Damson Idris e Brad Pitt in F1 - Il film. Photo Courtesy Warner Bros. Pictures / Apple Original Films
Damson Idris e Brad Pitt in F1 - Il film. Photo Courtesy Warner Bros. Pictures / Apple Original Films

Il 25 giugno arriva in sala l’ultimo lavoro del regista di Top Gun: Maverick (2022), Joseph Kosinski, F1 – Il film. Incentrato sulle corse in Formula Uno, il film preme l’acceleratore con una cura scenica chirurgica, immergendo lo spettatore nel mondo delle corse e della velocità con un afflato quasi documentaristico. Ma va poi a schiantarsi contro il muro dei cliché, riuscendo comunque in un modo goffo e disomogeneo a tagliare il traguardo della modestia.

Sulle orme di Pete Mitchell: la trama di F1

Sonny Hayes (Brad Pitt) è un ex promessa degli anni ‘90 del mondo della Formula Uno, che dopo un brutto incidente si è ritirato dal circuito professionistico. Corre ancora occasionalmente su commissione, impiegando le sue qualità alla guida per guadagnarsi da vivere. L’ex collega Ruben Cervantes (Javier Bardem), lo contatta per portare un po’ di gloria al suo fallimentare team di Formula Uno, Apex Grand Prix, a secco di vittorie e punti da 2 stagioni e mezza. Ma Sonny ha anche il compito di mettere in riga il pilota testa calda della scuderia, Joshua “Noah” Price (Damson Idris), dotato di un buon talento ma ancora immaturo.

L’inizio del film è surreale, perché il comportamento senilmente sfrontato e imbelle di Brad Pitt lo fa sembrare un Cliff Booth del mondo dei motori. In realtà si palesa molto presto che la figura che più sembra ispirare Sonny è il personaggio di Tom Cruise nel precedente film di Kosinski, il capitano Pete Mitchell, nome di battaglia, Maverick. I due film sono quasi speculari, entrambi sul mondo dei piloti, ma ambientati in due universi distinti: l’aviazione militare e il mondo delle corse in Formula Uno.

Kosinski, con questo film, sembra veramente proseguire il glorioso cammino di Tony Scott, che fece del suo film del 1990, Giorni di Tuono, il degno sequel del suo cult del 1986, Top Gun.

Una scena di F1 - Il film. Photo Courtesy Warner Bros. Pictures / Apple Original Films
Una scena di F1 – Il film. Photo Courtesy Warner Bros. Pictures / Apple Original Films

Sogno di una domenica a metà del pomeriggio

Kosinski aveva già dimostrato in Top Gun: Maverick come l’azione e la velocità, il coraggio e la sfrontatezza umana, fossero i suoi elementi preferiti, oltre che quelli che sapeva riprendere con più arte e maestria.

Le sue prodezze registiche in questo film sono strabilianti. Se la storia è scialba, superficiale e ritrita, la regia regala delle sequenze al cardiopalma che inchiodano lo spettatore con la loro bellezza. Tutto il brivido della velocità delle corse in Formula Uno emerge prepotente e impressionante.

Ciò che spesso abbiamo sognato di trovare in quelle assolate domeniche post prandiali in cui in televisione, davanti ai nostri piccoli e inesperti occhi, si davano battaglia i migliori piloti del mondo, ci viene qui regalato con una notevole abilità registica.

Anche i costumi di Julian Day contribuiscono a farci entrare in quel modo intessuto di tecnica e moda che ha consacrato la Formula Uno come uno degli sport più fashion e iconici di sempre. Le tute dei piloti, i cappelli, i marchi delle scuderie, ci avvolgono con la loro estetica sfolgorante.

Damson Idris in una scena di F1 - Il film. Photo Courtesy Warner Bros. Pictures / Apple Original Films
Damson Idris in una scena di F1 – Il film. Photo Courtesy Warner Bros. Pictures / Apple Original Films

Tutti gli occhi sulla pista…

L’inizio del film preleva abilmente un cliché dal manuale di sceneggiatura e lo inserisce in un mondo delle corse che viene osservato e ripreso con un occhio documentaristico.

Non solo vi partecipano dei veri piloti di Formula Uno, attivi tutt’ora e in gara per il campionato mondiale nel fine settimana in cui uscirà il film (Lewis Hamilton fra tutti, è sia consulente sia co-produttore del film). È il mondo stesso dei box, dei pit stop, delle discussioni tra team a bordo circuito e i piloti in pista, che si mostra in tutte le sue sfaccettature. Rimaniamo affascinati pesantemente da questo lavoro; più che una ricostruzione, sembra un’incursione dentro quel mondo.

Il conflitto tra il microcosmo dei media, con i giornalisti ansiosi di ottenere uno show dai piloti, e quello più umano e tecnico dei membri delle scuderie, avvolge la visione del film, confrontandosi con un contesto non più totalmente eroico né poetico.

Grazie alla scelta di usare una vecchia gloria degli anni ‘90 come protagonista, sullo sfondo del film emergono anche i grandi nomi della storia di questo sport, da Prost e Senna, fino a Schumacher.

Il team Apex serve come ariete per entrare nei dettagli più esatti del mondo della F1, e nei momenti più vivi delle corse e della preparazione ad esse.

Damson Idris e Brad Pitt in una scena di F1 - Il film. Photo Courtesy Warner Bros. Pictures / Apple Original Films
Damson Idris e Brad Pitt in una scena di F1 – Il film. Photo Courtesy Warner Bros. Pictures / Apple Original Films

E nessuno che guarda lo schermo

Ma è proprio dal team, dai suoi membri scolpiti nella banalità narrativa, che emergono troppi problemi nella parte centrale del film.

Tutti i più grandi cliché delle storie d’azione, o sportive, o d’avventura, sembrano confluire in F1, soprattutto per quanto riguarda Sonny e la direttrice tecnica Kate McKenna (Kerry Condon). In più di un momento avvertiamo veramente quel mondo caldo, spensierato e terribilmente ottuso di fine anni ‘80 che Scott aveva raccontato nei suoi due film con Tom Cruise.

Nel volere dare più spazio drammaturgico a Sonny, ai suoi duelli/confronti con Joshua e con i membri del team di Ruben, si finisce per esaurire tutti gli spunti narrativi più superficiali possibili.

Il finale convoglia queste due parti in modo sbadato e traballante: il mondo della Formula Uno da un lato, realistico e avvincente, e la piattezza narrativa dall’altro. Tuttavia sono proprio questi cliché marcescenti ad ancorarci al destino in gara dei due piloti e del team alle loro spalle, cui basterebbe un podio per salvarsi da un amaro destino di vendita e ristrutturazione completa.

Correre per sentirsi vivi

La prima ora di F1 scorre con una ferocia e una crudezza impagabili, salvo poi distendersi con lascivia nella parte centrale, e tornare con un nuovo pathos in pista nel finale.

È una visione appassionante, frenetica e anche intrigante, al netto dei suoi evitabilissimi difetti.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
6.5
Francesco Gianfelici
Classe 1999, e perennemente alla ricerca di storie. Mi muovo dalla musica al cinema, dal fumetto alla pittura, dalla letteratura al teatro. Nessun pregiudizio, nessun genere; le cose o piacciono o non piacciono, ma l’importante è farle. Da che sognavo di fare il regista sono finito invischiato in Lettere Moderne. Appartengo alla stirpe di quelli che scrivono sui taccuini, di quelli che si riempiono di idee in ogni momento e non vedono l’ora di scriverle, di quelli che sono ricettivi ad ogni nome che non conoscono e studiano, cercano, e non smettono di sognare.
f1-il-film-kosinski-brad-pitt-javier-bardem-damson-idris-trama-recensioneAppassionante e con forti scelte di regia, a tratti documentaristica, F1 inciampa nella scrittura della parte centrale, scivolando verso il cliché