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Holidate, disponibile su Netflix, è il film che ha attirato la nostra attenzione, sia per i lati positivi che per quelli negativi

Holidate: PRO (a cura di Valeria Verbaro)

Forse è il mio cinismo che ultimamente parla spesso. O forse è il fatto che l’aspettativa delle Feste di dicembre ha sempre più un retrogusto amaro, lontano dall’infanzia. Una delle due cose, probabilmente ha reso ai miei occhi Holidate un film particolarmente azzeccato per questo periodo, questa fine del 2020. È un prodotto in grado di racchiudere la disillusione dei (quasi) trentenni di oggi, mascherandola da romantic comedy.

In un mondo sempre meno stabile e sempre meno rassicurante su più fronti, la verità è che i tempi, i ritmi e la natura delle relazioni cambiano continuamente. Mentre l’ideale del romanticismo si ferma, forse, a Harry ti presento Sally. E in effetti, Holidate in minima parte lo ricorda, ma contemporaneamente intende distruggerlo. È un esperimento tutto sommato riuscito, anche se non privo di difetti, e interessante almeno per due motivi.

Dialoghi irriverenti e privi di filtri

Come avrete modo di leggere più avanti, Holidate è un film inusuale perché mescola diverse tipologie di commedia, sfruttando varie forme di umorismo. Può piacere o meno, ma questo permette innanzitutto di uscire dalla bolla linguistica delle commedie romantiche, in cui ogni situazione è spesso ovattata, moderata o espressa attraverso eufemismi. Assume aspetti grotteschi, soprattutto quando entra in gioco il sesso, però almeno ne parla in modo diverso, normalizzandolo nelle conversazioni, così come accade nella realtà. I dialoghi sono forse più vicini di molti altri film del genere al nostro uso della lingua, anche se magari non è il più elegante che ci sia. È fatto sì di imprecazioni, parolacce, smorfie e doppi sensi, però è reale, vivo.

Holidate (John Whitesell, 2020) - CREDITS: Netflix
Holidate (John Whitesell, 2020) – CREDITS: Netflix

La struttura temporale e la continua presenza-assenza

Non è semplicemente un film di Natale, anche se viene presentato come tale. L’holidate (tradotto con festamico/a) è una compagnia che ci si può riservare per ogni ricorrenza dell’anno, dimenticandosene tra una e l’altra. San Valentino, San Patrizio, Pasqua, Cinco de Mayo, Independence Day, Halloween, Ringraziamento, fino di nuovo a Natale. Se vogliamo è un modo contorto per far finta di non essere soli, quando in realtà si sceglie di esserlo per il resto dell’anno. Un modo (non troppo utile) di ribellarsi alle aspettative sociali, rimanendone poi invischiati, in realtà.

Trascorre allora un anno intero, scandito ogni volta da un breve episodio che connette i protagonisti per una sera o un paio di giorni al massimo. Il rapporto che man mano si costruisce, quindi, è basato su una presenza-assenza consumistica e utilitaria, se vogliamo dirla così. È proprio la ripetizione di un modello sempre uguale e sempre diverso a porre le basi per un desiderio più profondo, di conoscenza e di affetto. Il Tempo è il terzo protagonista, l’elemento essenziale che fa spazio, lentamente ma inesorabilmente, a quel pizzico di romanticismo, sdolcinato e fuori misura, che in fondo stavamo cercando quando abbiamo cliccato play. E che arriva tutto alla fine, quasi a sorprenderci perché non lo aspettavamo più.

Holidate: CONTRO (a cura di Silvia Pezzopane)

Vi dico cosa intendo io per “commedia romantica”: film in grado di esprimersi, attraverso il dosato equilibrio di elementi romantici, drammatici e divertenti, in maniera elegante e commovente. Se dovessi fare riferimento a dei film in particolare, come esempi direi subito Pretty Woman o French Kiss. Protagonista è quasi sempre, apparentemente, un personaggio femminile, in verità più che altro funzionale a far emergere la controparte maschile. Non esistono molte eccezioni nella struttura, ma cambiano le caratterizzazioni: donne dolci, ingenue, coraggiose, irriverenti, ribelli, e uomini malinconici, forti, autoironici, solitari. Mi sto sfogando con gli aggettivi ora, perché in riferimento ad Holidate non ne serviranno molti. Non volevo necessariamente personaggi profondi, ma almeno “caratterizzati” un minimo.

Alla coppia protagonista faccio fatica ad affezionarmi, soprattutto perché ho detestato dall’inizio alla fine Emma Roberts che pesta rumorosamente i piedi alla zia Julia (Roberts) che sapeva il fatto suo.

La protagonista è tutt’altro che adorabile

Holidate (John Whitesell, 2020) - CREDITS: Netflix
Holidate (John Whitesell, 2020) – CREDITS: Netflix

Emma Roberts, volto che molti ricorderanno per varie stagioni di American Horror Story, è Sloane, single di quasi 30 anni costretta a dover sopportare le lamentele e le derisioni di tutta la sua famiglia (pure la nipotina) per il fatto di non presentarsi con un fidanzato per la cena di Natale. Si presenta spettinata e in tuta, continua a fumare nonostante la madre non lo tolleri e dice quello che pensa, senza farsi problemi. Fin qui una vera badass woman, che in verità mi piace e non è così scontata. Ad essere scontata è la vera trama che emerge, ovvero che in fondo da sola non sa starci e un qualcuno da sfoggiare le farebbe proprio comodo.

Il suo holidate diventerà Jackson (Luke Bracey): stipuleranno un patto secondo il quale passeranno insieme tutte le festività. Cos’è che non funziona? La caratterizzazione di un petulante e contraddittorio personaggio femminile. Sloane, fondamentalmente, è antipatica. Non riesce ad attirare neanche la minima immedesimazione, e anche sul finale quasi vorrei che imparasse a stare da sola piuttosto che rientrare in uno stereotipo che non va neanche più di moda.

Dai doppi sensi all’overdose da lassativo

Il secondo punto che fa sì che questo film deluda ogni minima aspettativa è la confusione di genere che mi somministra dall’inizio alla fine. Le situazioni equivoche e a sfondo sessuale, le volgarità gratuite e i momenti di imbarazzo puro costellano qualsiasi evento, sorgendo fuori posto tra una situazione e l’altra. Scene che non hanno proprio a che vedere con la commedia romantica di cui vi parlavo nell’introduzione.

Sono gag ed episodi veramente poveri di umorismo che ricordano molto più American Pie che Dirty Dancing. Potrò sembrare una purista del genere, ma in fondo chiedo solo un po’ di sincerità: è un film che non sa che vuole. Ma io lo so benissimo, se mi concedo la commedia romantica pre natalizia sto lì ad aspettarmi almeno una sceneggiatura corretta.

Per quanto riguarda i momenti espliciti, è questione di gusti. Dipende da come vengono pensati e a prescindere devono risultare funzionali e divertenti. Ma proprio per questo controfirmo i miei “contro”, poiché non è assolutamente divertente assistere ad un’overdose da lassativo quando ti aspettavi una storia d’amore, o ad un dito mozzato in una bustina ermetica.

Lasciamo a voi l’ultima parola! Qui trovate il trailer in italiano, anche se vi consigliamo di guardarlo in versione originale, almeno per l’accento di Luke Bracey.

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