Peaky Blinders - CREDITS: web

Ripercorriamo insieme le vicende e i personaggi delle prime due, essenziali, stagioni di Peaky Blinders

Il magnetismo dei Peaky Blinders, come di ogni opera che riesca a farti amare i cattivi, è la grande dimostrazione del potere di una buona sceneggiatura. Perché mai dovremmo sentirci attratti da personaggi crudeli, in grado di sfregiare volti con le lamette nascoste nei loro cappelli o uccidere uomini a sangue freddo e mani nude come se niente fosse? Semplice, la risposta è nella costruzione dei personaggi, nella complessità delle loro psicologie, nel groviglio oscuro del male che è in ognuno di noi, che ci attira ma che spesso ci spaventa solo pensare.

Thomas Shelby, anima dei Peaky Blinders

Non c’è alcun bisogno di dire che Thomas (Cillian Murphy) sia il personaggio migliore della serie di Steven Knight, forse uno dei più belli mai creati in assoluto. Misterioso gipsy di fiume in abiti eleganti. Soldato, eroe, criminale e gangster. In lui si incarna il potere di un re, senza che nessuno lo investa, senza che nessuno lo chieda. Peaky Blinders inizia infatti con Arthur (Paul Anderson), il fratello maggiore, a capo della banda. Il posto di rilievo è suo per anzianità, ma il carisma di Thomas è semplicemente impossibile da ignorare, anche per lui che vi si arrende senza pretese.

La sua razionalità, il suo pragmatismo e quell’aspetto inscalfibile, come un pezzo di ghiaccio, gli permettono di agire indisturbato. La sua intelligenza gli permette di stare sempre un passo avanti ai suoi nemici (e ai suoi amici). Non c’è nulla in quest’uomo che non riesca ad affascinare. Non c’è nessuno che riesca a resistere alla sua influenza. Durante la prima stagione – e in fondo anche in tutte le altre – agisce da solo, porta su di sé il peso delle imprese più rischiose e folli. E così, anziché attirare su di sé l’ira della famiglia ne conquista il rispetto, scalando fino al trono.

Thomas Shelby (Cillian Murphy) - CREDITS: IMDb.com
Thomas Shelby (Cillian Murphy) – CREDITS: IMDb.com

È ciò che ci si aspetterebbe da un gangster, ma al contempo a ogni puntata sorprende lo spettatore. Questo accade soprattutto perché è volutamente un muro impenetrabile, impermeabile alle emozioni, ricacciate nei meandri della sua mente dalla nebbia dell’oppio. È un soldato ed è un generale, non teme di sprofondare nel fango, ma sa esattamente quali ordini dare per vincere le sue guerre.

Sappiamo che dietro quegli occhi glaciali si nasconde un mondo pronto a esplodere e forse è ciò che aspettiamo continuamente. Per questo apprezziamo così tanto la storia con Grace, almeno nella prima stagione: per il modo in cui scardina e mette in disordine una mente che si era alienata e che non vedevamo l’ora tornasse umana.

Happy or Sad?

Happy or sad?

Sad.

I warn you. I’ll break your heart.

Already broken.

Thomas Shelby, la scena della canzone - CREDITS: web
Thomas Shelby, la scena della canzone – CREDITS: web

Se dovessimo scegliere una scena iconica della relazione fra Tommy e Grace, sarebbe probabilmente questa. La canzone nel pub. Thomas non sente cantare dai tempi che precedono la Grande Guerra. Vieta anche che chiunque canti nei luoghi che i Peaky Blinders possiedono, in sua assenza o presenza. E nessuno disobbedisce mai. La vita stessa si dilegua insieme al canto, lasciando un vuoto incolmabile. Eppure Grace ottiene il permesso di cantare e lo fa per lui, da solo, con un brano malinconico che, pur volendo, non riuscirebbe a spezzare un cuore già in mille frammenti.

L’umanità di Thomas c’è, è lì sepolta da qualche parte negli occhi che diventano appena lucidi, senza versare una lacrima. E nonostante tutto sarà sempre e solo Grace a tirarla fuori, ad averne in qualche modo il controllo.

I demoni irrequieti di Arthur e John Shelby

Se negli occhi di Tommy è nascosta l’umanità, in quelli di Arthur brilla la follia. Ciascuno dei tre fratelli convive con i demoni della guerra in trincea. Con i ricordi traumatici di ciò che sono stati costretti a fare e vedere. Mentre Thomas si rifugia nel raziocino fino a soffocare le sue emozioni, Arthur discende lentamente ma in maniera sempre più netta verso il suo personalissimo inferno. C’è una bestialità, una forza animale che fuoriesce da quel corpo gracile e minuscolo, tale da lasciare senza parole, pietrificati. È il cavallo pazzo degli Shelby, quello su cui non si può scommettere ma di cui non si può fare a meno.

Joe Cole e Paul Anderson in Peaky Blinders -CREDITS: web
Joe Cole e Paul Anderson in Peaky Blinders -CREDITS: web

John (Joe Cole) è invece l’eterno ragazzino, andato in guerra troppo presto, perdendo la sua innocenza senza però maturare realmente. È invidioso, arrogante, impulsivo e avventato. Per assurdo, molto più di Arthur, è l’anello debole della famiglia Shelby. Da un lato è fin troppo facile da manipolare e influenzare. Dall’altro, essendo poco incline al rispetto delle regole e delle gerarchie, è decisamente lo spirito più indomabile di tutti, sempre sul punto di mettere tutto a repentaglio per un nonnulla.

Le figure femminili in Peaky Blinders

L’ultima dei fratelli Shelby è Ada (Sophie Rundle), ma nelle prime due stagioni il suo ruolo è piuttosto limitato. Il potere del suo cognome le permette di vivere in una condizione di libertà decisamente superiore alle altre donne. Il punto è proprio che all’inizio è lei stessa a rifiutare il nome dei suoi fratelli, rinnegandone le azioni e i crimini. È come se si sforzasse di costruire un’immagine socialmente accettabile di sé, attraverso l’attivismo politico soprattutto, ma senza riuscire mai ad allontanarsi dall’orbita gravitazionale di Tommy.

Più interessanti, senza dubbio, sono le figure di Polly e Grace, almeno nella prima stagione. Grace (Annabelle Wallis) è la spia, l’elemento di disordine in un universo solo apparentemente caotico. È il pesce fuor d’acqua che, proprio per questo attrae e respinge la fiducia dello spettatore. La sua ambiguità è essenziale, è il fulcro della relazione che instaura con tutti i personaggi, determinando l’impossibilità di sapere a chi è leale. Fino a quando non entra in gioco l’amore.

Helen McCrory nei panni di Polly Gray, Peaky Blinders - CREDITS: IMDb.com
Helen McCrory nei panni di Polly Gray, Peaky Blinders – CREDITS: IMDb.com

Polly è l’equivalente femminile di Thomas. Al di là dello stile, degli outfit e dei tagli di capelli che la rendono sempre più iconica di stagione in stagione, è il vero braccio destro del capo. Una serie che si presenta come prettamente maschile, per temi atmosfere, è poi capace di regalare un personaggio forte, commovente, ferito e ferino come quello interpretato dal Helen McCrory. Lei è la custode, sia del denaro che dei segreti dei Peaky Blinders. L’unica figura in cui il pubblico ripone piena fiducia, per la sua intraprendenza, per la sua assenza di scrupoli, per lo stoicismo con cui affronta la vita, pur avendo anche lei un cuore gipsy, irrequieto e nomade.

Due stagioni essenziali

Le prime due stagioni racchiudono la maggior parte dei momenti memorabili della serie, soprattutto perché raccontano la rapida ascesa della banda e, ancor prima, l’umile origine. La connessione con la natura, con il fango, i cavalli, il sangue e l’acqua del fiume è qualcosa di ancestrale e profondo che ancora nei primi episodi si percepisce chiaramente. È questo a renderli sporchi, odorosi di una Birmingham antica e cupa, fatta di carbone e sterco. Una terra di nessuno da conquistare un pezzo alla volta, meglio se con una sigaretta e un Irish Whisky in mano.

Tutti gli episodi di Peaky Blinders, dalla prima alla quinta stagione, sono disponibili su Netflix. Continua a seguire FRAMED anche su Facebook e Instagram per aggiornamenti sulla sesta in arrivo.