Giorgio Strehler alla Scala
Giorgio Strehler alla Scala. Don Giovanni. Scene di Frigerio, Costumi Franca Squarciapino. Foto di Roberto Boldini

Il Teatro alla Scala rende omaggio a Giorgio Strehler nel centenario della sua nascita con una mostra a lui dedicata negli spazi del Museo Teatrale.

Ripercorrendo alcune tra le regie scaligere più celebri del Maestro, il percorso espositivo pone l’accento sulla grande importanza che ha avuto la componente visiva (le scenografie e i costumi) per determinare l’estetica Strehleriana. 

Tre figure, in particolare, sono state determinanti nel dar forma al mito di Strehler: in una fase iniziale Gianni Ratto, scenografo con cui Strehler lavora fino al 1953, e poi Luciano Damiani e Ezio Frigerio.

LUCIANO DAMIANI e EZIO FRIGERIO

Compagni di viaggio di Strehler, gli scenografi Luciano Damiani e Ezio Frigerio possono essere considerati i veri coprotagonisti di questo allestimento.

Due modi diversi, se non agli opposti, di concepire la scena. Damiani lavora con estrema pulizia che porta ad asciugare l’immagine, restituendo sul palcoscenico una visione quasi ascetica, simbolica ed elegante. Per Strehler sul palcoscenico del Piermarini nel ‘72 porta il Ratto dal Serraglio, e il Macbeth nel 1975.

Al mondo sognante ed etereo di Damiani, si contrappone invece la costruzione più concreta dell’estetica di Frigerio. Indimenticabili, alla Scala, il Don Giovanni e Nozze di Figaro, di cui si possono ammirare i costumi nel percorso espositivo.

Giorgio Strehler alla Scala. Foto di Roberto Boldini

I COSTUMI        

Per raccontarci il grande regista è stata scelta una fonte poco consueta (diciamo, non di quelle canoniche che insegnano a scuola): i costumi. Ma se si vede la Regia come chiave di lettura dei personaggi e delle loro azioni, cosa più di un costume può portarci a conoscere meglio il mondo intimo di un regista?

Abiti bellissimi che portano le firme oltre che dei già citati Damiani e Frigerio, della grande Franca Squarciapino.

Grazie a una studiata illuminazione ogni spazio espositivo è come un frammento dello spettacolo. Questo, complice anche lo spazio intimo che il museo dedica all’esposizione, concede l’impressione di sentirsi immersi nelle stesse regie di Strehler.

Assolutamente da vedere se ci si trova a Milano e si ha una mezz’ora libera.

La mostra sarà visitabile dal 5 novembre al 30 aprile 2022.

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Roberto Boldini
Sono un ragazzo di campagna con la testa tra le nuvole immerso tra mille progetti, se fossi una canzone sarei Confessioni di un malandrino di Branduardi. Dopo la laurea in Scenografia a Brera ho intrapreso un corso di specializzazione presso i laboratori della Scala. Quello che più mi piace è raccontare punti di vista: lo faccio disegnando, scrivendo, progettando. Più che le storie mi attraggono le persone, la loro psicologia, come vengono resi sullo schermo o su un palco il loro dramma interiore e la loro personalità (fantasticando su come le renderei io).