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Tom Hiddleston: quando un grande attore impara a non prendersi sul serio

Tom Hiddleston - Loki

Tom Hiddleston – Credit: Gage Skidmore su licenza CC BY-SA 2.0

Molti conoscono Tom Hiddleston per aver interpretato Loki, uno dei personaggi principali del Marvel Cinematic Universe. Ma Tom Hiddleston è molto, molto di più. L’attore, infatti, si forma nella grande tradizione del teatro britannico, diplomandosi alla Royal Academy of Dramatic Art e condividendo il palcoscenico con Kenneth Branagh nella messa in scena dell’Ivanov di Čechov. Da qui comincia un sodalizio con l’attore e regista britannico, con cui collabora in più occasioni. Poi, ecco la possibilità di partecipare a un film destinato al grande pubblico: è proprio Kenneth Branagh che propone Tom Hiddleston per il film Thor, dedicato al Dio del Tuono creato dalla Marvel.  

Quello che non tutti sanno è che inizialmente Hiddleston aveva fatto il provino per il ruolo di Thor. Ma, con il senno di poi, è un bene che gli sia stato assegnato il ruolo di Loki, il Dio dell’Inganno. Il grande pregio di Hiddleston, infatti, è stato quello di aver svolto un eccezionale lavoro sul personaggio, donandogli delle caratteristiche uniche. Andrebbe sfidato qualunque fan della Marvel a immaginarsi Loki con un altro volto. Nessuno forse ci riuscirebbe, ormai, semplicemente perché non è possibile. A lungo l’attore ha infatti lottato con i produttori per dare al Dio dell’Inganno, se non un po’ di bontà, almeno un’impronta di umanità che lo avrebbe (e lo ha) reso senz’altro più interessante.

Il Loki di Tom Hiddleston

Già in Thor, l’attore riesce a delineare un personaggio brillante e affascinante. Opportunista, certo. Freddo e calcolatore, anche. Ma il pubblico non può che essere conquistato da una personalità forte come quella del Loki del MCU. D’altronde si sa, perché una storia sia interessante è necessario che ci sia un villain di tutto rispetto. Una buona narrazione si basa sul contrasto, sull’opposizione. E non si può ottenere tutto questo se il cattivo non è all’altezza.

Ma come potrebbe mai essere un villain apprezzabile? Innanzitutto, dovrebbe avere un background ben costruito. E Loki senza dubbio lo ha. In Thor, infatti, Loki non viene subito introdotto come ‘cattivo’. La sua doppiezza è in realtà dettata da motivazioni ben precise. Anzi, inizialmente il Dio dell’Inganno si fa notare soprattutto per le sue doti diplomatiche.

ATTENZIONE SPOILER

I Giganti del Ghiaccio, guidati dal re Laufey, fanno infatti irruzione ad Asgard per recuperare lo Scrigno degli Antichi Inverni, fonte del potere del sovrano, interrompendo la cerimonia d’incoronazione di Thor. Nonostante gli Asgardiani riescano a respingerli, l’arrogante Thor decide di recarsi nel loro regno, Jotunheim, cercando vendetta. Nella missione coinvolge appunto il fratello Loki, Lady Sif e tre guerrieri. Loki, però, è fin da subito contrario allo scontro e cerca di impedirlo, ma una provocazione di Laufey porta allo scontro diretto. La situazione riesce a placarsi solo grazie all’intervento diretto di Odino, informato preventivamente da Loki. 

Malgrado abbia agito di nascosto, dunque, Loki parte con le intenzioni migliori. Thor ha effettivamente peccato di hybris e proprio per questo viene spedito sulla Terra dal padre, come punizione per la sua tracotanza. E allora perché la situazione cambia? Loki comprende che qualcosa non va. Toccando lo Scrigno non subisce alcun danno, contrariamente a quanto dovrebbe accadere. Ed è allora che il padre gli rivela la verità: Loki è infatti figlio di Laufey e nel corso di una battaglia sanguinosa svoltasi un millennio prima Odino l’aveva preso con sé. Il bambino era infatti stato ripudiato dal padre perché troppo piccolo e gracile. Odino aveva dunque deciso di crescerlo come suo figlio, sperando che questo servisse a sancire una pace duratura fra i due regni.

Tom Hiddleston nel ruolo di Loki – Marvel Studios, Universal Pictures

Ed è allora che Loki diventa il cattivo

Il Dio dell’Inganno si sente (paradossalmente) preso in giro, rifiutato da tutti, usato solo per degli scopi politici. Ed è allora che decide di vendicarsi. Tutte le azioni che compie Loki sono, di fatto, dovute a un inappagato bisogno di amore. Lui stesso confessa a Thor che non ha mai voluto il trono di Asgard, ma solo essere ritenuto un suo pari.

Un simile background non può che spingere il pubblico a empatizzare con il personaggio, nonostante si tratti di un ‘cattivo’. E il merito va non solo agli sceneggiatori, ma anche e soprattutto a Tom Hiddleston, che è riuscito a costruire un personaggio estremamente credibile, carismatico, ma anche fragile. Emblematica è anche la scena di Thor: The Dark World in cui l’attore riesce a rendere in maniera evidente e tangibile tutta la disperazione che Loki prova quando, chiuso in carcere, scopre la morte della madre, Frigga. Certo, non era la madre biologica, ma l’affetto che nutriva nei suoi confronti era forte e sincero.

E così, dopo averlo visto come spietato e potentissimo cattivo anche in Avengers, riscopriamo di nuovo il lato umano di Loki. Che di fatto è quello che ci interessa di più. Ciò che attira il pubblico, infatti, è lo spaccato di umanità che si cela dietro alle maschere. Nessuno riesce a entrare in empatia con personaggi stereotipati, nei quali il Bene e il Male sono delineati in maniera netta e inequivocabile. No, ciò che interessa sono le sfaccettature caratteriali, le motivazioni per cui un personaggio compie determinate azioni. E Loki in realtà è perfettamente coerente in tutto quello che fa. 

La sua sete di potere è dettata dal bisogno di dimostrare che vale davvero, placando così il desiderio di rivalsa nei confronti di Thor e di Odino. Certo, è chiaro che si tratta di comportamenti portati all’estremo, ma d’altronde tutti i personaggi del MCU sono di fatto “eccessivi”. Sono personaggi di fantasia, eroi e cattivi dotati di capacità sovrannaturali. È chiaro che tutto, dal loro carattere alle conseguenze delle loro azioni, venga notevolmente accentuato. Ciò che conta è che Loki sia un personaggio in grado di conquistare il cuore del pubblico, nonostante sia un cattivo

Cosa cambia dopo Thor: Ragnarok

Indubbiamente vediamo un Loki ancora più umano. In questo film di Taika Waititi (2017), infatti, viene esasperata la vena ironica e “simpatica” del personaggio, fino a renderlo, ahimé, quasi una macchietta. Benché Thor: Ragnarok sia un film eccellente sotto molti punti di vista, è in parte colpevole di aver “indebolito” il Dio dell’Inganno.

Com’è possibile che un villain così potente da costringere i supereroi ad unirsi per far fronte alla sua minaccia, ora sia facilmente atterrato da una Valchiria? Ricordiamo che in Avengers Loki è riuscito a tenere testa a Capitan America e ad Iron Man contemporaneamente. È colui che è riuscito a sfuggire alla morte più di una volta, prendendo anche possesso di Asgard. Certo, Valchiria è forte, innegabilmente. Ma è pur sempre una ex guerriera alcolizzata, che non combatte da tanto tempo ed è quindi “fuori allenamento”. Come potrebbe competere contro un Dio dell’Inganno in piena forma? Chiaramente qualcosa non va. 

Ciononostante, bisogna riconoscere che Tom Hiddleston ha fatto comunque un lavoro splendido, riuscendo ad adeguarsi alle esigenze di copione e costruendo pressoché dal nulla un personaggio “nuovo”. Che ci lascia perplessi sotto alcuni punti di vista, ma comunque vincente a livello di gradimento del pubblico.

E non solo: Thor: Ragnarok ha così permesso a Hiddleston di mostrare la sua innegabile vena comica, molto spiccata malgrado le apparenze. L’attore dallo sguardo malinconico e dal volto perennemente meditabondo non è portato solo per ruoli drammatici, dunque. Anzi, le gag comiche gli riescono incredibilmente bene, tanto da eclissare il collega Chris Hemsworth nei panni di Thor. 

Tom Hiddleston e il grande pregio di non prendersi sul serio

Nonostante i suoi esordi nella migliore tradizione del teatro britannico, Tom Hiddleston è grande senza essere affatto snob. Malgrado abbia ricoperto ruoli drammatici ed impegnativi in produzioni teatrali e cinematografiche di alto livello, l’attore non disdegna i blockbuster. E ciò gli fa onore, perché è importante riconoscere il fatto che il cinema sia fatto anche di questo.

Un attore deve essere infatti in grado di passare dall’Amleto alla commedia, proprio perché il suo compito è quello di mettere sé stesso al servizio del cinema e del teatro. Come? Mantenendo sempre un alto livello di professionalità.

Tom Hiddleston è riuscito quindi a delineare un personaggio forte, carismatico e affascinante, pieno di sfaccettature, nonostante il ruolo, in apparenza semplice, di ‘cattivo’ in un film di supereroi. Ed è proprio per questo lavoro di immedesimazione e costruzione del personaggio che è riuscito a creare un Loki credibile e, soprattutto, amato dal pubblico. Se le storie degli Avengers funzionano è anche grazie a lui. E di certo il suo lavoro non va considerato di basso livello solo perché è stato fatto per andare incontro ai desideri del grande pubblico. 

Un altro aspetto fondamentale, inoltre, è che Tom Hiddleston si diverte. Stare sul set è impegnativo, certo. Anche perché recitare implica in qualche modo mettersi a nudo. E allora la cosa migliore da fare è spogliarsi divertendosi. Non è facile mostrare tanto di sé, soprattutto davanti a migliaia e migliaia di spettatori. Ma gli attori devono farlo quotidianamente. Il problema è che se ci si prende troppo sul serio, difficilmente si dà luogo a una performance ben fatta e credibile. Non si può sempre mostrare solo la parte migliore e più dignitosa di sé. A volte bisogna abbattere le barriere e raccontare anche gli aspetti più imbarazzanti, ridicoli e cattivi. Ed è esattamente quello che Tom Hiddleston ha fatto con Loki. Il risultato? Un personaggio unico, che è riuscito a fare breccia nel cuore dei fan. 

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Tag:, , , , Last modified: 13 Aprile 2021
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