Les Amandiers
Credit: Lucky Red

Per la distribuzione italiana hanno scelto di chiamarlo Forever Young, che ha senso fino a un certo punto, perché forse l’originale Les Amandiers racchiudeva già tutto ciò che è il film di Valeria Bruni Tedeschi. Un’assonanza con gli amanti, gli amori e le passioni. Ma anche un riferimento storico, temporale e geografico agli studenti e alle studentesse del Théâtre Nanterre-Amandiers, l’importante accademia situata nella banlieue occidentale di Parigi. Negli anni Ottanta era diretta da Patrice Chéreau (Louis Garrel) e Pierre Romans (Micha Lescot) e fra gli aspiranti attori e attrici aveva anche una giovanissima Valeria Bruni Tedeschi.

L’amore che brucia è quello per il teatro, sicuramente, ma anche quello fra i diversi personaggi e, in particolare fra Stella (Nadia Tereszkiewicz) ed Étienne (Sofiane Bennacer). Una vera e tragica storia, vissuta dalla regista, che con questo film la ripercorre, la sfiora nuovamente, riprendendo in mano i ricchissimi anni degli Amandiers.

Velluto rosso e palcoscenico

Il teatro si respira in ogni scena, come fosse un bisogno, come fosse aria stessa. Nella grana pastosa delle immagini, con i colori tenui che sembrano appartenere del tutto al passato e al ricordo, Valeria Bruni Tedeschi ricrea la magia di quella scuola. Un luogo che sembra fuori dal tempo, che dà l’illusione di una possibile salvezza, salvo poi arrendersi – per qualcuno – alla crudeltà del contesto in cui si erge. E nel quale desidera fare la differenza. La periferia parigina, infatti, non aspetta a irrompere nell’idillio. Lo fa con lo spettro della droga, persino con quello dell’AIDS. La realtà di Stella, ricca e borghese, si scontra con quella di un mondo marginale a cui non aveva mai prestato attenzione prima. Per amore prova a comprenderlo. Per istinto di sopravvivenza prova ad allontanarsene, anche se mai del tutto.

Lo spettro della dolce ma disperata, molto problematica e sofferta storia d’amore con Étienne è ciò che più di tutto lega Les Amandiers all’esperienza di Bruni Tedeschi. Il suo Étienne in realtà si chiamava Thierry Ravel e con questo film lo riporta in un eterno presente.

Una precisazione fuori dal contesto filmico

Il legame personale e strettissimo di Valeria Bruni Tedeschi per questo film e per tutte le persona coinvolte era già visibile dall’emozionatissima Montée des Marches di Cannes, a cui chi scrive ha assistito. Les Amandiers era infatti in concorso per la Palma d’Oro 2022. L’elettricità di quella première era palpabile, come lo era anche l’attaccamento viscerale di Bruni Tedeschi per i ragazzi e le ragazze che hanno ridato forma ai suoi ricordi. Per questo non stupisce la notizia che Sofiane Bennacer non sia soltanto più Étienne ma anche il nuovo compagno della regista. È doveroso riportare, tuttavia, la notizia che proprio il giorno in cui Valeria Bruni Tedeschi presentava il film a Roma, il giornale francese Libération ha accusato pubblicamente Bennacer di violenza sessuale nei confronti di precedenti compagne. La regista ha voluto leggere di fronte al pubblico romano e alla stampa una lettera in aperta difesa di Bennacer, condannandone il “linciaggio mediatico”. Non è chiaro se e quanto questo influirà sull’accoglienza del film nelle sale, certo è però che Les Amandiers rimane un’opera da tenere a mente.

Dal 1° dicembre al cinema.

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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