Cruella - © Disney Enterprises Inc. All Rights Reserved
Cruella - © Disney Enterprises Inc. All Rights Reserved

Cruella non è un live action qualunque. Rilegge, con un gusto prettamente disneyano, la rivoluzione della moda e dell’arte di fine anni ’70, incarnandola in una delle villain più amate di sempre, Crudelia De Mon.

Cruella (2021) - Foto di Laurie Sparham. © Disney Enterprises Inc. All Rights Reserved
Cruella (2021) – Foto di Laurie Sparham. © Disney Enterprises Inc. All Rights Reserved

Se avessi visto Cruella a 12 anni vi avrei detto che è il film “più bellissimo” del mondo ed essere “cattivi” non è poi così male.

Guardandolo oggi, pur mantenendo un pacato entusiasmo, considero il live action dedicato a Crudelia un grande film d’intrattenimento. E, soprattutto, un prodotto cinematografico che va ben oltre l’intrattenimento per ragazzi. Cruella rilegge un classico sotto una nuova luce e, finalmente, fornisce un background tutt’altro che banale alla cattivissima stilista, rendendola protagonista.

Tale background si rifà alle rivoluzioni della moda, della musica e della società in fermento tra gli anni ’70 e gli ’80, quelle rivoluzioni che hanno rivelato personalità come Vivienne Westwood, Malcolm McLaren e Johnny Rotten. Una bella lezione di storia underground per i più piccoli, e un modo per dire a tutti che essere geniali e cattivi fa male agli altri a volte, ma fa più male a se stessi. Ma andiamo con ordine. NON ANDATE OLTRE SE NON VOLETE SPOILER.

Si può nascere cattivi?

Cruella non è che il soprannome di Estella, bimba nata con la testa ricoperta da una strana cromia: metà dei capelli bianchi, candidi, l’altra metà neri corvini. L’inusuale aspetto esteriore non fa che attirare gli sguardi altrui, ma, soprattutto, riflettere la sua indole. La piccola Estella non nasce “cattiva”, ma ha qualcosa dentro che non riesce a definire. La madre continua a ripeterle di non far trasparire “Cruella” ma questa irriverente presenza è legata al sentire profondo di Estella, che non riesce ad opporsi alla sua manifestazione, in particolare nei momenti drammatici che la vita le riserva, o quelli in cui viene brutalmente messa all’angolo.

Estella/Cruella è una persona unica, affetta da quello che potrebbe essere definito disturbo della personalità multipla. Lo si capisce in particolare quando la sua voce cambia all’arrivo di quella parte nera corvina che affianca la più chiara. Si può nascere cattivi? La Disney si prende la responsabilità di spiegare che può essere molto più complesso di così.

La rivoluzione del punk

Un occhio attento ai costumi capirebbe che non sono semplici accessori nel film di Craig Gillespie (come ha ben saputo interpretare Roberto Boldini qui), ma il simbolo dello scontro tra una vecchia concezione della moda e un pugno nello stomaco alle convenzioni di quel mondo patinato. Cruella è punk. La sua idea di moda totalmente geniale. E il live action sembra un biopic mancato sulla stilista britannica Vivienne Westwood. In questo senso nulla è lasciato al caso: sia gli outfit di Estella che quelli della sua controparte Cruella optano per una scelta di tessuti e forme aggressive ed innovative, in una Londra pronta a bruciare.

Il negozio vintage di Artie richiama quello che la designer inaugurò con Malcolm McLaren all’inizio degli anni ’70. Un luogo in cui celebrare la propria unicità. E le citazioni non si fermano qui: Cruella presenterà la sua collezione primaverile a Regent’s Park, durante un evento totalmente illegale, proprio come il concerto in crociera sul Tamigi che Mclaren organizzò nel 1977 per i Sex Pistols. Sia nel film che nella realtà i due eventi finiscono con l’arrivo della polizia, raggiungendo a prescindere la visibilità estrema per i “criminali” in questione. E guarda caso in occasione della sfilata clandestina Horace (amico di Cruella, interpretato da Paul Walter Hauser) sfoggia l’accoppiata punk con capelli rossi e giacca di pelle proprio come Johnny Rotten.

Il punk, abbreviazione di punk rock, è opposizione su tutti i livelli. Per Cruella diventa una perfetta via lastricata di pelle nera e musica con allusioni fetish (nel testo di I wanna be your dog). La rivoluzione viene messa in atto violentemente e dritta in faccia alla borghesia impersonata dalla Baronessa.

Se è un’altra conferma che cercate basta leggergliela sul volto, tracciata sul nero: The future. Vi ricorda qualcosa? Meno propositiva ma parecchio assonante, No future, la frase conclusiva di God Save the Queen dei Sex Pistols, diventata emblema del movimento punk.

Cruella (2021) - Foto di Laurie Sparham. © Disney Enterprises Inc. All Rights Reserved
Cruella (2021) – Foto di Laurie Sparham. © Disney Enterprises Inc. All Rights Reserved

Lo strumento della perfomance

Per rimuovere Londra dal pantano stantio in cui ristagna (e affossare il successo della sua rivale), Cruella si serve di vere e proprie azioni artistiche, performance, in cui gli abiti sono solo la punta dell’iceberg per veicolare un’imponente ribaltamento della società.

Critica il mondo della moda dall’interno, provocandolo. Lo associa al “trash” da gettare, e spuntando fuori da un camion della spazzatura con un abito intessuto di finti sacchetti. Scavalca l’automobile della Baronessa vestendosi in uniforme punk, si avvale di proiezioni fosforescenti sulle facciate degli edifici.

L’apice arriva con la citazione a Damien Hirst. Come per il motto dei Sex Pistols, anche qui il messaggio viene ricodificato. Quella che era In and Out of Love, opera molto criticata in cui migliaia di farfalle mostravano il loro ciclo vitale, compresa la morte, diventa un abito da cui le farfalle si staccano dal corpino per iniziare a vivere.

Io non ho avuto la fortuna di vederlo a 12 anni, ma penso che quella sia l’età adatta per assorbire questa storia infuocata e perfetta dove bianco e nero si fondono per raccontare la diversità.

Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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