown nella lista dei film più “stilosi” ci sono: gli anni ’60, che regolarmente ispirano la moda, lo stile di uno dei cantanti più importanti e la notorietà del protagonista stanno contribuendo a rendere lo stile di Bob Dylan amato anche da celebrità come Kendall Jenner.

Timothée Chalamet in una scena del film A Complete Unknown. Photo Courtesy of Searchlight Pictures. Copyright: 2024 Searchlight Pictures All Rights Reserved.
Timothée Chalamet in una scena del film A Complete Unknown. Photo Courtesy of Searchlight Pictures. Copyright: 2024 Searchlight Pictures All Rights Reserved.

Conclave – La reinterpretazione di rosso cardinalizio e croci

L’elezione del Papa in un anno indefinito potrebbe sembrare una storia non particolarmente stimolante dal punto di vista dei costumi, dopotutto gli abiti ecclesiastici seguono dei rigidi codici in fatto di taglio, tessuti, colori.

La costumista Lisy Christl ha dovuto affrontare alcune problematiche, una su tutte il fatto che il rosso cardinalizio non interagisce bene con le luci del set. C’era, inoltre, il bisogno di comunicare i personaggi attraverso i loro abiti pressoché uguali. Il film diretto da Edward Berger ha un cast di grandi attori tra cui Ralph Fiennes, Stanley Tucci e Sergio Castellitto. I cardinali che si riuniscono per il conclave provengono da Paesi diversi, e hanno idee chi più liberali chi più conservatrici. Si è quindi lavorato molto sui dettagli su cui è stato possibile concentrarsi, e siccome il cinema è comunque finzione, Christl ha deciso di utilizzare una tonalità diversa di rosso e tessuti più pesanti rispetto a quelli di norma utilizzati da chi confeziona abiti ecclesiastici, per il semplice motivo che il famoso rosso cardinalizio non funziona bene sul grande schermo.

Anche le croci dei protagonisti sono servite a descriverli, grazie alle dimensioni e ai materiali più o meno preziosi, come l’oro e l’argento. Il film ha anche momenti d’insieme in cui i colori hanno contribuito a renderlo esteticamente elegante e raffinato. Il personaggio interpretato da Isabella Rossellini, suor Agnese, è forse quello per cui la costumista si è presa più libertà. La croce che indossa è stata inventata e non fa riferimento a nessun ordine. Anche i colori e le fattezze dei suoi abiti sono il risultato della creatività della costumista.

Chiunque vincerà la famosa statuetta la sera del prossimo 2 marzo, perciò, vedrà il riconoscimento di un grande lavoro, minuzioso, appassionato, che spesso viene sottovalutato, ma che è il frutto di studio e passione.

Ralph Fiennes in una scena di Conclave. Courtesy of Focus Features
Ralph Fiennes in una scena di Conclave. Courtesy of Focus Features

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