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Crimson Peak - Universal Pictures

Un film gotico sui fantasmi tra le atmosfere tipiche della regia di Del Toro, con effetti dal gusto retrò e dettagli perfetti.

Se è un racconto gotico in pieno stile Guillermo del Toro che cercate Crimson Peak è il film controverso (ma non contorto) che fa per voi. Pervaso dal gusto inconfondibile tipico del regista messicano, si snoda narrativamente ed esteticamente facendo uso di quei piccoli dettagli che ritornano a caratterizzare ogni sua opera.

A due anni di distanza da The Shape of Water del 2017, del Toro sfoglia le pagine di un librone nero e polveroso che cela al suo interno spaventose e malinconiche verità. Una favola dal risvolto nostalgico da cui nessuno dei personaggi esce totalmente felice. L’unica domanda che dovete porvi prima di premere play è: “credo nei fantasmi“?

La sinossi

Edith vede il suo primo fantasma quando è ancora piccola, succede di notte ed è lo spirito di sua madre appena morta di colera che la mette in guardia da un luogo chiamato Crimson Peak. La ragazza si porterà dietro questo ricordo spaventoso e sublimerà l’apparizione grazie alla scrittura, continuando a pensare all’ammonimento ancora incomprensibile.

14 anni dopo, a Buffalo, dove abita con suo padre, arriva un uomo determinato e misterioso, Sir Thomas Sharpe (Tom Hiddlestone). Accompagnato da un’altrettanto enigmatica sorella (Jessica Chastain), è alla ricerca di fondi per un’invenzione per l’estrazione dell’argilla rossa, fin troppo abbondante nel luogo da cui proviene, Cumberland, in Inghilterra.

Sebbene inizialmente Edith (Mia Wasikowska), ormai una giovane donna, non sia interessata alle storie sentimentali, tantomeno con un baronetto poco incline al lavoro, finisce con l’essere travolta dal fascino dell’uomo.

Crimson Peak – Universal Pictures

Non tutti vedono di buon occhio tale unione, soprattutto suo padre, al quale l’uomo chiede un investimento cospicuo, o il suo amico/corteggiatore Alan McMichael (Charlie Hunnam). Neanche il mondo delle anime perdute è favorevole, tanto che, dopo anni, il nero fantasma della madre torna a farle visita per metterla in guardia.

Edith capirà il senso di quella apparizione, alla quale ne seguiranno molte altre.

Le sue avventure si faranno oscure e pericolose, fino ad un truculento esito dal fiato sospeso.

L’estetica di Crimson Peak

Le favole costruite da Guillermo del Toro sono puzzle in cui ogni merletto si incastra alla perfezione con citazioni provenienti da mondi fantastici o altre cinematografie. Il cinema delle origini in primis, come macchina ricca di ingranaggi artigianali. In molti passaggi infatti, tra una sequenza e l’altra, il regista utilizza una tecnica di dissolvenza molto particolare denominata “iris”, una delle transizioni più in voga nella stagione del cinema muto. Si realizza attraverso un mascherino solitamente circolare che si apre e si chiude su una determinata inquadratura. Dall’oscuramento circolare della scena (iris out) riprende la scena seguente con un illuminamento al contrario sempre circolare (iris in).

In perfetta coesione con lo stile retrò sono le scenografie in cui i personaggi si muovono a lume di candela, in una fotografia che passa dall’essere calda e accogliente al rendersi fredda e glaciale.

La suggestiva abitazione del baronetto Sharpe in particolare, lugubre e povera, si apre sul soffitto lasciando entrare foglie morte e neve in una pioggia costante di natura in decomposizione.

Edith e Thomas

L’estetica dei due personaggi è simbolica: sono rispettivamente la luce e le tenebre. Edith indossa sempre abiti chiari, da quando si corica la sera alle feste in società. Ha un guardaroba che tocca solo tonalità luminose e i suoi vestiti si abbinano alla particolare sfumatura dei lunghi capelli biondi. Tale chioma ricorda quella sfoggiata da Christina Ricci in un altro celebre film gotico del 1999, Il mistero di Sleepy Hollow, di Tim Burton. La scelta di un biondo caldo che illumini il buio proposta da del Toro riprende quella di Tim Burton, riportando allo stesso modo un femminile “luminoso”, in grado ergersi contro il male.

Thomas invece è lugubre e predilige il velluto, spesso impolverato o logoro dei suoi abiti appartenenti ad un benestare ormai perduto. Anche qui le citazioni dal cinema gotico del gli anni ’90 ricompaiono: ispirandosi al principe delle tenebre per eccellenza, il baronetto sfoggia occhiali da sole simili abbinati ad un completo ottocentesco. Sto parlando del Dracula di Francis Ford Coppola, interpretato nel 1992 da Gary Oldman.

I costumi in Crimson Peak, curati da Kate Hawley, sono quindi un gioco simbolico di chiari e scuri. I contrasti vengono ripresi ed elaborati grazie all’attenta osservazione di film cult, e alla passione del regista per un cinema fatto di invenzioni ed escamotages visivi, che riprende anche nei dettagli, o negli effetti speciali. In questo caso le apparizioni sono volutamente imperfette a livello di computer grafica e quindi maggiormente perturbanti.

Crimson Peak

Il sovrannaturale e l’insita umanità di individui accecati dalla follia si accompagnano in un racconto senza tempo. In Crimson Peak la narrazione è circolare e, benché sia facile capire dove il vero male risieda, attira comunque verso un finale ricoperto di neve e chiazze rosse.

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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