Luca (Enrico Casarosa, 2021) Credits: Disney Pixar

LUCA © 2021 Disney/Pixar. All Rights Reserved

Quando sullo schermo appare il castello Disney sulle note di Un bacio a mezzanotte del Quartetto Cetra le opzioni sono solo due: Luca può essere straordinario o una fiera degli stereotipi. Per fortuna, la Pixar non delude e costruisce la sua prima, dolcissima e riuscitissima, avventura italiana.

Siamo negli anni Cinquanta, come suggeriscono silenziosamente le affiche di Vacanze romane (1953) o La strada (1954) di Fellini. E in parte è una trovata geniale, considerando che le produzioni (e il pubblico) statunitensi hanno ancora un’idea molto vaga di cosa e come sia l’Italia oggi. La presenza di Casarosa nella scrittura del soggetto, tuttavia, si nota molto, soprattutto nell’ironia con cui alcuni stereotipi sono rimodellati in modo intelligente e divertente. Per mantenerne il carattere folkloristico, comunque, accettiamo questo tuffo nel passato, a metà fra il paese dei nostri nonni e un mondo di fantasia, in cui anche i mostri marini sono nostri vicini.

Luca e il suo amico Alberto, infatti, sono leggendarie creature marine che, tra varie peripezie, si ritrovano sulla terraferma, a Portorosso (Liguria), per vincere una fantasiosa gara di triathlon: nuoto, bici e, come fosse uno sport, l’abbuffata di pasta. Si nascondono in bella vista, poiché sono in grado di mutare forma e trasformarsi in esseri umani, una volta all’asciutto. Per restare al sicuro, tuttavia, sono costretti a mentire agli abitanti del villaggio e, soprattutto, a evitare l’acqua! Cosa potrebbe mai andare storto, in piena estate, in una città di mare?

Luca: una storia di amicizia e di scoperte

Come nella maggior parte dei film Pixar e, in generale, dei racconti di formazione, Luca desidera uscire dal proprio status quo, scoprire il mondo e avventurarsi nell’ignoto, come prova ultima della sua maturità. Ad attrarlo è soprattutto il mistero della superficie e dei mostri umani, cosa che naturalmente ricorda La sirenetta (1989), ma contemporaneamente la oltrepassa.

Dopo aver esplorato il mondo subacqueo nei primi minuti, infatti, Luca incontra quasi subito il suo compagno di avventure, Alberto. Un tenero “Lucifero” accanto a questo nuovo Pinocchio, che trascina Luca letteralmente fuori dalla sua bolla, portandolo con sé. Il nucleo del film, dunque, non è la fuga ma è la scoperta di un nuovo mondo e di nuove relazioni.

In poco più di 90 minuti i temi toccati sono numerosissimi. Alcuni tradizionali, come l’amicizia, il “tradimento”, l’emarginazione: dinamiche sociali che fanno appello a un pubblico molto giovane. Senza fare spoiler, però, è presente anche un tema molto più rilevante e profondo, forse il principale, ossia quello dell’inclusione e dell’inclusività, che non corrisponde più concetto di integrazione, tanto usato e abusato. Non dimentichiamo mai infatti che Luca e Alberto non sono solo gli underdog (sfigati, nella versione in italiano), insieme alla loro amica terrestre Giulia. Sono la rappresentazione vivente del diverso, che tra l’altro viene dal mare. E non è cosa da poco, se traslato al nostro reale contesto italiano.

LUCA © 2021 Disney/Pixar. All Rights Reserved
LUCA © 2021 Disney/Pixar. All Rights Reserved

A nessuno dei due, tuttavia, è richiesto esplicitamente di cambiare. È la paura di non essere accettati, o peggio, di essere visti come una minaccia, a far sì che si trasformino in due bambini, perfettamente identici agli altri. Con meravigliosa ingenuità, tuttavia, scopriranno che un posto per loro si troverà sempre, soprattutto a tavola.

L’esperimento italiano di Pixar, perciò, per noi è promosso a pieni voti. Con una menzione speciale alla colonna sonora (Gianni Morandi, Edoardo Bennato e Mina, accanto alle composizioni originali di Dan Romer) che ha il sapore d’estate, di gioco e di felicità.

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies. Tra questi, solo per dirne alcuni, rientrano gli studi post-coloniali, gli studi femministi e quelli etnografici.

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