
È prevista per il prossimo 18 giugno l’uscita in sala di 28 Anni Dopo (28 Years Later), l’atteso terzo capitolo del franchise di 28 Giorni Dopo (28 Days Later). Intanto il regista Danny Boyle, che si riunisce per l’occasione allo sceneggiatore Alex Garland, racconta di come il suo nuovo film, che non si fa mancare né orde di infetti a caccia né lotte per la sopravvivenza, sia sì un horror, ma anche molto altro.
Cosa è successo in questi 28 anni
Si è tenuta lo scorso 11 giugno a Roma la conferenza stampa di presentazione del nuovo film, in questa occasione il regista descrive la realtà dei personaggi di 28 Anni Dopo come una situazione in cui lo stato d’allerta è finito, e si iniziano a correre più rischi.
Ventotto anni dopo la fuga di Jim, le immagini di una Londra deserta e la scoperta di abitare una zona destinata alla quarantena, quella città vuota così inquietante ripresa nel 2002 è quasi premonitoria per ciò che si è verificato dopo, ma fuori dallo schermo.
«Quando è arrivato il Covid, molti giornali hanno usato proprio quelle immagini per dire: “Guardate, si è avverato”, e in tutto il mondo le città erano vuote, era un’istantanea molto potente del pericolo che stavamo vivendo», dice il regista, ammettendo come questo abbia in varie forme alimentato il nuovo film, che ne esibisce gli effetti, estetici e narrativi, portando chi guarda in un momento molto diverso.
Ciò che colpisce di più Boyle e Garland per la struttura più emotiva e umana di 28 anni dopo è proprio il modo in cui ci siamo adattati al Covid nel tempo. «Non puoi reagire per 28 anni nello stesso modo in cui hai reagito nei primi mesi. Pensiamo alla pandemia. All’inizio tutti indossavamo mascherine, guanti, ma non si può sostenere quello stato d’allerta per 28 anni. Ti stanchi, inizi a correre dei rischi, esci di più. E questo ha influenzato il comportamento dei sopravvissuti nel film».

Aggiungere qualcosa di nuovo alla storia
Ciò che viene raccontato in 28 giorni dopo (2002) e in 28 settimane dopo (2007, che vede alla regia Juan Carlos Fresnadillo, e che risulta molto meno incisivo del precedente di cui è un debole sequel), ha continuato ad attrarre il pubblico, segnando un prima e un dopo per quanto riguarda la moltitudine di filoni postapocalittici, nel cinema e nella serialità.
Proprio come filo quasi diretto dei fatti ambientati al principio dell’epidemia e della fuga di massa, il nuovo lungometraggio abbraccia una narrazione molto più ampia della precedente, aggiungendo delle componenti che cambiano le carte in tavola, sia per quanto riguarda i sopravvissuti che per gli infetti. Entrambi i gruppi, le tribù, si sono organizzati per non morire, a discapito, in un modo o nell’altro dei loro antagonisti. Pur modificando i suoi codici, rimane un’opera ancorata alle origini.
«L’horror resta importante: è un motivo forte per andare al cinema. Ti permette di esercitare le tue paure, il disgusto, la fascinazione per gli orrori — quelli molto più grandi — che continuano ad accadere nel mondo. Ed è un genere flessibile che si può allargare per includere idee diverse e spingersi in direzioni nuove» dice Boyle, facendo riferimento alla storyline principale rappresentata dal personaggio di Alfie Williams (Spike), che supera ciò che la sua comunità ha in serbo per lui, un ritorno al passato in cui uomini e donne hanno ruoli netti e la nostalgia dei vecchi tempi preclude un nuovo sguardo sul futuro.
«Ci si aspetta che il ragazzo segua le orme del padre, che faccia ciò che il padre si aspettava. E la comunità intanto guarda indietro, a quell’Inghilterra del passato, agli anni ’50. Questo è il concetto alla base della Brexit: una società in cui i ruoli di genere sono ben definiti. Gli uomini sono uomini, le donne sono donne. Insegni ai ragazzi a cacciare, uccidere, difendersi, mentre le ragazze fanno altro. Ma le decisioni che prende lui, invece, parlano del futuro. Non torna indietro, va avanti, verso il proprio destino, e questo rappresenta il progresso».
28 Anni Dopo, diretto dal premio Oscar Danny Boyle con Jodie Comer, Aaron Taylor-Johnson, Jack O’Connell, Alfie Williams e Ralph Fiennes sarà dal 18 giugno al cinema prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures.
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