
Venezia 82, i film che abbiamo visto il 5 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia 2025
Ri gua zhong tian (Sun Rises on Us All), Cai Shangjun (Concorso)
Penultimo film nella sezione in Concorso, The Sun rises on us all è un lungometraggio che affronta il dramma e il dolore in modo estremamente delicato. La protagonista, Meiyun, vive una vita difficile; ha una relazione con un uomo sposato, ha affrontato diversi aborti ed ha un rapporto molto complicato con Baushu, il suo ex fidanzato malato di cancro.
The Sun rises on us all mette in primo piano le difficoltà del vivere, dove pochi sono i lati positivi per i suoi protagonisti, tormentati costantemente da un passato che sembra non lasciarli mai. Il lungometraggio trova proprio in queste caratteristiche le sue potenzialità, ma è schiacciato dal peso di una sceneggiatura che predilige un ritmo lento e non consono a quanto si sta raccontando.
Un film fatto per Bene, Franco Maresco (Concorso)
“Il cinema è una controfigura di sé stesso. Il vero cinema non esiste più”. Si può riassumere in queste frasi l’eclettica opera di Franco Maresco che presenta in Concorso Un film fatto per Bene. L’intento del regista è chiaro: prendersi gioco dei suoi spettatori, e riesce a farlo mettendo in scena un film che parla della realizzazione di un lungometraggio che in realtà non esiste, quello sulla figura di Carmelo Bene.
Maresco applica il teatro del grottesco e dell’assurdo nel suo Film fatto per Bene, realizzando un’opera che diverte, si prende gioco dell’industria stessa e delle sue figure principali, dichiarando che nessuno è più in grado di farlo, il cinema.
L’isola di Andrea, Antonio Capuano (Fuori Concorso)
Antonio Capuano decide di raccontare una storia basata (purtroppo) su numerose storie vere: la violenza sulle donne. Il modo in cui sceglie di farlo è però molto diverso da quello che ci si aspetterebbe. L’isola di Andrea è la storia di un bambino, Andrea, che vede la sua vita cambiare radicalmente dopo il divorzio dei genitori. Il film mostra quindi i vari incontri con gli psicologi e le altre figure competenti che il bambino è costretto ad affrontare.
La svolta arriva però alla fine. Seppur preannunciata tramite la caratterizzazione dei personaggi dei genitori di Andrea, interpretati da Teresa Saponangelo e Vinicio Marchioni, rimane comunque spiazzante, mostrando uno spaccato di realtà che è sempre più attuale. Un film che, con grazia, decide di raccontare sia l’innocenza che l’orrore.
Il mostro (ep. 1-4), Stefano Sollima (Fuori Concorso)
Distribuita da Netflix, diretta e sceneggiata da Stefano Sollima, Il Mostro è la nuova miniserie in 4 puntate che racconta la tragica e inquietante vicenda di cronaca nera che tiene in pugno l’Italia da più di sessant’anni: il Mostro di Firenze.
Con uno sguardo inedito, Sollima racconta una storia già conosciuta e, televisivamente e cinematograficamente, sfruttata molto spesso, da un punto di vista nuovo, basando la sua narrazione su dubbi e vari punti di vista pronti a smontare i precedenti. Qui la recensione completa.
La valle dei sorrisi, Paolo Strippoli (Fuori Concorso)
Anestetizzati cittadini felici popolano Remis, un paesino di montagna dove, apparentemente, nessuno è triste. Ma l’arrivo di un “intruso”, che vive ormai da tempo in un’oppressiva condizione di colpa, rimorso, e depressione, scombina gli equilibri. Lì conosce Matteo, un adolescente in trappola, un santo capace di curare, un anima che vuole solo assaporare da solo i suoi tormenti, e l’incontro tra i due segna un punto di non ritorno, un cortocircuito che ribalta l’esistenza di chiunque, almeno per una volta, si sia sentito triste a Remis.
Strippoli sfrutta i codici dell’horror, ma a terrorizzare sono solo le nostre debolezze, e l’incapacità di lasciarsi liberi di soffrire, anche quando il dolore è insostenibile. Con un giovane co-protagonista che è la vera sorpresa del film, Giulio Feltri, e un sound design curato nei minimi dettagli (ogni vibrazione vive di senso proprio e il suono è come un personaggio aggiunto nel film), La valle dei sorrisi riporta il genere nel cinema italiano, usandolo come pretesto per raccontare il dramma della fragilità umana e dell’esigenza di controllo costante sui propri sentimenti, anche quelli che danno i brividi.

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