I, Tonya - Lucky Red
I, Tonya - Lucky Red

Tonya volteggia, con i suoi tripli axel, ed è come se volasse. Il biopic sul ghiaccio di Gillespie.

I, Tonya è un film biografico del 2017 in cui la regia è firmata da Craig Gillespie, che esordisce con Lars e una ragazza tutta sua nel 2007 e torna a sorprenderci con Cruella. Se non conoscete bene la storia di Tonya Harding, famosa pattinatrice sul ghiaccio tra gli anni ’80 e i ’90, non disperate: il biopic di cui vi sto parlando va decisamente oltre e vi conquisterà per altri, molteplici, motivi.

A prescindere dai fatti storici e dalle gare sportive, I, Tonya è l’esplosiva ricostruzione della vita di una donna sempre portata al limite delle sue capacità; forzata da una madre per nulla amorevole, affiancata da un compagno violento e instabile. Tonya è carnefice e vittima, in una guerra combattuta sui pattini, in corsa per il podio e per l’ammirazione degli altri.

Trovare la giusta forma

Strutturando il film come un finto documentario in cui gli interpreti raccontano alla telecamera la storia turbolenta che ha ribaltato le loro vite, Gillespie mette in scena il drammatico e coreografico teatro della vita di Tonya Harding. Interpretata da una fenomenale Margot Robbie, Tonya passa da un’arida infanzia senza affetto agli inizi della carriera di pattinatrice sul ghiaccio. Spinta da LaVona, sua madre, a concentrarsi solo sulla competizione, proprio durante gli allenamenti incontra quello che crede l’amore della sua vita, Jeff (Sebastian Stan). In un contesto totalmente tragicomico, i personaggi si rivolgono direttamente allo spettatore, ricostruiscono la loro storia, negano, mentono, si sciolgono in verità scomode. Le false interviste affiancano i flashback degli anni di gloria dall’amaro risvolto.

Quell’aggressione brutale a Nancy Kerrigan, la principale rivale per le Olimpiadi. L’attacco e il ginocchio spezzato, poi l’arresto di Jeff e dell’amico Shawn, entrambi esecutori dell’attentato. Il coinvolgimento di Tonya, e la rovinosa fine di tutti i suoi sogni.

Il movimento delle immagini

La regia di Gillespie coinvolge scavalcando una prevedibile visione per donare allo sguardo un irriverente e dinamico racconto. Mentre la protagonista scivola sul ghiaccio la macchina da presa la segue, l’avvolge: danza vorticosamente attorno ai suoi movimenti isolandone la leggiadra e tagliente perfezione.

Quando Tonya pattina dimentica il resto, l’amore di una madre e di un uomo non sono niente se paragonati all’ebbrezza di un pubblico in fiamme dopo averla vista librarsi come un angelo e ricadere in perfetto equilibrio. E se il prezzo è spezzare le gambe a qualcuno che si è messo in mezzo, così sia. Il pattinaggio le dà la possibilità di liberarsi e volare, essere leggera, essere migliore, vincere. Tonya Harding fu la prima donna statunitense (e la seconda in assoluto) a compiere un triplo axel, e venne squalificata a vita dopo l’incidente che la mise al centro di tutt’altre attenzioni.

I, Tonya racconta tutto ciò, e molto di più.

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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