How to Have Sex di Molly Manning Walker

Tre adolescenti inglesi, un’isola greca, un viaggio estivo quasi all’oscuro dei rispettivi genitori e un imperativo per Tara, la protagonista (Mia McKenna-Bruce): perdere la verginità. Queste le premesse di How To Have Sex, esordio alla regia di Molly Manning Walker, premiato nella sezione Un certain regard a Cannes 2023 e agli Efa come miglior European Discovery.

Cosa può insegnare al pubblico la storia di una ragazzina che tra superalcolici scadenti, resort turistici affollati da giovanissimi e serate in discoteca pensa ancora che la verginità sia un peso da togliersi di dosso, per proseguire con la propria vita? Niente e tutto.

Perché anche chi crede di conoscere già i confini del proprio consenso non potrà che essere scosso e (soprattutto) scossa dalle serie di eventi che porta al culmine di questo coming-of-age.

La regia di Molly Manning Walker

Molly Manning Walker, raccontando vagamente una storia autobiografica, usa un linguaggio vero e un’estetica credibile proprio nella sua ruvidità. Sembra di stare accanto, fin troppo vicini, a Tara e alle sue due migliori amiche Em e Skye.

Tra caldo, sudore, salsedine e alcol si sente quasi l’odore di quell’estate, capace di riattivare la memoria del pubblico fino a ritrovare ricordi simili nel proprio passato. Quella di Tara non è un’esperienza universale, ma è molto più comune di quel che ci si aspetta.

Capire il sesso

La pressione che Tara sente su di sé e la fretta di raggiungere un traguardo della vita adulta che le sue amiche conoscono già, la porta a fare una scelta. Tra i due ragazzi conosciuti in vacanza, il dolce e non proprio carismatico Badger (Shaun Thomas) e il più rude ma attraente Paddy (Samuel Bottomley) decide di avere il primo rapporto con quest’ultimo, nonostante le piaccia di più il primo.

Diversamente dall’immagine romantica che si ha del sesso in spiaggia, sotto le stelle e con il rumore del mare, ciò che accade tra Paddy e Tara non è né romantico né piacevole. E seppure consenziente, Tara non sa come far valere il suo corpo e il suo desiderio di fronte al corpo e al desiderio di Paddy, che prevalgono e controllano un momento così importante per lei.

Articolare il consenso (SPOILER)

Così Tara, confusa, fugge per una notte intera, perdendosi tra i volti e le feste di Creta. Da un lato liberata di un “peso” che non voleva più portare con sé, dall’altro carica di una nuova angoscia prima sconosciuta e ancora non ben definita. Quella di aver concesso a un’altra persona il potere di definire il suo consenso.

Accade anche una seconda volta. Con un carico emotivo diverso sia per Tara sia per il pubblico: si resta gelati e inorriditi di fronte a una scena che potrebbe essere successa decide di volte a chiunque, e che comunque resta un abuso. Guardare questa scena con nuova consapevolezza è il vero scopo di How to Have Sex, il vero messaggio.

Così come il pianto finale di Tara, che arriva improvviso e tagliente, è la lezione necessaria di Molly Manning Walker sull’affettività e il consenso. Il sesso non deve turbare, non deve far piangere, non deve far sentire sporchi o sbagliati. Se succede è perché non se ne parla abbastanza, lasciando che i più giovani scoprano tutto da soli, in un ammasso caotico di aspettative in cui capire e comunicare i confini e i limiti, di se stessi e degli altri, non è la priorità. Ma dovrebbe esserlo. Solo parlandone, ha affermato spesso la regista in questi mesi, è possibile innescare un cambiamento.

How to Have Sex è al cinema dal 1° febbraio con Teodora Film e prossimamente su Mubi.

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