Skam 6, FRANCESCO ORMANDO/NETFLIX
Skam 6, FRANCESCO ORMANDO/NETFLIX

Con Skam succede sempre qualcosa che trascende una normale visione: mettiamo play, la nuova stagione inizia timidamente con i primi episodi, si fa lentamente spazio dentro di noi, diventa familiare, ci conquista, anche se il divario generazionale sembrava un ostacolo, anche se ci dobbiamo abituare al nuovo protagonista; Skam fa immancabilmente una magia.

Il linguaggio è quello quotidiano, non artefatto ma molto diretto, lo stile e la regia si adattano di volta in volta al protagonista, che cambia di stagione in stagione; lo abbracciano costruendogli intorno un suo spazio dove muoversi e vivere, lasciandosi conoscere in tutte le sue fragilità. Skam 6 è la seconda stagione original per l’Italia, Elia (Francesco Centorame) passa il testimone ad Asia (Nicole Rossi), alla regia ritroviamo Tiziano Russo (che abbiamo intervistato qui), alla scrittura Ludovico Bessegato, Alice Urciuolo e Elisa Zagaria.

La città di Roma torna ad accogliere le storie di adolescenti affacciati su un mondo che elettrizza e spaventa, e la loro voce ci ricorda la nostra, quella che avevamo o che abbiamo custodito come il ricordo di un periodo di scoperte. A fare la differenza è la rappresentazione, in grado di normalizzare anche ciò che fa più male, rendendolo appassionante ed educativo, nonché vicinissimo, come non avreste mai pensato.

Innescare la bomba con un montaggio da brividi

Skam 6 è volutamente politica: si getta subito sul presente con un montaggio potentissimo che riassume in pochi secondi molte delle vicende (realmente accadute) riconducibili a gruppi neofascisti. La voce fuori campo è quella di Asia, la ragazza che avevamo conosciuto nella quinta stagione con la Lista Rebelde, che introduce immagini che colpiscono allo stomaco come un’imprescindibile verità, ci urlano in faccia: quello che vedrete è fiction, ma il punto di partenza è più che reale.

In costante conflitto con i fasci per la gestione della scuola, la Lista Rebelde continua ad impegnarsi per migliorare le cose. Il nuovo progetto è un forum con una serie di incontri per parlare appunto di fascismo, della sua evoluzione nella storia, del perché sia più attuale che mai e capirne la pericolosità. Alla guida della lista c’è Asia, che vive una relazione a distanza con Ben (Leo Rivosecchi) partito per un anno di studio in Ohio, e che nasconde i suoi lati più vulnerabili mantenendo sempre un’immagine forte ed integra. L’arrivo di Giulio (Andrea Palma) sarà determinante per un ribaltamento totale di tutte le sue più ferree convinzioni, ma non solo, la porterà ad una nuova maturità, aprendole anche gli occhi sulla sua malattia invisibile, che continua a divorarla dall’interno.

Così Skam 6 attraversa il tunnel scuro dei disturbi alimentari, raccontato dal corpo e dal volto di Nicole Rossi, con la sua Asia elettrica e intima, e parallelamente parla di violenza e di cambiamento, fornendo ancora un volta un punto di vista sincero sulla possibilità di essere artefici del proprio futuro, incarnata da Giulio. Da qui in poi SPOILER ALERT.

Sottile

Il profilo sottile di Asia si associa al suo nervosismo costante. Circondata da amiche eppure sola, con una famiglia che non si accorge di cosa le sta succedendo perché troppo concentrata sulla sorella maggiore, vive con il proprio corpo un rapporto difficile, che la rende prigioniera delle calorie, delle aspettative, del controllo. Mentre il suo fisico inizia a ribellarsi dandole dei segnali, la sua mente è sempre più concentrata sul digiuno, finché questo non la porterà ad un ricovero in ospedale.

La rappresentazione del disturbo alimentare è in Skam 6 una delicata istantanea sulle fragilità più inconfessabili di una ragazza adolescente che trova nell’assenza di cibo il suo grido d’aiuto, e al tempo stesso l’illusione di dominare gli eventi. Nicole Rossi/Asia ci restituisce il senso di disagio, i momenti ovattati in cui le voci intorno e le persone vengono sostituite da un personale frastuono, che martella senza darle pace. Mentre per gli altri il cibo, o la possibilità di condividerlo, fa parte della normalità, per lei è fortemente problematico.

Questo disturbo la porterà ad avvicinarsi ad un’altra ragazza della scuola, una di quelle che non avrebbe mai considerato sua amica; riconoscere di avere un problema spinge Asia a cambiare attitudine su molte altre cose, sciogliendo quei nodi così stretti che fanno di lei una persona intransigente, anche troppo, a discapito della sua salute. Le inquadrature in cui la protagonista si ritrova sola sono silenziose e colme di senso, nonostante la sua figura esile vi si muova all’interno come una foglia spinta dal vento, la macchina da presa la segue senza conquistare spazio, ne osserva le indecisioni, la malinconia, la rispetta e ne esalta la forza anche nei momenti più critici. E in alcuni di quei momenti la presenza di Giulio la farà sentire meno sola.

Parliamo di fascismo

Le convinzioni di Asia si scontreranno con l’accettazione del passato di Giulio, in un arco narrativo intenso che più di una volta metterà lo spettatore in una posizione poco confortevole.

Giulio è di destra o di sinistra? Arrivato da Ciampino con l’anno scolastico già iniziato, a chi gli chiede perché ha lasciato la sua vecchia scuola dà risposte vaghe, e sempre diverse. Per Viola è l’ennesimo manipolatore, per Munny qualcuno di interessante da conoscere, per Asia diventa l’elemento di rottura dei suoi granitici equilibri. Giulio entra a far parte della lista, Asia subisce un’attrazione nei suoi confronti che le fa capire che la relazione a distanza è solo un’abitudine che mantiene tranquille le cose, senza farla stare bene come prima. I due si avvicinano, finché il cugino di Asia lo riconosce ad una festa, e se lo ricorda in Curva, con gli skinhead.

Questo perché prima Giulio era una persona completamente diversa: qualche anno prima faceva parte di un gruppo neofascista, con il quale si è ritrovato coinvolto in un pestaggio contro un ragazzo omosessuale, pagandone poi le conseguenze con tre anni di carcere minorile. La sua verità sconvolge Asia e parte delle sue amiche, che lo isolano, alimentando una solitudine già immensa e logorante. Quel passato ingombrante non può stabilire un dialogo con il loro impegno civile, eppure il percorso di Giulio dimostra un taglio con gli errori terribili commessi.

Skam ci mette davanti alla possibilità di accettare che si possa pagare per le proprie azioni e tornare a vivere con nuove intenzioni, lo fa attraverso gli occhi di un ragazzo adolescente, che si innamora di Asia proprio per le sue idee, e gli concede un nuovo respiro su un futuro ancora da scrivere.

In una dimensione di ritorno alla vita, la serie non esita a raccontarlo sia da una parte che dall’altra; Giulio ha uno scambio veloce con il ragazzo che anni prima aveva mandato all’ospedale, sono pochi istanti che ci fanno intendere come i due si siano in qualche modo riconciliati. Quella scena è la risoluzione più intelligente ed emozionante che Skam potesse fornirci, ancora una volta senza mezzi termini, e che si collega poi al finale, commovente come un’ultima festa con gli amici di sempre, ma anche coinvolgente come rivedere il mare dopo anni.

Skam 6, FRANCESCO ORMANDO/NETFLIX

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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