Lady Bird (2017) - A24Films,Universal Pictures
Lady Bird (2017) - A24Films,Universal Pictures

Lady Bird è il nome inventato da Christine per sentirsi diversa, speciale, lontana da tutto ciò che è e che possiede.

Lady Bird (Christine McPherson, interpretata da Saoirse Ronan) ha 17 anni e, insistentemente, desidera distaccarsi da ogni cosa della sua vita: una vita che non è mai abbastanza, e che la fa sentire povera, e provinciale. Sacramento, in California, è il luogo sempre uguale a se stesso da cui vuole fuggire, le basterebbe una borsa di studio per il college e allora ci sarebbe una nuova vita a New York ad attenderla.

In un’atmosfera teen di primi amori e lezioni in una scuola cattolica, il rapporto più complesso è quello che vive con sua madre (Laurie Metcalf), con la quale non riesce a comunicare. Senza dare risposte scontate però, la regista Greta Gerwig si sofferma su ciò che lega le due donne, spiriti forti inevitabilmente coinvolti in uno scontro continuo mediato solo dalla figura maschile tra loro, un padre docile che soffre di depressione. Il distacco tanto voluto porta alla libertà senza regole stabilite dal genitore, e poi alla nostalgia sofferta. È allora che Christine va alla ricerca della sua casa, e di sua madre, cercando di stabilire un dialogo.

La colonna sonora, in cui compaiono brani, tra gli altri, di Dave Matthews Band, Alanis Morissette, Ani Difranco, risuonano puntualmente riempiendo gli scenari che Sacramento ha da offrire.

E se Lady Bird fosse una canzone invece di un film, probabilmente sarebbe triste e al tempo stesso piena di follia, e ricorderebbe quel primo viaggio, quel primo trasloco, lontani da una casa che imprigiona, ma solo fino all’arrivo in un altro posto, dove tutto manca e nulla si conosce. E il nome ricevuto dai propri genitori è il legame alle radici, e l’unica certezza.

Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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