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Tessa Thompson e Lakeith Stanfield in "Sorry to Bother You"

Una volta che lo si scopre, Lakeith Stanfield è impossibile da dimenticare. Tutto, dal suo volto alla sua voce, fino all’aspetto stralunato e al suo fare alienante, concorre a fare di lui uno dei più interessanti attori in circolazione. A lungo Hollywood e l’industria statunitense hanno cercato di relegarlo all’immagine del weirdo, dello strambo (spesso strafatto). Stanfield tuttavia ha saputo ribaltare a suo favore il pregiudizio legato al suo aspetto, scegliendo, soprattutto negli ultimi anni, particolari ruoli e registi impegnati nelle politiche della rappresentazione nera.

L’ultimo, Judas and the Black Messiah, gli è valso anche un’importantissima nomination all’Oscar, sancendo definitivamente una nuova fase della sua carriera. Seppur giovanissimo e attivo da soli otto anni, Lakeith Stanfield ha infatti recitato in oltre venti film e si è fatto notare prima di tutto nella celebre serie Atlanta di Donald Glover. Vediamo allora nel dettaglio questo e qualche altro ruolo in cui, vi assicuriamo, non lo dimenticherete più, anche se fino ad oggi (magari) non l’avevate mai sentito nominare.

Judas and the Black Messiah

Daniel Kaluuya avrà pure vinto l’Oscar – e ogni premio dell’intera stagione – per il film di Shaka King, ma la sua incredibile performance è senza dubbio complementare a quella, altrettanto notevole, di Lakeith Stanfield. Anzi, a dirla tutta, il ruolo del Judas nell’economia del racconto, più che nella Storia, ha forse maggiore peso. Mentre il Fred Hampton di Kaluuya rimane infatti intoccabile e sacro, moralmente distante nel suo status di martire, il William O’Neal di Stanfield si consuma in un conflitto interiore senza via d’uscita. Rimane sempre a cavallo tra due mondi, risoluto e al contempo terrorizzato dalla sua missione. Ciò lo rende un personaggio vivo e imprevedibile, su cui il pubblico non può fare pieno affidamento ma da cui è inevitabilmente attratto.

Abbiamo parlato qui di questo importante film che racconta per la prima volta al cinema la storia del Black Panther Party di Chicago, dell’omicidio di Hampton e dell’infiltrato, O’Neal, che lo rese possibile. Se ancora non l’avete guardato, il 25 agosto arriva su Sky Cinema.

Lakeith Stanfield © 2021 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved. Photo Credit: Courtesy of Warner Bros. Pictures
© 2021 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved. Photo Credit: Courtesy of Warner Bros. Pictures

Sorry to Bother You e Diamanti Grezzi

Prima di Judas, il maggiore e più sorprendente ruolo di Stanfield è senza dubbio nel film di Boots Riley, rapper del gruppo The Coup, qui al suo esordio alla regia (2018). La migliore recensione che si può trovare su Sorry to Bother You è di sole 5 parole (scritte su Indiewire da Dana Harris): un “Get Out” sotto acidi. Uno dei film più folli e straordinari degli ultimi anni, oltre che – come Judas e lo stesso Get Out – apertamente politico. Qui la bizzarria solitamente affibbiata all’immagine di Stanfield è traslata all’intera opera, ma è al contempo la ragione per cui il suo ruolo funziona perfettamente nell’insieme. Da un lato rispecchia le aspettative del pubblico, che ritrova la maschera estraniante di Lakeith Stanfield. Dall’altro le oltrepassa progressivamente, sconfinando in una metafora a dir poco surreale del capitalismo statunitense e del razzismo sistemico.

In Italia Sorry to Bother You è ancora disponibile solo on demand (a pagamento) su Apple Tv+ e Prime Video Premium. Se avete accesso a questi servizi vi consigliamo di recuperarlo, senza farvi ulteriori spoiler, ma preparatevi a un gigantesco trip.

Se non vi spaventa, allora vi consigliamo di recuperare anche un altro film allucinogeno con Stanfield in una piccola parte. È Diamanti grezzi (Uncut gems, 2019) dei Fratelli Safdie, noto soprattutto per la performance semi-drammatica e inaspettata di Adam Sandler. È su Netflix.

Atlanta: la tipizzazione del weirdo

Se dovessimo andare a ricercare i motivi per cui su Lakeith Stanfield aleggia un’aura di atipicità, o meglio weirdness, in inglese, Atlanta forse ne è il motivo principale. Nella (bellissima) serie di Donald Glover – di cui parliamo qui – il suo Darius è infatti un magnifico esempio di comicità nonsense. È un personaggio difficile da incasellare, una presenza fluttuante e spesso volutamente incomprensibile. Sembra cioè abitare uno spazio tutto suo, al di là dell’universo diegetico, anche se in realtà è un collante essenziale degli eventi nella serie. La sua visione del mondo, a tratti illogica e non lineare, a tratti lucidissima, diventa uno degli aspetti memorabili della serie, e migliora di episodio in episodio. Nel video qui di seguito trovate alcuni esempi, anche se fuori contesto. Meglio riguardare le due intere stagioni (2016-2017) su Disney+!

Get Out e Selma e gli altri piccoli ruoli essenziali

Dopo Atlanta, dunque, a Lakeith Stanfield è stato cucito addosso l’abito dello strambo/weird. Etichetta ormai stretta e limitante da cui, come accennato, l’attore ancora cerca di allontanarsi. Judas and the Black Messiah rappresenta in questo senso un enorme salto, in grado di cambiare per sempre la sua carriera. Per arrivarci, tuttavia, Stanfield è entrato molto prima nel circuito indipendente e socialmente impegnato nell’ambito della black culture, attraverso piccoli ruoli essenziali alla creazione della sua contro-immagine.

Nel 2015 è stato Snoop Dog nel cult Straight Outta Compton, ma già un anno prima Stanfield è presente in Selma di Ava DuVernay. È Jimmy, il ragazzo che muore durante una carica della polizia dopo la marcia della Bloody Sunday, la prima delle tre marce su Selma. La straziante scena all’obitorio, tra Martin Luther King e il nonno del ragazzo rimane, forse, più impressa del volto stesso del giovanissimo Lakeith, in scena solo pochi minuti. Eppure in quel momento rappresenta tutti i ragazzi neri ingiustamente uccisi dalla police brutality. Il suo corpo si fa strumento di memoria e di denuncia.

Similarmente, la riflessione sul corpo – e sulla sua appropriazione da parte dei bianchi – torna pochi anni dopo in Scappa – Get Out (Jordan Peele, 2017), in cui è Andre, il ragazzo rapito all’inizio. Anche qui – e molto più che in Judas – la sua performance si basa sulla mimica, l’espressività e il controllo del corpo. Riesce a far emergere due stati d’animo contemporaneamente: un’inquietante calma contrapposta al terrore nei suoi occhi. Ed è proprio questo a regalarci l’effetto straniante dell’ormai celebre scena che dà il titolo al film.

BoJack Horseman e il Lakeith Stanfield “invisibile”

Sono infine tanti i ruoli in cui Lakeith Stanfield c’è ma rimane invisibile, letteralmente, o relegato sullo sfondo.

Il caso più evidente è la sua presenza in BoJack Horseman, e non come guest star, ma come personaggio decisivo! Ne avevate idea? Se avete guardato la serie in lingua originale sapete già che vanta la presenza di doppiatori molto celebri, da Aaron Paul ad Alison Brie. Bene, Lakeith Stanfield altro non è che Guy, l’uomo-bisonte che appare nella sesta e ultima stagione.

Bojack Horseman - Credits: Netflix
Bojack Horseman – Credits: Netflix

Sempre come doppiatore, ha poi raggiunto un traguardo storico, prestando la sua peculiare voce all’anime Yasuke, su Netflix, in cui interpreta il primo samurai nero della Storia.

Fisicamente presente, ma defilato – e un po’ sprecato – è invece in film più commerciali ma piacevoli, il cui esempio per eccellenza è Knives Out – Cena con delitto (2019). Il grande cast del film di Rian Johnson lo fagocita, ma soprattutto lo costringe a lasciare la scena al detective di primo piano, interpretato da Daniel Craig.

È un ruolo utile ai fini della sua carriera, ma più ordinario, come quello in Someone Great con Gina Rodriguez o The Photograph con Issa Rae. Un modo per scalare, come poi ha effettivamente fatto, l’attenzione del sistema e del pubblico, per arrivare in vetta.

Vedremo cosa lo aspetta dopo un 2021 estremamente positivo, intanto segnate tutti questi titoli nella vostra watchlist, se non li conoscete già!

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