Good German Work
Good German Work, di Jannis Alexander Kiefer.

Good German Work (Kollegen, 2020) è il cortometraggio firmato da Jannis Alexander Kiefer. Ha l’obiettivo di raccontare la storia relativa all’Olocausto attraverso un’ironia pungente.

L’opera è stata presentata a vari festival tra cui Magma – Mostra di cinema breve e verrà proiettato proprio stasera in occasione del primo appuntamento dal vivo dell’Orvieto Cinema Fest edizione 2021.

Due artigiani falegnami, Uli e Didi, realizzano una commissione molto particolare nel loro laboratorio. Nei primi minuti lo spettatore sperimenta una sorta di cortocircuito, chiedendosi se ciò che sta guardando è una narrazione fantastica o qualcosa di volutamente surreale. La soluzione più semplice è sempre la più efficace, soprattutto per realizzare l’intento di Kiefer.

La finzione cinematografica di una troupe al lavoro (e dello stesso autore) investe una storia ancora complessa da trattare. La presenza di personaggi esterni, che con il cinema hanno poco a che fare, suscita uno strano dialogo a metà tra l’ironia e l’analisi, senza lasciarsi mai andare, con leggerezza e consapevolezza. Uli e Didi stanno costruendo svastiche e oggetti di scena per un film storico e tutto si svolge nel nostro presente.

Good German Work, dominato dai silenzi e da una bellissima regia, ripensa alla storia e al cinema che si prefissa l’obiettivo di raccontarla. Il regista trasmette un insegnamento fondamentale, specialmente nella traduzione inglese del titolo. E il male non viene mai mostrato, si tratta solo di scenografie e attori. Eppure il suono della guerra si libera nell’aria, ricordando spaventosamente una realtà storica da non dimenticare.

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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