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ATLANTA – La grande serie di Donald Glover

Atlanta su Disney+. Credits: FOX

Dopo i recenti sviluppi, le attesissime nuove due stagioni di Atlanta (in programma da tre anni) quasi certamente non saranno su Fox. Donald Glover ha infatti firmato un importante accordo con gli Amazon Studios, per cui realizzerà anche Mr and Mrs Smith con Phoebe Waller-Bridge. Nel frattempo, tuttavia, le prime due stagioni, 21 episodi in totale, approdano su Disney+, nella sezione più “matura” Star. È una notizia incredibile, dato che finalmente la serie è disponibile a un grande pubblico in Italia (dopo brevi apparizioni su Sky).

Si tratta di uno dei prodotti seriali più interessanti degli ultimi anni, in grado tanto di far ridere quanto di far riflettere, grazie all’umorismo che contraddistingue Glover e alla particolare sensibilità con cui racconta l’esperienza black negli USA. Un esempio simile, forse più celebre, è il suo videoclip di This is America (in cui compare come l’alter ego Childish Gambino). Sono cioè riconoscibili sia un’estetica sia un linguaggio inimitabili, in grado di differenziare Atlanta da qualsiasi altra serie basata su temi simili.

La struttura delle prime due stagioni di Atlanta

Le prime due stagioni (che sono le uniche al momento realizzate), anche nel numero di episodi costituiscono in realtà un racconto unico. Protagonisti sono Earn (Glover stesso), Alfred/Paper Boi (Brian Tyree Henry) e Darius (Lakeith Stanfield). E attorno a loro ruotano vari altri personaggi, per esempio Vanessa (Zazie Beetz).

Il filone principale della storia segue l’ascesa di Alfred nel mondo del rap, sotto lo pseudonimo Paper Boi. Earn, il cugino estremamente intelligente ma dalla vita molto complicata, si offre (o meglio lo implora) di fargli da manager. Darius è un amico di Al, una sorta di presenza fluttuante, un personaggio incredibile che sembra non avere alcun ruolo ma in realtà è un collante essenziale.

ATLANTA (2x11) - Credits: Guy D'Alema/FOX
ATLANTA (2×11) – Credits: Guy D’Alema/FOX

Significativamente, ciò che accade nei primissimi episodi ha un vero e proprio sviluppo solo alla fine, all’ultimo della seconda stagione. In una sorta di cerchio che si chiude, esattamente dove era iniziato: sul divano giallo e logoro nel cortile di Alfred. In mezzo, però, succede di tutto e questo è ciò che rende Atlanta così particolare.

L’aspetto più interessante è infatti la presenza di numerosi episodi bottiglia, momenti in cui la narrazione principale si ferma e la serie racconta tutt’altro. A volte sono episodi interi, altre volte sequenze parziali, riprese qualche episodio dopo. Momenti, questi ultimi, che sembrano nonsense, soprattutto perché hanno spesso come protagonista l’alienato Darius, ma che si rivelano interessanti e divertenti.

Earn, Alfred e Darius: tre protagonisti indimenticabili

Earn è un uomo sostanzialmente buono, anche se con molti difetti, soprattutto relazionali. Ha un rapporto complicato con Vanessa, la madre di sua figlia Lottie, perché sembra incapace di impegnarsi sul serio. Avrebbe però tutte le carte in regola per farlo. È persino una mente brillante, tanto da aver frequentato Princeton, anche se il perché abbia abbandonato il college è un mistero ancora irrisolto dalla serie.

Il suo unico vero problema è il denaro, o meglio l’ossessione della sua mancanza. È anche per questo che insiste per diventare il manager di Paper Boi, anche se forse non è questa la sua vera strada. Il suo punto di forza, al contrario, è il doppio livello di comicità. Quella fisica, fatta di sguardi, mimica e gestualità, che sono la firma di Donald Glover, e quella verbale-ironica. Battute sagaci che chiudono le scene, o le costellano di “beat”, con un tempismo comico irresistibile.

(L-R): Darius (Lakeith Stanfield), Earn (Donald Glover), Alfred (Brian Tyree Henry) - Atlanta - Credits: FOX
(L-R): Darius (Lakeith Stanfield), Earn (Donald Glover), Alfred (Brian Tyree Henry) – Atlanta – Credits: FOX

Alfred è un muro, un personaggio molto difficile da avvicinare. Anche lui vede nel denaro l’unica forma di realizzazione personale, da qui il suo nome d’arte Paper Boi (paper sono i dollari). Sembra costantemente fuori posto, poiché è cresciuto con il mito del rapper vecchia scuola, da sparatoria per strada, ma non è affatto quel tipo d’uomo. D’altro canto non cerca nemmeno di creare un’immagine specifica di sé sui social, come i nuovi rapper, considerati di facciata. È un personaggio atipico, per ciò che rappresenta: un rapper a suo modo drammatico, che con il peso dei suoi problemi bilancia spesso la parte comica della serie. Sembra fare continuamente resistenza, sia contro il mondo in cui si introduce, sia contro il pubblico che non riesce mai a capirlo pienamente.

Darius, infine, è volutamente incomprensibile, e per questo memorabile. La sua comicità insiste sull’assurdo, sui ragionamenti alienati che prendono il pubblico alla sprovvista, suscitando ilarità. È il weird, lo strambo che tuttavia sorprende spesso per la sua visione al contempo insensata e lucida delle cose. È impossibile elencare tutti i momenti che suscitano questa sensazione, la serie ne è ricchissima. Fondamentale, però, è riconoscere che in alcuni di questi c’è una base molto solida di denuncia sociale, seppur mitigata dal nonsense.

L’unico episodio in cui invece Darius appare molto diverso è anche quello forse più sorprendente della serie, insieme al Talkshow/B.A.N. (1×07). Parlo di Teddy Perkins (2×06) che ricorda molto Scappa – Get Out, di cui Stanfield è uno degli interpreti.

Teddy Perkins  e gli episodi bottiglia di Atlanta

Come dichiarato da Donald Glover (in quanto creatore della serie) e Hiro Murai (regista principale), Teddy Perkins è l’episodio dedicato a tutti i bambini-prodigio, soprattutto afroamericani, che hanno sopportato per tutta la vita il peso della black excellence e dei loro padri-padroni. Il Teddy del titolo è senza dubbio Michael Jackson, ma l’episodio cita anche Serena e Venus Williams e molti altri.

Donald Glover nei panni di Teddy Perkins, Atlanta - Credits: FOX
Donald Glover nei panni di Teddy Perkins, Atlanta – Credits: FOX

Darius si ritrova quindi in questa mansion, un’enorme villa in cui vive da solo un uomo strano e inquietante. Un uomo che una volta doveva persino essere nero, come nota Darius parlando al telefono con Alfred, ma che adesso sembra indossare una maschera di se stesso. È incredibile che sotto la vera maschera di Perkins ci sia Donald Glover, riconoscibilissimo dallo sguardo, ma per il resto trasformato totalmente da questo significativo whiteface di “denuncia”.

Proprio per il tono simil-horror dell’episodio e per il tema piuttosto drammatico, l’eccentricità di Darius è ridotta al minimo in questo episodio. Lascia però trasparire le altre grandi doti attoriali di Stanfield.

Una serie da non perdere

Senza spoilerare ulteriormente Teddy Perkins o tanti altri momenti indimenticabili della serie, vi consigliamo di guardare assolutamente Atlanta, soprattutto adesso che è disponibile su Disney+. O se la conoscete già, di riguardarla ancora una volta. Dall’uscita degli ultimi episodi è infatti mutata molto la sensibilità riguardo le tematiche trattate dalla serie.

Gli stereotipi, l’ossessione per il denaro (dovuta all’estrema povertà), i padri assenti, il sistema giudiziario, la police brutality, la visione della mascolinità (nera), la droga, il razzismo esplicito o sistemico: sono tutti argomenti che necessitano un’elaborazione continua da parte del pubblico. Soprattutto in momenti storici, come questo che stiamo vivendo, in cui la sensibilizzazione porta fortunatamente anche a un bisogno di approfondimento.

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Tag:, , Last modified: 18 Giugno 2021
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