Lashana Lynch, 007 - Credits: web

Lashana Lynch raccoglie il testimone di Daniel Craig e si prepara a diventare 007. Sentiamo già tremare i leoni da tastiera e siamo abbastanza sicuri che questo argomento abbia provocato o provocherà più di una discussione con i vostri amici, conoscenti o troll di Facebook. Allora partiamo semplicemente dai fatti, prima di arrivare ai commenti.

Innanzitutto è la stessa Lashana Lynch a rendere la notizia ufficiale attraverso un post Instagram (@lashanalynch) che la ritrae sulla nuova copertina di Harper’s Bazaar. L’intervista pubblicizzata è interamente dedicata al rivoluzionario ruolo ed è condotta da Yrsa Daley-Ward, scrittrice e poetessa, autrice anche dei testi di Black is King (ne parliamo qui).

Cosa succede dopo Daniel Craig?

Da quando Daniel Craig ha lasciato definitivamente i panni dell’agente segreto più famoso nella storia del cinema, si sono sprecate le ipotesi sul possibile sostituto. Da Tom Hardy a James Norton, fino ai dubbi su Idris Elba. Il progressivo slittamento dell’uscita di No Time to Die non ha fatto che incrementare le speculazioni. Come è noto, infatti, il passaggio di testimone avverrà proprio sullo schermo e non sarà quindi una reinterpretazione del personaggio di James Bond!

Semplicemente sarà la licenza di 007 a essere trasferita dall’agente Bond a Nomi (Lashana Lynch). Riponete i forconi, dunque, voi che già state urlando al tradimento di James Bond e Ian Fleming. Si è scelto di proseguire su una via diversa dal reboot e dal remake, aprendo tutto un nuovo universo narrativo sulla MI6. Viviamo nell’era dei cinematic universes, non sarà difficile abituarsi all’idea. Forse potremmo considerarlo uno spin-off, non è ben chiaro, ma comunque, l’identità di James Bond rimane intatta e immutata.

Lashana Lynch e Daniel Craig - credits: web
Lashana Lynch e Daniel Craig – credits: web

Anche su questo, però, ci sarebbe da aprire un lunga parentesi, perché a voler essere fiscali Fleming impose solo una condizione per la rappresentazione del suo Bond: la nazionalità britannica. Il resto può adattarsi ai tempi, o persino anticiparli, quando il pubblico sembra non volerne proprio sapere (si pensi al disorientamento creato dai rumors su Idris Elba).

Un cambiamento epocale per lo spettatore

Arriviamo quindi all’aspetto caldo della notizia. Lashana Lynch non solo è donna, è una donna nera. Quindi l’attenzione si sposta immediatamente sulla cosiddetta ostentazione del politically correct, per alcuni. Per altri, è semplicemente un’opportunità per ribaltare schemi e stereotipi che il franchise si trascina dietro da sempre. La figura dello 007 con licenza di uccidere sarà qualcosa di diverso da ciò a cui siamo abituati? Assolutamente sì. Perderà il suo fascino? Non lo sappiamo. E in ogni caso dovremmo forse chiederci chi l’ha esercitato questo fascino negli anni: i grandi attori che l’hanno incarnato, a partire da Sean Connery, o il personaggio in sé?

Tornando a Lashana Lynch, comunque, il titolo di 007 è appunto una di quelle occasioni da non lasciarsi sfuggire. Lo è soprattutto per chi come lei che afferma di voler fare la differenza e rappresentare al meglio la propria identità culturale sullo schermo.

Non volevo sprecare l’opportunità di raccontare la realtà quando pensavo a ciò che il personaggio di Nomi poteva rappresentare. Ho cercato di trovare almeno un momento nella sceneggiatura in cui il pubblico nero avesse un motivo per annuire, felice di vedere rappresentata la propria vita reale. In ogni progetto di cui faccio parte, indipendentemente dal budget o dal genere, l’esperienza “Black” che sto rappresentando deve essere autentica al 100%. (…)

Lashana Lynch sul ruolo in No Time to Die

Aspetteremo ancora molto per vederla in azione e capire in che direzione si muoverà effettivamente la rivoluzione dell’agente 007, ma intanto possiamo già vederla nel trailer di Bond 25 (No Time to Die) accanto a Daniel Craig.

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies. Tra questi, solo per dirne alcuni, rientrano gli studi post-coloniali, gli studi femministi e quelli etnografici.

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