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DREAMING OF A WHITE CHRISTMAS: tre classici natalizi della Golden Age di Hollywood

La vita è meravigliosa, Frank Capra
Sarò di parte, ma per me i film americani classici hanno una marcia in più, quando si parla di Natale.

L’aura di nostalgia e spensieratezza che solo i tempi andati (e, ancor di più, che nemmeno abbiamo vissuto) sono in grado di suscitare ben si accorda con le sensazioni proprie delle festività in generale, ma del Natale nello specifico. Sì, perché nell’immaginario comune è l’occasione in cui più si celebrano la convivialità e i buoni sentimenti, ed è inevitabile sentirla legata maggiormente all’infanzia. Quando si cresce, ci si lascia l’innocenza e la purezza di questi momenti alle spalle. E così come pensiamo ai Natali passati con un sorriso malinconico, guardiamo i vecchi film con un simile trasporto emozionale. E quando le storie di questi film hanno come cuore narrativo, come ambientazione, o come culmine il Natale, il sentimento agrodolce di mancanza e consolazione tocca le sue vette più soddisfacenti.

La vita è meravigliosa (Frank Capra, 1946)

La vita è meravigliosa è forse il film classico di Natale che più è scolpito nella mente e nei cuori degli spettatori. La vita di George Bailey (James Stewart) ha preso una piega diversa da ciò che aveva sempre sognato: l’avventura e la libertà sono state sacrificate alle responsabilità derivanti dall’impresa di famiglia e all’amore di Mary (Donna Reed). Nonostante una vita passata a badare ai problemi degli altri, la vigilia di Natale, atterrito dal susseguirsi di disgrazie, George è sul punto di suicidarsi. L’intervento dell’angelo di seconda classe Clarence ribalterà le sorti del film, mostrando al pover’uomo come sarebbe il mondo se lui non fosse mai nato.

In perfetto accordo con le fantasies of goodwill (fantasie di buoni sentimenti) tipiche del regista, La vita è meravigliosa ci mostra la vita di un uomo dalla condotta irreprensibile. Trovandosi a quello che sembra essere il capolinea, George acquista consapevolezza dell’irrinunciabilità del suo ruolo nella vita dei suoi cari. Il film presenta una galleria di personaggi indimenticabili: dallo svampito zio Billy al perfido Potter, dalla dolcissima Zuzu al riconoscente Martini.

Questo film era in programma in un corso monografico su Capra che ho seguito durante la magistrale. Ricordo ancora quando durante l’ultima scena del film, quando i personaggi intonano Auld Lang Syne, ho visto con la coda dell’occhio il professore, accanto a me, con gli occhi lucidi. A film finito si è alzato, e con la voce un po’ rotta ha detto: ‘Ragazzi, non so quante volte ho visto questo film, ma non riesco proprio a non commuovermi’. Ecco, credo che questo aneddoto riesca a restituire il portato emotivo della ‘fantasia’ di Capra.

La moglie del vescovo (Henry Koster, 1947)

Koster ci presenta una dolce fiaba di riscoperta dell’amore dal tepore rigenerante. Il matrimonio di Julia (Loretta Young) e il vescovo protestante Henry (David Niven) è messo in difficoltà da una serie di problemi derivanti in primis dal quanto mai terreno fardello della costruzione di una nuova cappella. Un’angelica intromissione (sotto le iconiche sembianze di Cary Grant) favorirà la riscoperta del sentimento coniugale.

La moglie del vescovo (Henry Koster, 1947)

La narrazione è accompagnata da molteplici side stories che scaldano il cuore, imprescindibili, e anzi necessarie, in simili affreschi dei buoni sentimenti. Le atmosfere innevate e al contempo ‘calde’ ci trascinano all’interno di un sogno di Natale, facendoci tornare bambini, emozionati e con gli occhi sgranati di fronte alla tenacia con cui il Bene cerca di trionfare. Preparatevi alla scena in cui l’angelo e Julia pattinano sognanti sul ghiaccio, in un set che sembra quasi un’installazione presepiale; è l’emblema di un film che non si può guardare se non con un sorriso un po’ ebete sul viso, con una lacrima lieta sempre pronta a scendere.

Bianco Natale (Michael Curtiz, 1954)

Bianco Natale è una commedia musicale spassosa, in cui equivoci, amori e dialoghi brillanti fanno da padroni assoluti. Bob e Phil (Bing Crosby e Danny Kaye), ex commilitoni, sono diventati dopo la guerra un duo musicale di successo. Quando, in modo piuttosto burrascoso, incontrano Betty e Judy (Rosemary Clooney e Vera-Ellen), anche loro performer, prendono la decisione di passare con loro le vacanze di Natale in Vermont, dove si devono esibire. Lì ritroveranno una vecchia conoscenza dell’esercito, e trame amorose, incomprensioni e riappacificazioni prenderanno il via.

Bianco Natale (Michael Curtiz, 1954)

La professione artistica dei personaggi e l’impianto mostrativo del film fanno sì che le performance diegetiche meramente spettacolari tipiche del backstage musical costituiscano il cuore pulsante dell’opera. Non mancano tuttavia momenti musicali slegati dall’esibizione ‘da palco’, che assumono anche un valore strettamente narrativo. Si pensi a Snow, quando sul treno viene presa la decisione di andare in Vermont, e Count Your Blessings che suggella la scena d’amore tra Bob e Betty. Non si può fare a meno di rimanere incantati davanti alle esplosioni di colore e dinamismo che si offrono al nostro sguardo, scandite a ritmo di danza. Anche qui il finale lieto è indiscutibile, ma ammettiamolo, è proprio ciò di cui a Natale abbiamo bisogno.

Buona visione, e Buon Natale!

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Tag:, , , , Last modified: 28 Gennaio 2021
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