Viola Gabriele. Credit foto - Alessandro Pensini
Viola Gabriele. Credit foto - Alessandro Pensini

Viola Gabriele ha 16 anni e un progetto di carriera nel teatro, per cui continua a studiare e preparare spettacoli. La regista Michela Andreozzi l’ha scelta per il suo nuovo film, Unicorni, nel ruolo di Diletta, la sorella maggiore del piccolo Blu (Daniele Scardini).

Un ruolo delicato, seppur da non protagonista. È vero, però, che nelle storie delle famiglie non esistono “non protagonisti” perché le parole di ognuno sono capaci di segnare per sempre, in positivo e in negativo, le persone che si amano. Ecco allora che la presenza di Diletta è fondamentale per Blu, bambino che ha sempre amato vestirsi con abiti femminili e, ancor di più da sirena. Quando Blu inizia a capire la sua varianza di genere, senza ancora saperle dare un nome, il ruolo di Diletta – che lo protegge «non quanto i genitori, ma forse proprio dai genitori» – è essenziale.

Perché anche nelle famiglie più libere e progressiste i pregiudizi e le convenzioni sociali riescono a serpeggiare sotto la superficie e svelare l’ipocrisia.

Unicorni, scritto da Andreozzi insieme ad Alessia Crocini (sceneggiatrice e presidente dell’associazione Famiglie Arcobaleno) sarà presentato al giovane pubblico del Giffoni Film Festival, ma arriva al cinema dal 18 luglio soprattutto per i genitori, per gli adulti che spesso hanno bisogno di più strumenti e più parole per capire.

Nel cast anche Edoardo Pesce, Valentina Lodovini, Donatella Finocchiaro, Lino Musella e Thony.

L-R: Donatella Finocchiaro e Viola Gabriele in una scena di Unicorni di Michela Andreozzi
L-R: Donatella Finocchiaro e Viola Gabriele in una scena di Unicorni di Michela Andreozzi. Courtesy of Paco Cinematografica

La nostra intervista a Viola Gabriele

Viola, Unicorni è il tuo debutto al cinema dopo anni di teatro. Com’è stato il passaggio dal palco al set?

È stato particolare, anche se non brusco. È la prima volta che mi addentro nella recitazione cinematografica e ho scoperto diverse nuove cose. Mentre con il teatro mi basta entrare in profondità, per poter dare al mio personaggio il meglio di me, questa volta sono dovuta invece entrare in intimità con Diletta, non più solo con me stessa. È lì che c’è stato un cambio. La recitazione a teatro ha poi un pubblico in sala, è tutto vero, in diretta. Lavorare davanti alla macchina da presa è completamente diverso, tutto incentrato sulle microespressioni, tutto un po’ più piccolo e intimo.

A proposito di macchina da presa, come è stata la tua esperienza con la regista Michela Andreozzi?

Io e Michela ci siamo trovate subito, mi ha sempre accolta con grandi sorrisi, facendomi sentire a mio agio. È una regista super umana, come una carezza. Conoscendo le mie ansie e le mie preoccupazioni, è riuscita sempre a farmi sentire tranquilla, guidandomi.

Super umano, forse, è anche l’aggettivo-chiave per parlare di Unicorni. Cosa porti con te del personaggio di Diletta e quanto invece ti somigliava già?

Diletta mi somiglia molto, forse perché siamo coetanee e condividiamo un po’ lo stesso cambiamento adolescenziale, la ricerca di sé. Cerca di essere ribelle e trasgressiva, per costruire la sua identità. Questa trasgressione è un aspetto in cui la sento simile a me. Poi in realtà ha un rapporto abbastanza conflittuale con la madre, cosa che non mi appartiene e per cui, invece, ho dovuto un po’ caricare nell’interpretazione.

Diletta ha poi un rapporto unico con il fratello (Blu, interpretato da Daniele Scardini, ndr) mentre io ho una sorella molto più grande, quindi non mi è mai capitato di prendermi cura di qualcuno come ho fatto sul set con Daniele. È questa la cosa che mi porto dietro, più di tutto, questo modo di prendersi cura dell’altro, a cui non ero proprio abituata. È la cura un po’ giocosa e un po’ spaventata di Diletta che vuole proteggere Blu, non quanto i genitori ma forse proprio dai genitori. Mi porto dietro sicuramente la purezza del rapporto del mio personaggio con il fratello e poi anche le sue fragilità, perché anche lei è una dura con delle vulnerabilità nascoste, e questa è già una cosa che ci accomunava da prima.

Viola Gabriele. Foto di Alessandro Pensini
Viola Gabriele. Foto di Alessandro Pensini
Come hai costruito quindi la funzione e la motivazione di Diletta per il film e il suo legame con Blu?

È un rapporto (quello con Blu e con Daniele, ndr) che ho dovuto costruire nel tempo. Ho sempre avuto un rapporto difficile con i bambini, forse perché ancora un po’ li invidio. Hanno una purezza e un’ingenuità che poi, crescendo, noi perdiamo. Ad aiutarmi nel costruirlo è stato prima di tutto Daniele, perché è proprio un bambino puro e sorridente. Una volta creato il legame con lui, è stato poi facilissimo per me ricreare quello tra Diletta e Blu.

Certo, alcune cose abbiamo dovuto costruirle, perché nel film ci sono diverse complicazioni e c’è un senso di protezione familiare da ricreare. Però, veramente, giocare nelle pause a volano con Daniele, fare gli stupidi, farci le foto con l’iPad, mangiare insieme sono tutte cose che mi hanno aiutata moltissimo. Sono state il punto di svolta per creare il rapporto tra Diletta e Blu.

Tornando invece all’aspetto della ribellione di Diletta, Unicorni secondo te è un film ribelle? E cos’è per te la ribellione?

La ribellione è qualcosa che prima di tutto ci smuove dentro e quindi per essere ribelli con il mondo dobbiamo essere ribelli un po’ anche con noi stessi, cioè dentro di noi. Secondo me, poi, la ribellione è una piccola crisi, come la crisi dell’artista, che ci aiuta a crescere, a trovare noi stessi nella nostra identità più pura. È l’uscita dagli schemi, dai pensieri, da ciò che ci viene imposto.

Credo perciò che Unicorni, per la società, purtroppo e ancora potrebbe essere un film ribelle, nel senso che tratta di temi che vengono spesso trattati però lo fa in modo vero, perché parla in termini reali. Parla cioè di una crisi genitoriale (dovuta alla varianza di genere di Blu, ndr) che secondo me è il motivo per cui si deve ancora parlare di questi temi. La loro stessa non accettazione porta a continuarne le lotte. Quindi sì, Unicorni è un film un po’ ribelle perché la ribellione è prima di tutto dentro di sé.

Edoardo Pesce e Viola Gabriele in Unicorni
Edoardo Pesce e Viola Gabriele in Unicorni. Courtesy of Paco Cinematografica
A proposito di genitori invece, Unicorni è un film del Giffoni 2025, ma forse è più indirizzato agli adulti che ai ragazzi. Cosa ti aspetti e cosa speri che arrivi al pubblico?

Spero che arrivi al pubblico intanto la realtà del film e spero che arrivi un nuovo modo di creare un confronto, perché penso che sia un grande spunto di riflessione per tutti quanti. In particolare lo è per gli adulti, però può aiutare molti giovani a cercare un dialogo diverso con gli adulti stessi e con chiunque li circondi.

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