PETER HUJAR’S DAY, MUBI
PETER HUJAR’S DAY, MUBI

I nomi si sovrappongono, i volti sono sfocati tra un ricordo e l’altro, una generazione intera viene evocata in un passo a due relegato in un appartamento che estende il suo sguardo su tutta New York. Peter Hujar’s Day, scritto e diretto da Ira Sachs (PassagesI toni dell’amore – Love Is StrangeLittle Men) e dal 22 maggio in streaming in esclusiva su MUBI, è tratto dal libro omonimo che riporta la trascrizione di una conversazione registrata nel 1974 tra l’autrice Linda Rosenkrantz e il fotografo Peter Hujar (1934–1987), suo grande amico.

Quella conversazione dilatata nell’arco di un’intera giornata, il 19 dicembre 1974, avrebbe dovuto far parte di un progetto molto più grande; Linda Rosenkrantz aveva intenzione di realizzare un volume volto a documentare una giornata nella vita di diversi artisti (tra cui anche l’amico Chuck Close). Il libro non fu mai pubblicato, ma la conversazione uscì nel 2021 con il titolo Peter Hujar’s Day. Quella “giornata qualunque” fatta di dettagli e profonda vicinanza tra due grandi amici, sembra una lista di azioni e pensieri qualunque, ma rivela una vita che scorre letteralmente dietro l’obiettivo di un osservatore privilegiato eppure solo, alla ricerca del suo posto nella società, soprattutto quando continuare a fare il suo lavoro sembra quasi insostenibile, sia a livello economico che psicologico.

Il fervore che si muove all’esterno

Peter (Ben Whishaw) va a trovare l’amica Linda (Rebecca Hall) nel suo appartamento, qui la donna accende un registratore per fissare tutti i particolari della giornata precedente del fotografo. Peter Hujar nel 1974 è già famoso per le sue fotografie intime, che leggono dentro agli occhi dei soggetti che sceglie, ha già immortalato i moti di Stonewall e di lì a poco avrebbe pubblicato la raccolta Portraits in Life and Death. Tra i suoi soggetti ci sono Susan Sontag, Fran Lebowitz, Allen Ginsberg, William S. Burroughs e molti altri, artisti e icone culturali della scena downtown che concepiamo in un Olimpo degno di una serie di divinità, ma nominati superficialmente, tra un discorso e l’altro, da Peter nel racconto di una giornata qualunque, in uno dei centri di maggior fervore artistico, musicale e culturale del momento.

Il regista Ira Sachs scova gli interstizi dell’ordinario, se di ordinario nel caso di Hujar si può parlare, e ricrea il calore, la vicinanza, la quotidianità per riempire di immagini una serie di parole, diventate una testimonianza preziosa nella sua minimale ricchezza di informazioni. Girato in pellicola 16mm Kodak, il film restituisce la consistenza di una materia, l’imperfezione di un ricordo rievocato.

La solitudine degli interni

Peter Hujar’s Day nasce da una sincera ammirazione e fascinazione nei confronti di una città che ormai non esiste più. Lui stesso afferma di aver scoperto il libro di di Rosenkrantz nell’88, quando quell’era stava tramontando.

Grazie alle atmosfere ricreate dallo scenografo Stephen Phelps, il luogo in cui tutto si svolge è lontano dall’essere un palcoscenico, bensì abbraccia la verità di una casa dove si vive, si soffre a volte, e ci si confronta anche a notte fonda. Negli interni la vita dell’artista si rivela come la ricerca continua di volti, di storie da fissare, e si quasi affamato nel partecipare alla fragilità di quei ritratti. La testimonianza ritrovata e poi pubblicata porta alla luce una profonda solitudine, dissimulata dai continui impegni, da telefonate a tutte le ore, e consente di leggere la verità, tra un’azione e l’altra.

Il film di Sachs richiede un’attenzione al progetto, più che al risultato, ma è sicuramente una nuova prospettiva che concorre a completare l’interpretazione di un pezzetto di Storia, e di chi l’ha resa immortale.

PETER HUJAR’S DAY, MUBI

Continuate a seguire FRAMED. Siamo anche su FacebookInstagram e Telegram!

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
6.5
Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.
peter-hujars-day-film-recensioneIl film di Sachs richiede un'attenzione al progetto, più che al risultato, ma è sicuramente una nuova prospettiva che concorre a completare l'interpretazione di un pezzetto di Storia, e di chi l'ha resa immortale.