Moonrise Kingdom Wes Anderson 2012

Wesley Wales Anderson è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense. Dal 1995 al 2021 ha diretto 8 cortometraggi e 10 lungometraggi fra i quali i più conosciuti sono I Tenenbaum, Grand Budapest Hotel e Moonrise Kingdom. Quest’ultima commedia sentimentale, realizzata nel 2012 e prodotta negli Stati Uniti, è ambientata nel 1965 nell’Isola di New Penzance in New England, dove una tranquilla comunità entra nel panico e nel caos dopo la scomparsa di due dodicenni che, innamorati, decidono di estraniarsi dal mondo e fuggire nel bosco poco prima di una violenta tempesta.

Intrecci artistici

Il tema della fuga d’amore, magistralmente interpretato da Anderson,  è un cliché storicamente  attestato sin dai romanzi cavallereschi medievali e dalla letteratura trobadorica. In taluni cofanetti nuziali o valve di specchi eburnei medievali al Metropolitan di New York ricorrono queste figurazioni risalenti al primo ‘300 ed allusive ad allegorie di tipo amoroso.

Dettaglio del cofanetto eburneo con fuga d'amore - Casket with Scenes of Romance, Francia ca. 1320 - Courtesy MET Metropolitan Museum of Art, New York
Dettaglio del cofanetto eburneo con fuga d’amore – Casket with Scenes of Romance, Francia ca. 1320 – Courtesy The Metropolitan Museum of Art, New York

Un altro tema dominante è quello dell’inadeguatezza dei due giovani protagonisti che provengono da situazioni familiari ostili. Sam Shakusky, interpretato da Jared Gilman, è un orfano dodicenne che per riempire la solitudine e ricercare il conforto genitoriale fa parte dell’associazione scout Khaki nel Campo Ivanhoe, guidata dall’esploratore Randy Ward (Edward Norton).

Suzy Bishop, interpretata da Kara Hayward, è invece una ragazzina nevrotica ed incompresa e allontanata dai suoi coetanei. Vive con la sua famiglia all’apparenza “per bene” composta dai tre fratellini minori, suo padre e sua madre che sembrano ignorarla costantemente, così si rifugia nelle storie che legge nei libri e nella musica passando le giornate ad estraniarsi dalla realtà. I due ragazzini, che si erano incontrati la precedente estate, nel tempo hanno continuato a tenersi in contatto scrivendosi delle lettere e proprio con questo metodo pianificano la  fuga nei minimi dettagli, seguendo il sentiero antico dei Chickchaw, una tribù indiana conosciuta dallo scout Sam.

Il riferimento all’arte si coglie in primo luogo nell’elemento del faro, che connota una delle scene meglio riuscite del film.

Moonrise Kingdom, Wes Anderson 2012
Moonrise Kingdom, Wes Anderson 2012

Questo deriva a livello letterario da suggestioni, quali To the Lighthouse di Virginia Woolf (1927), e artistiche in seno alle atmosfere di metafisica attesa dechirichiana, con la presenza della caratteristica torre enigmatica, così come allo sconfinato spazio denso di solitudine dell’opera di Edward Hopper.

Il cromatismo scenico

Il tentativo di resa materica di questi spazi vuoti, è vivacizzato da Anderson attraverso un fervido cromatismo infantile che rende la metafisica insita nell’atmosfera più leggera ed accogliente, soprattutto adatta ad una narrazione che assume come punto di vista quello dei due ragazzini.

L’utilizzo del colore giallo nella maggior parte delle scene può sembrare una scelta felice ma, come insegna Van Gogh, è simbolo di inquietudine che vive in Sam e Suzy e che li porterà alla drastica scelta di fuggire lontano da tutti per perseguire un sogno illusorio di libertà e amore. Lontano dall’incomprensione degli adulti e da quella dei loro coetanei, assoggettati alle regole sociali imposte dai loro genitori.

Vincent Van Gogh, I falciatori: in lontananza Arles, 1888, olio su tela, Museo Rodin
Vincent Van Gogh, I falciatori: in lontananza Arles, 1888, olio su tela, Museo Rodin

 Il recupero della vita naturale nel bosco sta alla base della crisi esistenziale, che viene risolta solo in una ricerca primitiva e nelle pulsioni primordiali dell’umo che si traducono in Anderson rispettivamente in infanzia e natura incontaminata.

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