Cinema Festival Cannes
Cannes 9 luglio

Continua il nostro resoconto dei film visti durante l’edizione 2021 del Festival di Cannes!

Durante la terza giornata del Festival di Cannes 2021 (la prima potete recuperarla qui) abbiamo visto The Worst Person in the World, film norvegese che compete per la Palma d’oro, e La Civil, opera prima di Teodora Ana Mihai, regista originaria di Bucarest.

Verdens verste menneske /Julie (en 12 chapitres)/The Worst Person in the World – Joachim Trier, 2021

Julia in 12 capitoli, con un prologo e un epilogo. Oppure la peggior persona al mondo. Chiamatelo con qualsiasi titolo preferite, il film di Joachim Trier si rispecchia in ognuno di essi, svelando diversi aspetti.
Julia, la protagonista, non è poi davvero la peggior persona al mondo. È una millennial “nella norma”, con troppe possibilità e poche scelte effettive. A tratti libera da ogni convenzione e preconcetto, altre volte ingabbiata dalle aspettative degli “altri”, come appunto si intitola il primo dei capitoli del film.

Davanti ai nostri occhi vive in particolare due significanti storie d’amore, nessuna delle quali in grado di svilupparsi veramente. Non per questo però non possono ugualmente essere intense o importanti. La prima è la storia con Aksel, il celebre fumettista quarantaquattrenne; nonostante si ribelli al solo pensiero, Julia si lascia definire da lui, rimodellando se stessa e i propri confini. Nel secondo caso, con Eivind, suo coetaneo, invece tutto rimane immobile, nella costante paura di compiere passi più grandi insieme. Eppure il film non è sull’amore quanto sulla libertà di viverlo secondo i propri termini. Sulla possibilità di esistere fuori dai confini disegnati da altri per noi, fuori dal tempo e dalle tabelle che la società silenziosamente impone.
Trier lo arricchisce appunto con uno stile frammentario che “fotografa” alcuni attimi della vita di Julia, restituendocene i momenti salienti. E nel vivido realismo visivo riesce anche a incastrare a sorpresa importanti sequenze oniriche che vi stupiranno. Quasi quanto Julia, forse un po’ outsider in questo Cannes.

La Civil – Teodora Ana Mihai, 2021

Opera prima in concorso per la Camera d’Or oltre che per la sezione Un Certain Regard. La civil è stata accolta da uno scroscio di applausi, nonostante non sia un esordio perfetto. Anzi proprio per questo apprezzabile ancor di più per la difficoltà dei temi e della messa in scena che Teodora Ana Mihai ha voluto affrontare. La civil, intesa come la cittadina semplice, è Donna Cielo, protagonista alla disperata ricerca della figlia Laura, rapita dal cartello. Il film si addentra nel personale inferno di una madre incapace di restare ferma ad aspettare risposte, che non arriveranno mai, per l’incuria e la corruzione delle forza dell’ordine. Il suo coraggio e il suo amore la spingeranno oltre i limiti e oltre ciò che pensava di essere.

Ci sarebbe tanto da limare, a partire dalla durata molto elevata (150 minuti) per un genere di film che già intrinsecamente deve procedere lento, per scavare nel senso di impotenza dei suoi personaggi. Eppure, Donna Cielo, nella sua irrequietezza e nel suo bisogno incessante di risposte riesce a trovare una chiave per trascinare con sé il pubblico.

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies. Tra questi, solo per dirne alcuni, rientrano gli studi post-coloniali, gli studi femministi e quelli etnografici.

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