Lala, di Ludovica Fales
Lala, di Ludovica Fales

Esce oggi al cinema Lala di Ludovica Fales, presentato alla 35a edizione del Trieste Film Festival per il Premio Corso Salani. Il film ha vinto il premio del pubblico mymovies alla quarantunesima edizione del Bellaria Film Festival, e si divide tra fiction e documentario: girato a Roma, nel quartiere Quarticciolo, affronta il tema della cittadinanza dal punto di vista di giovani di seconda generazione. Il cast è composto da ragazzi e ragazze Rom che non sono attori, e con cui la regista mette in scena una possibile ricostruzione di quelle che sono, o sono state, le difficoltà per affermarsi come cittadini italiani in una città che l’ha spesso rifiutati.

Nella storia di Lala, interpretata da Samanta Paunković, si condensano tantissime vite, vicende, difficoltà di ragazzi come lei nati in Italia ma senza documenti e cittadinanza.

La storia di Lala è ispirata alla vita di Zaga, una ragazza molto giovane che ho incontrato dieci anni fa in un campo rom a Roma. Ho avuto la possibilità di essere molto vicina a lei per un lungo periodo di tempo prima che fuggisse improvvisamente, dopo aver fallito tutti i tentativi di ottenere i suoi documenti. Dopo aver riflettuto sul modo migliore per raccontare il nucleo della storia di Lala, la lotta per ottenere i documenti nel paese in cui era nata e cresciuta, ho deciso di trasformarlo in un film ispirato alla realtà.

Ludovica Fales

Il confronto

La realtà si alterna in continuazione alla narrazione cinematografica in Lala, fino a diventare la stessa cosa. In molti momenti salienti della vita della protagonista, nel film una giovane donna alla soglia del 18 anni, con un bambino di pochi mesi e in un appartamento occupato, la regista interviene direttamente sul significato di ciò che insieme stanno rappresentando, esplorando il senso dei gesti, delle reazioni, rapportando quella finzione alle vere esperienze di Samanta, che la interpreta, e degli altri ragazzi, Rahma (Ivana Nikolić), Mino (Daniel Fota), e tutti gli altri.

I momenti più intensi del lavoro di Ludovica Fales sono quelli collettivi: dove la ricostruzione appare un po’ debole, la verità di ognuno dei personaggi emerge invece forte, variegata, diretta. Le loro testimonianze, diversissime eppure legate dalle stesse difficoltà, ricostruiscono un quadro poco conosciuto in Italia, di giovani figli di genitori in esilio e nati nel Paese che non li riconosce, sono diverse prospettive della stessa condizione, che si esprimono in modo differente, ognuna con la propria sensibilità.

Nell’ambito della preparazione del film, abbiamo organizzato una serie di workshop partecipativi di casting e formazione per adolescenti e adulti italiani, rifugiati e rom, che hanno fornito ai partecipanti e a noi alcuni strumenti per riflettere sul contesto, la profonda realtà della storia e della comunità. Abbiamo sperimentato diversi metodi, dal forum di Augusto Boal, alla pedagogia degli oppressi di Paulo Freire e il Tanztheater.

Ludovica Fales

Lala racconta la voce di chi non vuole scomparire, e lo fa aderendo alla realtà, che rimane lo strumento più potente per ricostruire un tassello così frammentato e problematico della nostra storia recente.

Lala, Ludovica Fales

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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