Giacomo Coerezza
Giacomo Coerezza - Foto di Simone Pezzolati

Continua la collaborazione tra FRAMED e Conza, ufficio stampa milanese impegnato a promuovere artisti emergenti del panorama nazionale.

Stavolta abbiamo avuto il piacere di fare un’intervista a Giacomo Corerezza, giovane regista under 30, che ha realizzato i videoclip degli ultimi brani dei musicisti Leanò e Kublai. Tra musica e cinema, e desideri futuri, ci racconta un po’ di sé.

Cos’è per te un videoclip e quanto è importante per il brano che andrà ad accompagnare?

Premetto che penso che la mia affermazione sia anche frutto della mia poca esperienza nel campo. L’idea che mi sono fatto al momento è che da una parte possa essere un accompagnamento visivo, qualcosa che va ad estendere le sensazioni e l’immaginario contenuto in un brano al linguaggio delle immagini. Dall’altra, quando si crea una profonda simbiosi tra l’autore del brano e il filmmaker è allora che si crea un tutt’uno, non più un’estensione ma una vera esperienza unitaria di due linguaggi che si relazionano e dialogano per coinvolgere e spesso raccontare.

Qual è il tuo background, sia per quanto riguarda la musica che la regia e il cinema?

Ho sperimentato diverse forme espressive fino ad oggi e penso che quella su cui sto lavorando adesso sia un po’ una somma delle precedenti. Partirò dall’adolescenza (anche per non fare il percorso da “quando ero bambino”, ride). Unica nota sull’infanzia è che adoravo già sia la musica che il cinema. In adolescenza imparai a suonare uno strumento musicale e ebbi qualche piccola esperienza a suonare con altre persone. Fu soprattutto una riscoperta dell’espressione artistica. Da qui mi orientai alla fotografia, quasi per caso, ed infine al cinema, imparando in autonomia, girando un paio di corti ed infine seguendo un corso di studi triennale specifico nella regia. Un po’ come un imbuto, ora mi ritrovo ad interessarmi ad immagini in movimento con sonoro!

Come nasce l’ispirazione per la creazione di un videoclip? Parti da una suggestione generata dall’ascolto della canzone o da un’immagine?

Parto sempre dall’ascolto del brano. Evito di ascoltare le parole al primo giro, preferendo farmi suggestionare dalla musica e basta. Poi ad un secondo ascolto coinvolgo anche la parte linguistica della parola. Poi dipende, non sono così metodico in questa fase, mi piace lasciarmi trasportare. Se poi subentra una scrittura invece, cerco di incastrare in una struttura logica ogni cosa. Sono un fan della quadra perfetta (ride).

I tuoi tre videoclip preferiti della storia

Strano a dirsi ma ho guardato pochissimi videoclip in vita mia. Credo di essermi avvicinato a questo mestiere per una sincera curiosità nella musica e nell’immagine. Ad ogni modo posso indicare uno che mi ha colpito di più molto tempo fa e uno recentemente e uno negli ultimi tempi. Nel primo caso direi Imitation of Life dei R.E.M., nel secondo No Surprises dei Radiohead ed infine Anima di Thom Yorke. Quest’ultimo è forse la cosa più affine a livello di gusto e senso che ho visto finora.

L’ultimo videoclip che ti ha fatto dire: vorrei averlo girato io!

Ho anticipato la domanda! (ride). Senz’ombra di dubbio Anima di Thom Yorke, realizzato da Paul Thomas Anderson. Anche se andiamo molto sul cinema (non che sia un male). Un secondo video che avrei voluto girare io è Protection degli Alcest, una cosa totalmente diversa ma dal gusto estetico pazzesco.

L’artista che vorresti dirigere

Taxi B probabilmente. Sono curioso di sperimentare cose e generi diversi e lui è senz’altro una delle cose più fresche e interessanti del panorama mainstream attuale.

Un album e un film recenti che senti di consigliare

Ghost Tapes #10 dei God is an Astronaut come album, uscito quest’anno. Una granata di noise-post-rock, ricco di dinamica, sempre pronto ad esplodere in una deflagrazione di muri sonori distorti. Per quanto riguarda un film terrò buono “recente” fino al 2018, citando Burning (tradotto in italiano con il sottotitolo L’amore brucia) di Lee Chang​-dong, tratto da un racconto breve di Haruki Murakami. Un film sottile, di difficile comprensione, soprattutto per non addetti ai lavori, il che trovo sia l’unica pecca. Per il resto è un film poetico e dalle venature metaforiche che tratta lo scoprire la propria vena creativa.

Trovate i due videoclip di Giacomo Coerezza qui: Tempio per Leanò e Le soglie del dolore per Kublai.

Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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