
Villa Medici presenta Fotoromanzo, prima mostra istituzionale in Italia di Nicole Gravier (nata ad Arles nel 1949), artista francese post-concettuale e pioniera del détournement visivo di immagini mediatiche. Gravier entra nel cuore della comunicazione di massa per smontarne la grammatica: pose, stereotipi, cliché, promesse di felicità e codici di genere.
Nicole Gravier e la sua ricerca
Stabilitasi in Italia all’inizio degli anni Settanta, prima a Roma e poi a Milano, Gravier si concentra in particolare sull’influenza del fotoromanzo nella cultura popolare. Nella serie Miti & Cliché: Fotoromanzi, l’artista si appropria dei codici del fotoromanzo italiano degli anni ’70 attraverso messe in scena che stravolgono con ironia le posture ripetitive e le dinamiche stereotipate, portando in superficie la narrazione patriarcale delle immagini: la subordinazione delle donne e l’ideale di realizzazione attraverso amore e matrimonio. La serie Miti & Cliché: Pubblicità prosegue questo lavoro di manipolazione delle immagini della moda e della stampa femminile, demistificando i modelli normativi di bellezza, successo e felicità.
Con un gesto che richiama l’orizzonte dell’arte “semiotica”, e in risonanza con la riflessione di Roland Barthes in Frammenti di un discorso amoroso (1976), Gravier interroga come i segni producono significato e come i miti visivi possano essere ribaltati: ritagliando, ricomponendo e disturbando immagini e testo, mette in crisi ciò che si crede di vedere e rivela i meccanismi della dominazione simbolica. Il suo lavoro dialoga in modo diretto con il contesto italiano degli anni Settanta e con la rivoluzione femminista che ha messo in discussione il potere del linguaggio e dell’immagine, in continuità con artiste e teoriche come Carla Lonzi, Mirella Bentivoglio e Tomaso Binga. Presentata in parallelo alla mostra su Varda, l’opera di Gravier ne intercetta alcune tensioni fondamentali: l’attenzione al quotidiano, la critica delle rappresentazioni del femminile e la capacità di fare dell’immagine un campo di battaglia culturale.

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