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Strappare lungo i bordi, Zerocalcare, Netflix Italia.

Le prime due puntate viste alla Festa del Cinema di Roma promettevano bene e tutte le altre non mi hanno deluso: Strappare lungo i bordi di Zerocalcare, per Netflix, si conferma come la serie animata, con una produzione italiana, migliore degli ultimi anni. Sono sei puntate brevi che si guardano in una mattinata, come consiglio a tutti di fare. Non necessariamente la mattina, va bene in qualsiasi momento della giornata, l’importante è che l’assorbiate tutta di seguito, per viverla appieno, come un film denso di significati non immediati.

Non è la romanità, non sono i suoi fumetti precedenti, e neanche i brevi video social: niente di tutto questo è indispensabile per innamorarsi della serie.

Strappare lungo i bordi è ovviamente Zerocalcare, ma non si ferma in quanto specchio del passato dell’autore, bensì si apre su un orizzonte riflessivo ed intelligente pronto ad interpretare il futuro che lo aspetta (e ci aspetta).

Guardarsi dentro prima di guardare fuori

Il racconto di Strappare lungo i bordi si muove verso un obiettivo conclusivo sin dalla prima puntata: un viaggio di cui non si conosce subito la destinazione di Zero con gli amici di sempre, Sarah e Secco. Tutto intorno il mondo del fumettista, Roma, l’infanzia, l’adolescenza, le prime ansie da farsi mancare il respiro, l’ironia realistica e dissacrante.

I bordi da strappare sono quelli precisi e tratteggiati che corrispondono alla vita che stiamo vivendo, ma spesso guardandosi dentro ci si ritrova fuori dal disegno e quei bordi, i nostri, sono frastagliati, strappati e irregolari. Perché non essere adeguati a quel percorso, che appare prestabilito, ci fa sentire così alienati? Michele (Zero), più che mai, si espone in prima persona, esibendo il suo Armadillo da compagnia (coscienza invadente con la voce di Valerio Mastandrea) e la paura di sprecare il proprio tempo, di non vivere abbastanza, di rimanere fermo per paura di fallire.

Quando scegliere una pizza diventa una lezione di filosofia

La mania del controllo nelle situazioni interpersonali si trasforma nella paura di fare il primo passo, o di accettarlo da qualcuno vicino a noi. La metafora dell’esistenza si traduce nella scelta di una pizza al ristorante. Una margherita per rimanere attaccato alla routine o una pizza stocazzo per gettarsi nell’ignoto.

Prendere una decisione come atto imprescindibile, concedersi una lezione di filosofia con la pizza per alternare la leggerezza comica allo “schiaffone” dritto sul viso che rende coscienti di non occupare il centro dell’universo.

Nella sua intera avventura animata il personaggio di Alice è la chiave di un cambiamento per prendere atto del sentirsi inadeguati, ma comunque andando avanti, perché non farlo sarebbe peggio. La sua storia, inserita in quella di Michele, irrompe come elemento fuori dagli schemi previsti.

La serialità che si prende gioco di sé

Il team di animazione di Movimenti Production rende fluido l’universo bidimensionale delle graphic novel e trova il linguaggio adatto per mettere insieme anche i video realizzati in precedenza da Zerocalcare (Rebibbia Quarantine). Nulla è statico nelle transizioni e nei colori scelti, le diverse prospettive visive si intersecano dando dinamicità alla narrazione, che non è mai scontata. Inoltre “la serialità” (e il formato Netflix) è come tutto il resto un’opportunità per giocare con i piani di senso, mostrando sempre più a fondo la realtà dietro al prodotto, scandagliandone appunto le anime che vi concorrono.

Zerocalcare Strappare lungo i bordi. Netflix
Strappare lungo i bordi, Zerocalcare, Netflix Italia.

Perché guardare Strappare lungo i bordi di Zerocalcare

Strappare lungo i bordi mi fa sentire meno sola. Mi spezza il cuore, raccontandomi una serie di verità mai pronunciate ad alta voce, e mi fa ridere fino alle lacrime per la sua lacerante onestà. L’esistenza riportata, tra azione e inazione, ci coglie nel mezzo, secondo Zerocalcare, come fili d’erba liberi di essere solo quello, perché tutto il resto è una sovrastruttura onnipresente fatta di bordi da ritagliare.

Ma spingersi alla deriva non è sbagliato e ignorare il tratteggiato che vuole definirci è inevitabile, anche non volendo, ma non per questo così grave da condannarci. Perché tutto ricomincia a muoversi fuori, dopo aver ricominciato a farlo dentro di noi.

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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