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Opera, Dario Argento, 1987.

Streghe, evocazioni, omicidi efferati e mani sporche di sangue: non è difficile immaginare perché Dario Argento scelse Macbeth come sfondo per Opera (1987), tra i film più cupi e cruenti del regista romano.

Dario Argento e l’opera lirica

Dario Argento incontra il mondo della lirica da ragazzo, quando un po’ controvoglia inizia ad accompagnare la nonna all’Opera di Roma.

I primi contatti non sono idilliaci: il giovane Argento sente questo mondo molto lontano da lui, ma di volta in volta il repertorio operistico inizia a coinvolgerlo.

Le dinamiche dell’opera lirica gli forniranno preziosi spunti per il suo futuro da regista: basti pensare al ruolo fondamentale della musica nei suoi film, utilizzata come catalizzatore di emozioni. Un’espediente che arriva direttamente dal mondo del teatro musicale. Oltre alla partitura, sono soprattutto i temi e i soggetti ad affascinarlo: il futuro maestro del brivido italiano è catturato dalle situazioni cruente, terribili dei libretti, “quasi tutte le opere liriche hanno un che di crudele”. Tutti elementi che, anche inconsciamente, ruba e trasla, rielaborati, nei sui film.

Dario Argento incrocia nuovamente il mondo della lirica nel 1985, quando è chiamato a firmare la regia per un Rigoletto allo Sferisterio di Macerata. Il suo progetto viene bloccato dai timori dalla direzione artistica, ma l’esperienza permette ad Argento di toccare con mano le dinamiche che stanno dietro il mondo dell’opera lirica, che lui giudicherà molto diverse sia da quelle del cinema che da quelle del teatro di prosa. 

Da lì l’idea di realizzare un film (horror) che ruotasse intorno a una produzione operistica.

Macbeth – Un’opera maledetta

Sul titolo protagonista di Opera (1987), Argento non ha dubbi: il Macbeth di Verdi. “Un’opera” spiegherà il regista “che ha dietro una scia velenosa e scura”. Il Macbeth è in effetti da sempre avvolto da un’aura misteriosa. La tradizione anglosassone vuole che questo titolo (perlomeno nella versione di Shakespeare) sia maledetto, tanto che in Inghilterra, in ambito teatrale, si evita addirittura di nominarlo, riferendosi semplicemente a questa come the Scottish Play. Per la tradizione furono le streghe a punire il bardo e il suo testo per aver osato sottrarre e mettere nero su bianco le loro formule.

Daria Nicolodi (che prese parte alla produzione) in un’intervista si sofferma sulla questione dell’opera maledetta portando una sua personale e interessante visione. Il motivo della maledizione, dal suo punto di vista sta nel “fatto che Shakespeare ha voluto raccontare un vero uomo nel personaggio di Lady Macbeth e una vera donna in Macbeth […]. In questa specie di sovvertimento alchemico molto all’avanguardia per l’epoca esiste un segreto che poi ha provocato tanti turbamenti e tante energie”.

Dario Argento porta questo alone di superstizione nella trama, ma nel film le varie tragedie che si consumano intorno alla produzione teatrale si rivelano frutto della mente sadica dell’assassino e non della fantomatica maledizione.

Quando Argento inizia a lavorare ad Opera la delusione per il Rigoletto di Macerata era ancora forte. Così nel film inserisce il personaggio (semi-autobiografico) di un regista horror che si trova a dirigere un’opera in un grande teatro italiano.

Per anni, dopo l’esperienza maceratese, Argento prende poi le distanze dal mondo della lirica fino al 2013, quando debutta con la sua prima regia. Il titolo? Macbeth, ovviamente.

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Sono un ragazzo di campagna con la testa tra le nuvole immerso tra mille progetti, se fossi una canzone sarei Confessioni di un malandrino di Branduardi. Dopo la laurea in Scenografia a Brera ho intrapreso un corso di specializzazione presso i laboratori della Scala. Quello che più mi piace è raccontare punti di vista: lo faccio disegnando, scrivendo, progettando. Più che le storie mi attraggono le persone, la loro psicologia, come vengono resi sullo schermo o su un palco il loro dramma interiore e la loro personalità (fantasticando su come le renderei io).

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