Alessandro Baronciani
Intervista ad Alessandro Baronciani - FRAMED Magazine

Il progetto grafico WISH YOU WERE HERE e il poster di un live solo immaginato: intervista ad Alessandro Baronciani, dagli Smiths alla trasformazione della musica in immagini.

Alessandro Baronciani lo conosciamo per il tratto morbido da cui nascono personaggi illustrati densi come i protagonisti di un film. Autore di Come svanire completamente (2016), progetto sperimentale di narrazione ed illustrazione, e di Le ragazze nello studio di Munari e Negativa (2018). Musicista, illustratore, grafico e fumettista, è molto legato alla musica (nel 2015 realizza La distanza, romanzo grafico scritto con Colapesce) e al cinema (nel 2012 illustra per una mostra Le ragazze di Antonioni, celebrando l’anniversario della nascita del regista). L’anno scorso viene ristampato Quando tutto diventò blu (2008), che il 7 maggio 2021 diventa un concerto/spettacolo ed infine un disco.

Da anni collabora con TINALS – This Is Not A Love Song, un’autoproduzione editoriale nata nel 2013, che “fa flirtare il fumetto e l’illustrazione con la cultura e l’immaginario pop, ovvero con la musica, il cinema, le serie TV, etc, dando vita a prodotti editoriali atipici o restituendo una nuova funzione a formati in disuso”.(Trovate queste info e molto di più sul sito ufficiale). Il 24 maggio scorso TINALS presenta WISH YOU WERE HERE, un progetto artistico dedicato ai live storici: quelli epocali che hanno fatto la Storia della musica, ai quali tutti noi avremmo voluto assistere.

Alessandro Baronciani sceglie il live degli Smiths del 14 maggio 1985 al Tendastrisce di Roma, e non posso fare a meno di chiedergli perché loro, perché quei colori, perché quel ricordo trasformato in tratti grafici morbidi, ad incastro, perfetti.

Perché hai illustrato proprio il concerto degli Smiths? Eri al Tendastrisce quel 14 maggio del 1985 o avresti voluto esserci?

Con Andrea Provinciali ci si conosce da molto. La prima volta che abbiamo parlato insieme è stata una telefonata fiume come non mi capitava dai tempi delle superiori. Quando i telefoni erano fissi in una stanza e dovevi aspettare che non ci fosse nessuno in quella stanza per parlare comodamente per ore e ore.

E poi sono circa due anni che non ci vediamo più, quindi mentre mi parlava di Wish you were here abbiamo cominciato a parlare di concerti che abbiamo visto e che ancora, praticamente, non ci conoscevamo. E di come fosse bello girare per la città dopo il concerto a cercare il manifesto migliore da staccare dal muro e da portare a casa. Ecco questa è l’idea dietro al progetto. Andrea diceva che sarebbe stato bellissimo fare il poster di uno di quei concerti “mitici” – scusami la parola anni ottanta – dove non siamo mai potuti andare. Ecco perché il Teatrotenda e gli Smiths, l’unica data italiana di una delle band più iconiche – scusami di nuovo la parola anni ottanta – di quel periodo. Mi sarebbe veramente piaciuto essere lì.

Dimmi solo una parola che ti viene in mente al pensiero di quel concerto.

Chissà se veramente lanciava i fiori dal palco.

Verde, bianco e nero: i colori che hai scelto e la composizione rimandano per caso ad un pezzo in particolare del gruppo?

In un certo senso volevo ricordare la copertina di The Queen is dead. Avevo un poster in camera, penso fosse la copertina di This Charming Man, era una foto di un ragazzo che si specchiava in una pozzanghera. Quella immagine è stata la prima foto che vedevo appena mi svegliavo per andare a a scuola, insieme al poster dell’onda di Hokusai e della mostra a Firenze di Klimt – vista alle superiori in gita con la classe. Colazione con caffelatte e biscotti davanti a Zombie dei Cranberries e poi ad aspettare la corriera con una cassetta nel walkman dei Jesus And Mary Chain.

Hai visto che time-machine sono i disegni?

Seppur “immaginato”, questo non è il primo poster che realizzi per un evento musicale: qual è il processo che precede la realizzazione di un’illustrazione (manifesto, artwork, copertina)? Ti circondi di musica finché le immagini non si compongono quasi autonomamente o parti dal tratto?

La musica è il miglior modo per isolarsi da tutto il resto e da tutto il mondo che ti circonda. Più che trovare ispirazione, la musica mi manda “da un’altra parte”, e quando sono lì mi metto a disegnare. Ci sono dei dischi che poi mi ricordano momenti particolari. Basta soltanto mettere su il cd che rivedo gli amici, il posto in cui ci trovavamo, oppure baci, nudi sul letto, in spiaggia. Certi dischi per questa ragione non li ascolto quasi mai. Altri invece si sono adattati bene anche ad altri ricordi. Gli Smiths sono uno di quei gruppi. Ad una canzone di Morrissey sono riuscito ad agganciare più ricordi. E questo è meglio di una time-machine.

Quando disegno un poster per un festival invece voglio che sia il festival a darmi indicazioni su come creare il poster. Mi piace fare un lavoro partendo dai consigli. Dall’idea che hanno in testa. Mi piace visualizzare, disegnare con carta e penna qualcosa che prima era soltanto un pensiero.

Nelle tue opere la musica è fondamentale: dimmi un brano che vorresti trasformare in immagini.

Uh, diciamo che una cosa così bella mi è successa quest’anno con l’uscita del disco Quando Tutto Diventò blu. Letteralmente un fumetto che è diventato un disco pieno di canzoni e che raccontano la storia di Chiara, la protagonista, e dei suoi attacchi di panico. Come dico sempre io: un’avventura più paurosa di attraversare una foresta in fiamme.

Il tutto è nato da uno spettacolo che stiamo portando in giro per l’Italia anche in questo periodo. Al disco ha partecipato Corrado Nuccini che ha scritto insieme a me le canzoni e poi Ilaria dei Gomma, Her skin e Verano che hanno cantato le canzoni. Dal vivo invece abbiamo avuto tantissime ospiti: Rachele Bastreghi, Maria Antonietta, Any Other, Giungla, Han, Cristallo, Vipera, Arianna Poli, Marta Tenaglia e tante altre che suoneranno dentro al concerto a fumetti.

Quando tutto diventò blu, Alessandro Baronciani
Quando tutto diventò blu, Alessandro Baronciani, Bao publishing

Ringrazio dal profondo del cuore Alessandro per avermi parlato di ricordi e musica, trovate qui il link per partecipare al crowdfunding e saperne di più (finisce il 30 luglio).

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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