Timothée Chalamet - HBO Max e Warner Bros. : Credits: Dune, Warner Bros
Chalamet in Dune. Warner Bros

Se vi chiedessimo di nominare il personaggio che ha segnato il 2021, almeno dal punto di vista dell’entertainment, vi verrebbe davvero in mente qualcun altro oltre Timothée Chalamet?

Anche il Time, lo scorso ottobre, gli ha dedicato la copertina dei Next Generation Leaders, a conferma dell’impatto culturale che l’attore ha avuto in quest’ultimo anno. È un simbolo che va ben al di là del divismo e del desiderio spesso associato alle grandi star. Un’icona della Generazione Zeta e di quello spirito plurale, inafferrabile e indefinibile che essa rappresenta.

Nessuna differenza tra blockbuster e cinema d’autore

L’abbiamo visto chiaramente in sala nei mesi scorsi: Chalamet può fare di tutto. Negli Stati Uniti è stato ancora più forte l’impatto dei due grandi titoli che l’hanno visto protagonista al cinema, poiché usciti lo stesso giorno (22 ottobre) e fonte anche di brillanti meme. Da un lato Dune, dall’altro The French Dispatch, due opere apparentemente agli estremi del continuum cinematografico, se mai si accetta di definire il cinema di Villeneuve d’intrattenimento e non d’autore.

Un blockbuster fantascientifico e un esperimento metalinguistico sulla stessa settima arte: due ruoli che hanno peso diverso anche nella sua carriera ma che insieme mostrano gran parte del range dell’attore.

Drammatico, solenne ed elegante il suo Paul Atreides. Stralunato, comico e giocoso il suo Zeffirelli per Wes Anderson.

Ci danno anche un assaggio di quelli che saranno i prossimi ruoli opposti in cui lo vedremo: un inquietante cannibale in Bones & All, diretto di nuovo da Luca Guadagnino, e il weird per eccellenza, Willy Wonka, nel musical-prequel di Paul King.

Il MET, la moda e l’arte

Mentre il 2021 volge al termine – e ritroviamo ancora una volta Chalamet in sala e su Netflix in Don’t Look Up – anche i più indifferenti al suo potere di attrazione non possono negare di averlo visto protagonista ovunque quest’anno. I meno esterofili possono aver perso di vista il suo monologo al Saturday Night Live, ma sicuramente saranno stati bombardati di fotografie, reel e post dei grandi red carpet da lui dominati. Dal tenero siparietto con Tilda Swinton a Cannes, fino allo stilosissimo arrivo al Lido di Venezia, in piedi sul water taxi. Quel suo completo nero glitterato e già iconico ha segnato inoltre l’inizio ufficiale della collaborazione con Haider Ackermann, designer francese con cui adesso ha creato anche una capsule collection i cui proventi andranno ad Afghanistan Libre, ONG per la tutela dei diritti di donne e bambini in Afghanistan.

Ackermann ha anche firmato l’altrettanto celebre outfit di Timothée al MET Gala, di cui Chalamet è stato chairman quest’anno. Ulteriore segno dello status raggiunto dall’attore negli ultimi mesi. In occasione del grande evento newyorchese dello scorso 13 settembre, Chalamet ha inoltre voluto lasciare ulteriormente il segno collaborando a un’istallazione di JR, noto artista francese che lavora con la tecnica del collage fotografico. Forse, se siete di Roma, avrete visto la sua facciata di Palazzo Farnese o, se amate Agnès Varda, l’avete scoperto con Visages, villages.

In ogni caso, la diretta Instagram che ha preceduto il red carpet conta oggi oltre due milioni di visualizzazioni e vale la pena riguardarla ancora una volta. JR è infatti riuscito laddove il cinema ci sta ancora provando in diversi modi: rendere Chalamet stesso parte integrante di un’opera d’arte.

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valeria-verbaro-framed-magazine
Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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