
Negli ultimi 15 anni l’Italia è stata segnata da casi di cronaca nera che ne riflettono lo stato di salute morale. Episodi che ben rappresentano la feralità che sta attraversando interi settori della società, il suo Zeitgeist. Tra i casi più eclatanti si possono citare, tra gli altri, la tortura e l’omicidio di Luca Varani del 2016 e il duplice assassinio dei coniugi Peter Neumair e Laura Perselli del 2021, nonché l’omicidio Rosboch del 2016.
Quest’ultimo caso è trasposto per la prima volta al cinema con una libera interpretazione firmata da Nicolangelo Gelormini (Fortuna, 2020), con, ancora una volta, protagonista Valeria Golino, già presentata alle Giornate degli Autori della Biennale di Venezia 2025.
Il caso Rosboch, la cronaca
Gloria Rosboch è un’insegnante di 49 anni di Castellamonte (Torino) descritta da tutti come una donna pura e un po’ ingenua, che non ha mai vissuto veramente, schermata al mondo dagli anziani e iperprotettivi genitori. Gloria vive una vita abitudinaria, fatta di supplenze a scuola, ripetizioni di francese in casa, la cura degli amati gatti e le domeniche a tifare la Juve.
La sua vita cambia quando incontra un ex allievo, Gabriele Defilippi, giovane carismatico ma dal passato burrascoso, che riesce a manipolarla emotivamente fino a farle credere nel sogno di una vita insieme in Costa Azzurra. Illusa da questo finto amore, Gloria consegna al giovane i risparmi di una vita: 187 mila euro. Quando l’insegnante capisce di essere stata truffata e minaccia di denunciarlo, Defilippi decide di eliminarla: attirata con la falsa promessa della restituzione del denaro, Gloria sale su un’auto dove ad attenderla sono Gabriele e un complice, Roberto Obert. Nell’auto, la donna viene strangolata e il corpo gettato nella vasca di una discarica abbandonata. Defilippi e Obert saranno poi condannati rispettivamente a 30 e 18 anni per l’omicidio.
Il caso di Gioia, il film
Gelormini ripulisce l’omicidio della Rosboch dal filtro catramoso del true crime e lo porta al cinema, riadattando a sua volta un adattamento del caso di cronaca nera: l’opera teatrale Se non sporca il mio pavimento di Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori, diventata poi una sceneggiatura vincitrice nel 2021 del Premio Solinas.
Lavorando a metà tra il dramma e il thriller, La Gioia racconta essenzialmente la storia di due persone agli antipodi e della tragedia che li aspetta. Da un lato c’è Gioia (Valeria Golino), un’ultra quarantenne che non è mai cresciuta veramente, esclusa al mondo per tutta la vita da genitori apprensivi, in particolare dalla manipolatrice madre Gisella (Betti Pedrazzi); dall’altro lato c’è Alessio (Saul Nanni), un teenager che è cresciuto troppo presto a causa di un padre assente e una madre degenere (Jasmine Trinca, già diretta da Gelormini in alcuni episodi de L’arte della gioia), che lo ha introdotto troppo presto a un mondo dissoluto, incarnato dal violento e satiro parrucchiere Cosimo (Francesco Colella).
Quello che era iniziato come un ordinario rapporto studente/insegnante diventa, tra Alessio e Gioia, un legame proibito e fragile ma necessario per entrambi, come se questo rapporto apparentemente osceno possa donar loro quell’educazione sentimentale (per citare Flaubert, l’autore amatissimo da Gioia) che non hanno mai ricevuto, salvo poi conflagrare in tragedia.

La Gioia equilibra diversi registri, facendoli interagire al meglio, passando dal pop e techno thriller al romance, dal dramma all’horror nelle ultime e terribili sequenze finali. Ruolo centrale all’interno del film è il significato dei luoghi e l’attenta scelta delle location, veri e propri attori di supporto all’interno del generoso cast. Geloromini, forte di una laurea in architettura, sceglie di lavorare tra dicotomie architettoniche e spaziali, come la bella casa in campagna di Gioia contrapposta allo squallido quartiere popolare dove Alessio vive con la madre, o la bellezza bucolica del bosco del loro primo bacio opposto alla discarica che segna la tragica fine per entrambi.
In breve
Un film sorprendente e struggente, che oscilla tra ricostruzione attenta e libertà artistica, rigore formale e guizzo creativo, dramma e genere. Sostenuto da un cast di attori generosi, tra cui spiccano (ça va sans dire) Valeria Golino e il giovanissimo Saul Nanni, La Gioia è uno specchio allo stesso tempo deformante e limpidissimo della nostra società feroce e cannibale. Una società con un disperato bisogno di un po’ di tenerezza.
Continua a seguire FRAMED. Siamo anche su Facebook, Instagram e Telegram.






