
The Dog Stars – Le stelle dopo la fine segna il trentesimo film di Ridley Scott. Un’opera visivamente potente girata tra le Dolomiti e Cinecittà, dove il vero elemento di rottura non è la trama post-apocalittica, ma la straordinaria intesa tra Jacob Elordi e una pastore belga italiana.
Ci sono storie capaci di raccontare la fine del mondo senza cedere al cinismo, ricordandoci che la sopravvivenza non è solo una questione di difesa, ma di empatia. Ridley Scott, arrivato alla sua trentesima regia, firma con The Dog Stars – Le stelle dopo la fine il suo primo vero film post-apocalittico. Prodotto da 20th Century Studios e distribuito nelle sale dal 26 agosto 2026 da The Walt Disney Company Italia, il lungometraggio adatta l’omonimo bestseller di Peter Heller con la sceneggiatura di Mark L. Smith (già penna di The Revenant). Il risultato è un’opera toccante per sensibilità, capace di mettere al centro la speranza nel mezzo della desolazione.
Di cosa parla The Dog Stars – Le stelle dopo la fine
La vicenda si apre sulla routine quotidiana di Hig (Jacob Elordi), un giovane pilota che ha perso la moglie durante una pandemia letale che ha devastato l’umanità. Rifugiatosi in un hangar isolato insieme al suo inseparabile cane Jasper, Hig perlustra i cieli desolati a bordo di un Cessna, mentre il pragmatico ex militare Bangley (Josh Brolin) presidia il territorio pronto a eliminare chiunque consideri una minaccia.
Questo equilibrio basato sulla pura sopravvivenza viene incrinato quando Hig intercetta alla radio un debole segnale: il frammento di una voce distante che riaccende la speranza di trovare una comunità ancora civile. Spinto dal desiderio di tornare a vivere davvero e non solo a sopravvivere, Hig decide di rischiare tutto e partire verso l’ignoto oltre i confini del rifugio, affrontando un viaggio pieno di incognite in cui incrocerà i destini dei personaggi interpretati da Margaret Qualley e Guy Pearce.
Una co-star a quattro zampe che “parla” italiano
In un cast guidato dalla solida alchimia tra Elordi e Brolin — che regalano sprazzi di complicità simili alle grandi coppie d’altri tempi — la vera anima del racconto risiede nel rapporto tra il protagonista e il suo compagno a quattro zampe Jasper: baricentro emotivo di una storia di fedeltà e salvezza reciproca.
A interpretare il cane è Raksha (detta Rak), una femmina di pastore belga Malinois addestrata a Formello da Carolina Basile di Dogstudios. Con straordinaria disinvoltura Raksha è riuscita a rubare la scena ai suoi illustri colleghi anche sul carpet della première mondiale a Londra, catalizzando l’attenzione dei fotografi persino più delle “scarpe-non-scarpe” firmate Chanel di Margaret Qualley. Per recitare al suo fianco, Jacob Elordi ha dovuto imparare i comandi in italiano, creando sul set una sintonia immediata. La presenza di Raksha infonde al film un senso di autenticità, trasformando la semplicità di un gesto quotidiano nel simbolo di ciò che merita di essere protetto.
Il Colorado ricostruito tra le Dolomiti e Cinecittà
Oltre alla vocazione internazionale, The Dog Stars batte con un cuore profondamente italiano. Le riprese sono state realizzate nella primavera del 2025 ricreando i paesaggi del Colorado tra Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Abruzzo e Lazio. Le Dolomiti prestano la loro maestosità a uno scenario naturale che pare dipinto, mentre Cinecittà ha ospitato le ricostruzioni degli interni.
Tra le pieghe di questa ambientazione emerge uno degli elementi più potenti dell’opera: il ruolo da vera protagonista affidato alla natura. In un mondo in cui la presenza umana si è ridotta al minimo, la vegetazione e la fauna selvaggia si riappropriano legittimamente dei propri spazi con forza dirompente. Gli animali tornano ad abitare un territorio che riprende a respirare, e Scott sfrutta la luce e la poesia dei nostri paesaggi per costruire un’atmosfera sospesa e viscerale, dimostrando ancora una volta il suo legame profondo con le maestranze del nostro Paese.
La bellezza di un’umanità che non si arrende
Ciò che rende The Dog Stars riuscito e vitale è la scelta di rifiutare l’oscurità senza via d’uscita. Sebbene la struttura poggi su codici familiari al genere, la regia di Scott e la fotografia lavorano al servizio degli affetti. Il viaggio di Hig non è una semplice fuga, ma un inno alla ricostruzione della fiducia.
Elordi e Qualley regalano interpretazioni misurate, affidando a sguardi e gesti trattenuti il peso di chi cerca di rimanere umano tra le rovine. Senza cedere a facili retoriche, The Dog Stars ci ricorda che nessuno si salva da solo e che l’altro non è sempre un nemico, ma la chiave per tornare a vivere. Un film potente, sincero e pervaso da una luce autentica, capace di risvegliare un senso di profonda connessione.
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