Felix Van Groeningen
Felix Van Groeningen: 3 FILM DA RECUPERARE

Vincitore (ex-aequo con Jerzy Skolimowsky) del Premio della giuria di Cannes 2022, Felix Van Groeningen, regista e sceneggiatore belga, torna alla regia dopo quattro anni con Le otto montagne, diretto con Charlotte Vandermeersch e tratto dal libro omonimo di Paolo Cognetti (Premio Strega nel 2017).

In attesa di guardarlo in sala vi consiglio di addentrarvi nell’interessante filmografia di Felix Van Groeningen: qui sotto tre film da recuperare, tre drammatici, immensi, intensi lungometraggi per comprendere meglio il suo sguardo.

De helaasheid der dingen (The Misfortunates, 2009)

Traducibile con “la merditudine delle cose”, De helaasheid der dingen è l’adattamento dell’omonimo romanzo semi-autobiografico del 2006 dello scrittore belga Dimitri Verhulst. Guardandosi indietro, il protagonista Gunther, ci mostra la sua infanzia disordinata. Oramai diventato uno scrittore e in procinto di diventare genitore, ha paura di non essere all’altezza di quel compito, e quindi ricerca i suoi zii e suo padre, esempi di maschilità tutt’altro che formativi.

Scivoliamo nei ricordi di quel bambino degli anni ’80 che viveva con il padre, tre zii e sua nonna, e che assisteva all’esistenza sregolata degli uomini della sua famiglia, che non facevano altro che ubriacarsi e fare stupidi scherzi, vivendo alle spalle dell’anziana donna. Quel passato caotico e a volte violento ha influito sul suo essere diverso, sul suo voler diventare uno scrittore capace di osservare e scardinarsi da un’esistenza troppo stretta e soffocante. Senza però rinnegare quegli uomini, addolciti dal tempo e dal ricordo.

Felix Van Groeningen: De helaasheid der dingen. Menuet, IDTV

Alabama Monroe – Una storia d’amore (The Broken Circle Breakdown, 2012)

The Broken Circle Breakdown è un film vivo e diretto, che racchiude in una storia d’amore e nel dramma di una perdita la tragica semplicità del dolore. Totalmente libero e svincolato da dogmi narrativi che proteggono chi guarda non cede mai ad espedienti lacrimevoli o lezioni pedanti: la morte, come la vita, sono vere, tangibili, intrecciate. La coppia formata da Elise e Didier, uniti sia nella vita che sul palco, suonando insieme in un gruppo bluegrass, vive una storia d’amore appassionata. La loro felicità verrà annullata dalla malattia di Maybelle, la loro bambina, affetta da un tumore. In un film che inizia come un videoclip country in cui l’America è il sogno da perseguire, la dolcezza brutale dei personaggi attrae verso la deriva disperata di due genitori in balia dell’inevitabile. E la musica è quel filo che unisce ogni cosa e ogni persona.

Felix Van Groeningen: The Broken Circle Breakdown. Satine Film

Beautiful Boy (2018)

Felix Van Groeningen si butta su un’altra “tragedia familiare” molto particolare. Beautiful Boy è il risultato della fusione di due fonti letterarie: Beautiful Boy: A Father’s Journey Through His Son’s Addiction di David Sheff e Tweak: Growing Up on Methamphetamines di suo figlio Nic Sheff. Mentre il primo è il racconto di un padre che descrive l’esperienza di dipendenza da anfetamine del meraviglioso ragazzo che ha cresciuto, il secondo è la cruda biografia di quel beautiful boy caduto nel vortice della droga e dell’autocommiserazione.

Padre e figlio, due scrittori che hanno ritrovato nelle loro stesse parole e testimonianze la forza per reagire. Anche qui il contrasto aperto e la verità a tutti i costi, seppur carica di dolore, è la forza della storia. Il tutto con due interpreti eccezionali, Steve Carell nel ruolo del padre, un giornalista di successo e genitore premuroso, e Timothée Chalamet nei panni del suo perfetto e magnifico Nic, che da studente modello, atleta e fratello affettuoso, cede mentalmente e fisicamente al silenzio sintetico dell’annullamento di ogni sensazione, iniziando ad assumere anfetamine. Vi innamorerete delle loro vite.

Felix Van Groeningen: Beautiful Boy. 01 Distribution

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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