Mamma ho riperso l'aereo: mi sono smarrito a New York
20th Century Fox. Courtesy of Disney+

C’è una cosa che rende il sequel del classico di Natale Mamma ho perso l’aereo quasi sicuramente meglio del primo: la città di New York. In Mamma ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York (Chris Columbus, 1992), Kevin McCallister per la seconda volta si perde le vacanze con i suoi disattenti genitori, non per essere stato dimenticato a casa ma per essersi perso in aeroporto.

E mentre tutti i componenti della famiglia salgono su un volo per Miami, il ragazzo sale sull’aereo sbagliato, ritrovandosi a New York. Emblematica culla dello spirito natalizio, la città è vista attraverso gli occhi di un bambino impaziente ed entusiasta di trascorrere le feste tra alberi addobbati e giganteschi.

I luoghi della città

Rimanendo abbagliato dalle attività e dai posti da vedere nella città, fa un giro nei pressi dell’Empire Diner, fa acquisti al Quong Yuen Shing Grocery, a Chinatown (chiuso nel 2003) e passa davanti all’imponente World Trade Center, fornendo, come in Una poltrona per due, un’immagine simbolo che vive ormai solo nei film.

Kevin inoltre prende una stanza al Plaza Hotel, storico albergo sulla Fifth Avenue, che nel 1988 venne acquistato da Donald Trump, protagonista di un buffo cameo nel film. L’hotel fu poi rivenduto nel 1995. Solo le scene esterne e quelle nella hall sono girate nel vero edificio, mentre le sequenze nella suite sono state girate all’Hilton Chicago presso South Michigan Avenue.

La lezione di Mamma ho riperso l’aereo

Come nel primo film, anche nel sequel Kevin apprende l’importante lezione sul non farsi illudere dalle apparenze e c’è un luogo specifico in cui capisce che lo spirito del Natale si trova anche nelle piccole cose: Central Park. Situato a Manhattan tra i due quartieri residenziali, Upper West Side e Upper East Side, è lì che incontra, e viene salvato, dalla Signora dei piccioni, abitante silenziosa del parco.

Infine, dopo un’avventura turbolenta con i due ladri pronti a tutto tornati dopo l’evasione, riabbraccia sua madre, che sapeva esattamente dove trovarlo: al Rockefeller Center (sempre a Manhattan) davanti all’albero di Natale più alto della città.

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.