Gigi Proietti, doppiaggio - Credits: web

A pensarci bene, quella di Gigi Proietti è una delle voci più familiari in assoluto per chiunque abbia più di venticinque anni. Anche chi non frequenta spesso i teatri l’avrà ascoltata centinaia di volte in televisione tra fiction, spot pubblicitari (A me, me piace!) e spezzoni indimenticabili dei suoi one man shows. Anche quando non lo vediamo, ci basta chiudere gli occhi per riconoscerlo in alcune delle battute che ancora oggi sappiamo a memoria. Dal Genio blu di Aladdin al più famoso pugile di Philadelphia.

L’eredità che ha lasciato allo spettacolo italiano, in tutte le sue declinazioni, è semplicemente incommensurabile. Ma oggi noi vogliamo provare a ricordarlo attraverso alcuni dei personaggi a cui ha dato nuova vita attraverso la sua sola voce. Strumento che nel doppiaggio viene continuamente rimodulato e plasmato per creare mondi all’infuori di sé.

Gigi Proietti, il nostro Genio Disney

Non andiamo in ordine cronologico, seguiamo l’ordine dettato dalle emozioni. E senza dubbio il personaggio a cui tutta la generazione degli attuali (o quasi) trentenni è più affezionata è il Genio. Tristemente, il Genio della lampada di Aladino aveva già perso la sua voce originale con la morte di Robin Williams nel 2014. Crescendo negli anni Novanta, tuttavia, l’unica voce che conoscevamo era quella profonda, magnetica e mimetica di Proietti. Non solo nel grande classico del 1992 ma anche in entrambi i suoi sequel, parte dell’essenza stessa del Genio era nella sua espressività vocale. Un grande esempio in questo senso è il brano Il Principe Alì che oltre a mostrare la versatilità delle mille voci del Genio e di Proietti mette in risalto le sue doti canore. Anche se, lo so, la canzone più amata rimane sempre Un amico come me.

Un amico come me, Aladdin

Se dovessi poi chiedere a uno di voi lettori una battuta del Genio di Aladdin adesso, provereste a dirla con la stessa intonazione, come se non fosse possibile nemmeno pensarla diversa da come la pronunciava lui. A me per esempio viene in mente (buffamente molto più spesso del dovuto): Fenomenali poteri cosmici…in un minuscolo spazio vitale. Da bambina mi faceva ridere a crepapelle e anche adesso, complice il ricordo d’infanzia, mi strappa un sorriso ogni volta che ripenso alla scena o la rivedo in un meme.

Il punto, credo, è proprio questo. Ognuno di noi ha almeno un ricordo associato alla figura di Gigi Proietti e alla sua voce. Cosa che di per sé lo rende immortale già nella nostra memoria. 

La voce di Gigi Proietti sui grandi volti del cinema

Sono oltre quaranta i film in cui Gigi Proietti ha prestato la voce a grandi personaggi del cinema internazionale. È quasi impossibile raccoglierli tutti in un articolo che non diventi un mero elenco, perciò ne sceglierò alcuni tra quelli più conosciuti e tra quelli meno noti.

Innanzitutto Proietti ha saltuariamente sostituito Ferruccio Amendola nel doppiaggio di alcuni suoi clienti storici, come si dice in gergo. Nello specifico parlo di Robert De Niro, Sylvester Stallone e Dustin Hoffman. Se qualcuno ricorda bene la filmografia De Niro-Scorsese, e la conosce a memoria in italiano, riconoscerà la voce di Proietti in due opere molto distanti nel tempo: Mean Streets e Casinò. Il primo è l’esordio della coppia artistica, nel 1973, il secondo è ovviamente il cult del 1995.

Nel 1976 presta per la prima volta la voce al pugile più famoso di Philadelphia. L’Adrianaaaa di Rocky, che riecheggia nelle nostre orecchie solo a pensarci, è proprio opera sua. E anche se poi fu Amendola a plasmare l’identità e l’espressività di Stallone nei sequel, il primo film è quello che veramente ci è rimasto nel cuore. O no? Pochi anni dopo, comunque Proietti torna nei panni dell’attore italoamericano, questa volta in F.I.S.T. (1978).

Proietti, voce di Rocky nel 1976 - credits: web
Proietti, voce di Rocky nel 1976 – credits: web

L’unica volta che, invece, Proietti doppia Hoffman è in Lenny (1974) di Bob Fosse. Il film è tratto da una pièce teatrale sull’irriverente comico/stand up comedian Lenny Bruce. Chi poteva interpretarlo in Italia se non il re degli one man shows?

Un doppiatore anomalo e tutte le sue eccellenze

A differenza degli esempi sopra riportati e anche di molti doppiatori a noi più familiari, Gigi Proietti raramente ripeteva il doppiaggio di un attore. Nella sua lunga lista di film detiene il record solo Ian McKellen, doppiato tre volte, per tutti i film della saga del Lo Hobbit. In genere, invece, a Proietti venivano affidati volti e voci illustri ma una volta soltanto, per esempio Marlon Brando in Riflessi di un’occhio d’oro (1967). Questo permette di non associarlo in particolare a nessun altro attore e di rimanere sorpresi ogni volta che si riscopre la sua voce.

Una delle eccellenze che inoltre vale sempre la pena ricordare nella sua carriera è quell’unica volta in cui lavorò con Fellini, doppiando Donald Sutherland. Il Casanova di Federico Fellini (1976) è sicuramente uno dei suoi fiori all’occhiello. Come è noto, poi, il doppiaggio nei film del grande regista era essenziale. Egli non permetteva mai ai suoi attori di recitare in presa diretta, la vera espressività della voce era tutta a carico, quindi, dei suoi doppiatori.

https://www.youtube.com/watch?v=56sWvQU5dBU
Proietti e Fellini

Ci sarebbero decine di nomi da aggiungere, da Henry Fonda a Gregory Peck, da Kirk Douglas a Paul Newman, ma concludiamo questa breve sintesi con un ruolo molto particolare. In Dragonheart (1996), film diventato un piccolo cult, Proietti è la voce del drago, originariamente doppiato da Sean Connery. I due grandi artisti sono scomparsi a un paio di giorni di distanza, lasciando un grande vuoto nel cuore di tutti noi spettatori. Una coincidenza molto triste, che ci spinge comunque a celebrarne la memoria, magari con un articolo dedicato al cult degli anni Novanta.

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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