X - A Sexy Horror Story

Mezza estate, temperature roventi e sale cinematografiche che si preparano ad accogliere il meglio di questa stagione estiva. Ed ecco che si appresta a tornare a casa il genere cinematografico che dell’estate si è fatto capanna, l’affascinante e proibito horror. Tra i vari titoli usciti e attualmente al cinema, uno ha catturato l’attenzione di molti e in punta di piedi ha costruito la sua fama attraverso un passaparola generale, che nient’altro ha fatto se non creare un’aura di curiosità attorno al suo essere.

Direttamente da A24 (Midsommar, The Witch), una delle case di produzione e distribuzione più ambiziose degli ultimi anni, che ha saputo dare nuove tinte all’horror di autore, ecco che arriva X – A Sexy Horror Story. Diretto e sceneggiato da Ti West, il lungometraggio arrivato nelle sale cinematografiche italiane grazie a Midnight Factory lo scorso 14 luglio, è una celebrazione dell’horror slasher degli anni ‘70 e un’apoteosi di genere in grado di fondere cliché e novità all’interno di un prodotto finale ambizioso e al contempo peculiare.

La trama

Stati Uniti d’America, Texas, 1976. Una troupe cinematografica in erba, composta da un gruppo omogeneo di giovani attori e promettenti registi, decide di girare un film per adulti, a luci rosse, nelle zone rurali del Texas. Vengono così ospitati all’interno di una fattoria desolata di proprietà di una coppia di anziani, Howard (Stephen Ure) e sua moglie Pearl (Mia Goth in un doppio ruolo, oltre quello della protagonista). 

Ma i problemi non tardano ad arrivare. Quando i due anziani scoprono la verità che si cela dietro al film che la troupe è intenzionata a realizzare, inizia l’incubo. Per i giovani ormai non c’è più via di scampo e in un breve lasso di tempo scopriranno l’ossessione dei proprietari – in particolar modo di Pearl – nei loro confronti e nelle loro azioni. Con Mia Goth, Jenna Ortega, Brittany Snow, Owen Campbell, Martin Henderson e Kid Cudi, X è già l’horror dell’anno.

X – A Sexy Horror Story, cosa si nasconde tra le righe

È possibile pensare ad X come un semplice film horror? No. Assolutamente no. Nonostante molti preconcetti possano precludere questo pensiero, la realtà è che il lungometraggio porta con sé una miriade di significati nascosti. Non un semplice omaggio all’epoca d’oro del cinema di genere, bensì un vero e proprio ribaltamento delle carte in tavola dettato dal genio di Ti West, che tra le righe della sua stessa sceneggiatura nasconde numerose chiavi di lettura.

X – A Sexy Horror Story può (o meglio, deve) essere diviso in tre differenti livelli di narrazione: ossessione verso la bellezza e la giovinezza come simboli di libertà assoluta, la settima arte intesa come un fenomeno mai statico e in continua evoluzione, e infine – come già anticipato precedentemente – un omaggio ai capolavori horror degli anni ’70 con una conseguente ripresa delle questioni politiche ed etico-sociali che caratterizzavano l’epoca.

L’American Dream esiste davvero?

Ambientato alla fine degli anni ’70, X – A Sexy Horror Story si pone al centro di un bivio che vede l’America dividersi tra la crisi economica aggravata dalla guerra in Vietnam e la libertà sessuale che pervade le sue strade e il subconscio delle persone, che per la prima volta cominciano a sentirsi a loro agio con le proprie identità e vogliose di mostrare il loro vero Io. In quegli anni ci ha pensato Tobe Hooper, che nel maestoso Non aprite quella porta (1974) denunciava, tramite il racconto di una storia sporca e cruenta, la condizione di un’America del 1973 che si allontanava dagli ideali che i più grandi tentavano di propinare alle menti della popolazione americana. Utilizzando l’espediente del cannibalismo per andare a creare una metafora esplicita della crudeltà che l’animo umano può raggiungere, Hooper ha creato un vero e proprio manifesto di protesta.

A riprendere la tesi di Hooper ci pensa Ti West, che come lui distrugge il tanto agognato sogno americano. Il lungometraggio assume così toni di denuncia verso una politica corrotta e falsa, portandone alla luce i più grandi difetti. Lo status quo tipico di quegli anni si scontra così con l’animo libertino dei protagonisti, schiacciato e oppresso da una società che li condanna e li pregiudica per qualsiasi loro azione. Ma West aggiunge un tassello in più. Mostra entrambe le parti di un’America divisa grazie ai suoi personaggi, permettendogli di esprimere le loro opinioni; dalla più libertina, come quella di Maxine (Mia Goth) e Bobby-Lynne (Brittany Snow), alla più conservatrice come quella di Lorraine (Jenna Ortega) e RJ (Owen Campbell), ma tutte dettate dalla regola del “nessuno giudica nessuno”.

Il fattore X

Il costrutto principale di tutto il film, che risulta anche essere il fulcro dell’intera storia raccontata, è l’ossessione verso la proibizione di un qualcosa che la stessa società – soprattutto l’America conservatrice – considera un tabù: il sesso. È questo il fattore X del lungometraggio, ma al contempo è bene sottolineare il modo in cui viene presentato. Ti West utilizza l’espediente del porno e dei film a luci rosse per poter parlare di come e di quanto questo influenzi l’intera società e parte dell’industria cinematografica stessa. 

X – A Sexy Horror Story non è un film sul sesso. Più che mostrarlo – attraverso l’inserimento di scene sessualmente esplicite – West, che ha dichiarato di essersi ispirato al capolavoro di Paul Thomas Anderson Boogie Nights – L’altra Hollywood, preferisce ricorrere al dialogo. I protagonisti ne parlano, si confrontano e mostrano la loro umanità, le loro preoccupazioni e la loro visione dell’argomento. Tanto che il cinema porno viene considerato da loro sullo stesso livello del cinema commerciale.

Ma quindi perché associare una cosa naturale all’horror e al gore? La risposta è semplice. Per la buona parte del minutaggio è come se il conservatorismo uccidesse la parte libertina, ossia il sesso, con metodi cruenti. Il vero horror (che non a caso nel titolo è posto accanto alla parola sexy), permette di capire quanto ancora lo stigma del sesso sia radicato all’interno della società come un qualcosa di proibito, trasformandolo in una sorta di horror non convenzionale.

Maxine e Pearl, due facce della stessa medagliaSPOILER ALERT

Maxine e Pearl. Protagonista e antagonista. Giovane e anziana. Ma entrambe interpretate da una strabiliante Mia Goth, che per vestire i panni dell’anziana Pearl si è sottoposta ad estenuanti sedute di trucco prostetico, indossato in molti casi per più di 12 ore. In sostanza, le due sono due facce della stessa medaglia, la rappresentazione complementare di un concetto antico e agognato: la giovinezza. Ma partiamo dall’inizio. Entrambe sono personaggi alquanto complessi e variegati.

Maxine è il simbolo della bellezza e della gioventù, intesa come un privilegio e un qualcosa in grado di donare assoluta libertà. Attraverso Maxine si ha un esempio di ribaltamento del concetto stesso della protagonista femminile in un film horror e del male gaze convenzionalmente presente in questo genere di film. Ragazze come lei sarebbero state tra le prime a morire in qualsiasi altro film horror. Non è il primo a farlo, ma comunque Ti West riscrive le regole e trasforma la ragazza da ribelle a sopravvissuta. Perché ribelle? Semplice. Maxine è la figlia di un pastore che l’ha rinnegata per la sua scelta di vita e condannata. Ma questa volta non muore, anzi, è l’unica a sopravvivere.

Pearl invece è anziana e ha una vita già vissuta alle sue spalle. Rimpiange il suo passato con l’accusa di non esserselo goduto appieno. Un passato ricco di rimpianti e non detti che tormentano la donna a tal punto da renderla ossessionata dalla gioventù. E così la sua ossessione si sposta verso la figura di Maxine, da lei vista come espediente per potersi riappropriare degli anni e delle esperienze perdute. Il continuo dualismo tra le due diventa il simbolo del dualismo tra la libertà e l’oppressione, una libertà che rende consapevole Maxine, che è sicura di sé e si gode appieno la sua giovinezza, e un’oppressione di cui Pearl è stata vittima durante la sua giovinezza all’epoca della Grande Guerra.

Pearl scaglia così tutta la sua rabbia su questi giovani uccidendoli a sangue freddo, decidendo di lasciare Maxine per ultima. Una delle sequenze finali del lungometraggio rappresenta proprio Pearl che si infila nel letto di Maxine e comincia a toccarla (mentre la ragazza sta dormendo), dopo che tutti gli altri ragazzi sono deceduti, è l’apoteosi delle sue azioni, che si concludono con un rapporto sessuale tra Pearl e Howard. Pearl si sente per un momento come la ragazza che non è mai stata.

È inoltre bene sottolineare che il lungometraggio appartiene al sottogenere psycho-biddy, che si incentra su personaggi femminili anziani rappresentati in maniera grottesca e al limite dell’umanità.

In breve

X – A Sexy Horror Story è un costrutto ben pensato e meravigliosamente realizzato da un regista che fa di voyeurismo, proibizionismo e frustrazione gli ingredienti principali di uno degli horror migliori degli ultimi anni, traendo ispirazione da pietre miliari del cinema di genere d’autore come Psycho, Non aprite quella porta e Le colline hanno gli occhi

Una storia che è solo la punta di un iceberg che, bene in profondità, nasconde la sua parte più grande. Parte che verrà esplorata nel mese di settembre alla prossima Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia. Ti West ha infatti prodotto, sceneggiato e girato in concomitanza con X, un altro lungometraggio. Sto parlando di Pearl, prequel incentrato sulla storia della donna – interpretata ancora una volta da Mia Goth – che verrà presentato nella sezione Fuori Concorso al Lido.

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Rebecca Fulgosi Author
Mi chiamo Rebecca, classe 2000 e ho una passione smisurata per il mondo della settima arte. Studio alla facoltà di Beni Culturali con il sogno di diventare critica cinematografica, perché guardare film è una delle cose che mi riesce meglio. Il mio genere preferito è L’horror insieme ai cinecomic di cui sono appassionata sin da piccola. Tra i miei film preferiti: "La La Land", C’era una volta a ...Hollywood", "A Star is Born", "Jojo Rabbit" e "Titanic". Le mie serie preferite, "American Horror Story" e "La casa di carta".

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