ALEXANDRA BYRNE
I costumi di ALEXANDRA BYRNE - Credits: IMDB

Chi si aspetterebbe di trovare la firma di una costumista di film storici (da Oscar), anche sui costumi della Marvel? Questo è quello che sorprende del lavoro della costumista britannica Alexandra Byrne, che sa passare con disinvoltura da gorgiere elisabettiane ad armature di popoli extraterrestri.

LA CIFRA STILISTICA – Il potere di storytelling dei costumi

Alexandra Byrne fonda il suo lavoro artistico e professionale sull’idea che un costume debba raccontare al contempo il personaggio e la visione del regista. Per questo, come spiega in una recente intervista, non è poi così diverso lavorare a un film storico o di fantascienza: alla base di tutto c’è sempre una fase di ricerca, e la realizzazione di un moodboard di immagini e riferimenti. Certo, cambiano le fonti e i musei di riferimento, si passa da libri di storia ai fumetti, ma si tratta sempre di raccolta di materiale.

I costumi di ALEXANDRA BYRNE – Intervista

Nel processo creativo (e comunicativo) del  personaggio tramite gli abiti, la costumista affida un ruolo centrale all’uso del  colori (colors are the best storytelling devices): Byrne sfrutta il potere comunicativo immediato che hanno i colori sulla mente umana, creando una sorta di segnaletica “subliminale” con cui trasmettere informazioni allo spettatore.

ELIZABETH: The Golden Age (2007)

Dopo il successo di Elizabeth (1998)  Alexandra Byrne torna a vestire il personaggio della regina Elisabetta I nel film Elizabeth: The Golden Age (il secondo della “trilogia elisabettiana” di cui cura i costumi, al quale seguirà nel 2018 Maria regina di Scozia), per il quale vincerà un Oscar nel 2008.

Anche quando lavora a un film storico, il suo approccio ai costumi non è mai una semplice (e scontata) ricostruzione filologica.

Fedele al principio che un costume debba raccontare sia il personaggio che la Storia, per Elizabeth, la ricerca storica e gli esempi riportati dalla ritrattistica non sono visti come un limite vincolante. Costituiscono invece la base per elaborare una personale lettura artistica della moda dell’epoca e del personaggio. Così, sebbene i ritratti di Elisabetta ci testimoniano un ampio uso del nero, Byrne predilige una palette vivace, che separi – cromaticamente e simbolicamente – il personaggio della Regina rispetto a tutti gli altri.

I costumi di ALEXANDRA BYRNE in ELIZABETH: The Golden Age – Credits: IMDB

THOR (2011)

Thor è il primo film dell’universo Marvel a cui la Byrne lavora, ne seguiranno altri tra cui The Avengers (2012) e Avengers: Age of Ultron (2015), dove ritorna a vestire il personaggio del Dio del tuono.

A differenza dei costumi che progetterà per i film successivi (Doctor Strange, Guardiani della Galassia), questi risultano fin troppo essenziali. Le armature di Thor, Odino e degli dei Asgardiani hanno una fattura molto semplice nelle forme, non focalizzate sui materiali e prive di particolari lavorazioni.

A favore della costumista però bisogna riconoscere, lo scrupolo ad  assecondare sempre, con i costumi, lo stile della scenografia: in questo caso la linearità e la pulizia dei set di Asgard detta lo stile per le geometrie degli abiti dei suoi abitanti.

I costumi di ALEXANDRA BYRNE in Thor – Credits: IMDB


GUARDIANI DELLA GALASSIA (2014)


Rispetto a Thor, qui la costumista ha la possibilità di raccontare personaggi provenienti da un mondo, o meglio, da mondi, stilisticamente molto più stimolanti.

Le stratificazioni di materiali diversi, le texture, gli invecchiamenti con cui sono pensati i set, i props e i costumi, riempiono le inquadrature rendendo ogni frame interessante e significante.

La costumista, in un’intervista, ha spiegato quanto sia stato importante per questo film il lavoro in parallelo con il Property Master Barry Gibbs (attrezzista celebre, presente anche sui set di Inception e Black Widow). Vista la quantità di armi e props che i personaggi portano con sé era necessario progettare costumi che si integrassero con essi.

Le armi, osserva la Byrne, quando sono indossate, dovrebbero essere parte del costume. I costumi quindi sono stati modellati proprio sul tipo di armi relative ad ogni specifico personaggio, sulla modalità in cui queste interagivano con il costume e in sintonia con il loro stile.

I costumi di ALEXANDRA BYRNE in Guardiani della Galassia – Credits: IMDB

EMMA (2020)


In Emma Byrne si ri-trova a lavorare sul periodo Regency a 25 anni da Persuasione (suo primo film come costumista, anch’esso tratto da un romanzo di Jane Austen).

Anche per i costumi di Emma la costumista britannica sviluppa un articolato linguaggio cromatico. Colori che sembrano persino troppo carichi per un primo ‘800, tanto da far pensare a una rielaborazione storica. Ma non è così. Byrne sottolinea come spesso si abbia un’idea sbiadita della moda dei tempi passati, come se ci fosse davanti un filtro seppia, quando nella realtà  si sono sempre utilizzati toni saturi, e non sono solamente prerogativa dei nostri giorni.

Dalla sua parte – nel caso specifico di Emma – sfrutta fonti reperite sia su stampe ma soprattutto dai pezzi originali custoditi nei musei.

I costumi di ALEXANDRA BYRNE in Emma – Credits: IMDB

Un aneddoto, raccontato dalla costumista stessa, ci mostra come il mondo dei costumi non sia diviso in settori stagni, e anche ciò che era stato pensato per dei personaggi dei fumetti può tornare utile in costumi storici.

Proprio lavorando ad Emma si trova a risolvere la realizzazione di un paio di brache aderenti (di inizio ‘800) per il personaggio di George Knightley utilizzando un materiale e una tecnica che aveva sviluppato per le tute dei supereroi Marvel.

Per Alexandra Byrne il lavoro di costumista ha anzitutto una funzione narrativa. Il processo creativo si fonda sì su un’accurata ricerca ma anche su continui scambi e contaminazioni, dove ogni progetto diventa un arricchimento per quello successivo. Sia che si tratti di lavorare su unepoca già trattata (come nella trilogia elisabettiana) sia quando si effettuano delle lavorazioni su un materiale che era stato pensato per tutt’altro contesto.

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Sono un ragazzo di campagna con la testa tra le nuvole immerso tra mille progetti, se fossi una canzone sarei Confessioni di un malandrino di Branduardi. Dopo la laurea in Scenografia a Brera ho intrapreso un corso di specializzazione presso i laboratori della Scala. Quello che più mi piace è raccontare punti di vista: lo faccio disegnando, scrivendo, progettando. Più che le storie mi attraggono le persone, la loro psicologia, come vengono resi sullo schermo o su un palco il loro dramma interiore e la loro personalità (fantasticando su come le renderei io).

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